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Aborto: “Mai giudicare ed essere accanto alle donne con carità operosa”

"Secondo una relazione ministeriale del 2016 - denuncia Patrizio De Caris, del Centro di aiuto alla vita di Pescara -, sono state vendute 404 mila confezioni di pillole del giorno dopo e dei cinque giorni dopo. È questa la nuova frontiera dell’aborto chimico, che ha prodotto una nuova clandestinità e ha totalmente privatizzato l’aborto, cosicché la protezione della vita nascente è oggi affidata prevalentemente alla coscienza individuale"

Lo ha affermato lunedì don Vincenzo Amadio, parroco di San Pietro apostolo in Pescara, presiedendo la messa per i bambini non nati promossa dal Movimento per la vita

Don Vincenzo Amadio, parroco di San Pietro apostolo in Pescara

Si è svolta lunedì sera la Santa messa dedicata ai bambini non nati, presso la chiesa di San Pietro apostolo di Pescara, promossa dal Movimento per la vita in occasione del quarantesimo anniversario dell’entrata in vigore della legge 194, che il 22 marzo 1978 ha legalizzato l’aborto in Italia: «Immediatamente – ricorda Patrizia Ciaburro, presidente del Movimento per la vita Abruzzo – c’è stata una risposta positiva a questo grande dolore, a questo dramma, a questa scelta difficile che una donna talvolta si trova a dover compiere».

La risposta è stata proprio la nascita del Movimento per la vita, costituito solo tre anni prima a Firenze: «Il nostro movimento – ricostruisce la Ciaburro – è nato dalla volontà di un gruppo di laici che, allora, si trovavano vicino ad un fabbricato nel quale entravano e uscivano continuamente donne, in un numero che li aveva insospettiti. Infatti, dopo accurate ricerche, avevano scoperto che in quel luogo si praticavano aborti clandestini. Così, questo gruppo di persone si è accordato per offrire un’alternativa positiva a una scelta così dolorosa, attraverso la nascita di un Centro di aiuto alla vita. Un luogo di ascolto e di sostegno psicologico, sanitario e materiale».

Patrizia Ciaburro, presidente del Movimento per la vita Abruzzo

Da questo primo impegno è proseguito l’impegno del movimento laicale nella promozione della difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale, che nel frattempo si è esteso in tutto il Paese: «Attualmente – sottolinea la presidente abruzzese del Movimento per la vita – siamo presenti in 600 località italiane, con circa 300 sedei del movimento e altrettante sedi del Centro di aiuto alla vita, con 40 case di accoglienza».

Inoltre, negli anni, tanti altri progetti sono stati elaborati in sostegno della madri in difficoltà: «In tutte le nostre sedi, nel mese di maggio – precisa Patrizia Ciaburro – ricorderemo questa data attraverso varie iniziative. Qui a Pescara abbiamo voluto farlo celebrando una messa, affinché il Signore ci faccia incontrare ogni giorno persone che possano essere aiutate a non portarsi dentro un dolore per tutta la vita. La nascita di un bambino, magari, viene accolta con difficoltà, perché costa sacrificio e impegno nel breve periodo, ma il dolore del rifiuto della vita dura per sempre».

La Santa messa è stata presieduta dal parroco di San Pietro apostolo: «La Chiesa, all’inizio di ogni celebrazione – afferma don Vincenzo Amadio – ci chiede un atto di pentimento. In questo atto, mettiamo tutti coloro che, in qualche modo, si trovano nella necessità di avere misericordia, noi per primi ovviamente, anche coloro che nella vita si portano avanti difficoltà, dolore e pentimento. Perché il Signore, ogni volta che qualcuno si rivolge a Lui con richiesta di perdono, subito lo perdona in quanto Egli manifesta la sua onnipotenza soprattutto nella grazia del perdono».

Parlando poi del santo del giorno San Mattia, definito una riserva essendo stato chiamato successivamente nel collegio degli apostoli, don Amadio ha definito anche tutti i credenti delle riserve: «Che il Signore – sottolinea il parroco di San Pietro apostolo in Pescara – mette nel numero degli eletti, di coloro che sono stati scelti per portare il lieto annuncio di salvezza. E dove c’è morte non c’è salvezza, perché la salvezza è invece tirarci fuori».

Da qui un pensiero sulla condizione delle donne che si trovano a compiere scelte difficili e dolorose, come quella dell’aborto: «Le tragedie che si consumano nel cuore di una donna sono immaginabili – denota don Vincenzo -. Il sacerdote raccoglie le loro confidenze e sa bene cosa una donna porta nel cuore per tutta la vita. E allora bisogna essere accanto alle persone che soffrono, questa è la carità che dobbiamo esprimere. Mai giudizi, ma carità, ed essere accanto poiché il Signore ci sceglie per portare la parola che sostiene, che conforta, la parola che diventa poi anche operativa, perché non basta vivere, bisogna anche fare qualcosa per gli altri».

Nutrita la partecipazione dei fedeli alla messa per i bambini non nati

Questo perché, a detta del sacerdote, l’unico precetto che Dio ci affida è quello dell’amore: «Lui dice – riporta don Amadio – “Nessun amore è più grande che dare la vita per i propri amici” e la vita è l’impegno quotidiano messo a disposizione di coloro che sono nel bisogno». Un impegno che dev’essere profuso utilizzando le proprie competenze e anche le proprie risorse economiche: «Viglio dirlo – testimonia il parroco -, una signora si ritrovava ogni mattina con la donna che l’aiutava in casa. Quest’ultima le confida che suo marito se n’è andato lasciandola sola, con la figlia che frequenta l’università. Così la signora le risponde “Anche mia figlia va all’università. Allora, anziché una, ne mandiamo due di figlie all’università”. Questa è la carità operosa, farsi carico delle vicende, delle necessità degli altri perché noi siamo gli amici di Dio. L’unica cosa che il Signore ci chiede è l’amore, che è fecondità e non si attua solo dando la vita ad un bambino, ma anche nel dare la propria vita per gli altri».

La prima vocazione di ognuno, secondo il celebrante, è proprio quella alla vita: «Perché – spiega – è l’unica cosa che non possiamo chiedere. La vita è un dono che il Signore ci fa e che bisogna restituire, facendoci promotori della vita, rendendoci conto che è il più grande dono che ci è stato dato e che dobbiamo poter dare anche agli altri. Da qui discende la nostra compassionevole presenza accanto alle persone, chiunque siano. Non pensiamo solo all’aborto, ma anche alle tante necessità che ci sono e si individuano sempre nell’incontro con le persone. Dobbiamo essere più attenti ai bisogno degli altri. Non giudizi, ma soltanto carità».

Al termine della funzione liturgica, alcuni operatori hanno diffuso gli ultimi dati sulla pratica dell’aborto: «Alcune statistiche – illustra Patrizio De Caris, del Centro di aiuto alla vita di Pescara – danno l’aborto chirurgico in costante diminuzione, nonostante siano stati oltre 6 milioni i bambini abortiti in 40 anni, ma gli aborti non sono diminuiti. Infatti, secondo una relazione ministeriale del 2016, sono state vendute 404 mila confezioni di pillole del giorno dopo e dei cinque giorni dopo. È questa la nuova frontiera dell’aborto chimico, che ha prodotto una nuova clandestinità e ha totalmente privatizzato l’aborto, cosicché la protezione della vita nascente è oggi affidata prevalentemente alla coscienza individuale».

Maria Gina Fratalocchi e Patrizio De Caris

Ciononostante, il Movimento per la vita rilancia il proprio impegno: «La ragione del nostro impegno – ribadisce Maria Gina Fratalocchi, presidente pescarese del Movimento per la vita – è una sola ed è semplice. Un figlio è un figlio, fin dal concepimento, è un essere umano, è uno di noi. Pensiamo che riconoscere la prima umanità del concepito sia la prima pietra di un nuovo umanesimo da cui tutti, specialmente le persone più fragili, trovare benefici. Questa verità rende specifico e rilevante il nostro servizio, perché la società civile – anche nella dimensione mondiale – non vuole rivolgere lo sguardo verso colui che, secondo Madre Teresa di Calcutta, è il più povero tra i poveri. Infatti Madre Teresa, presidente onoraria del Movimento per la vita, affermava che essere al servizio  della povertà del concepito – definito “L’uomo più debole e indifeso” – rafforza e potenzia la lotta contro le altre povertà».

Il movimento si definisce laico e dialogante con chiunque: «Anche – precisa la Fratalocchi – con gli esponenti più radicali della cultura anti-life, meno che con quelli che ritengono il concepito essere un oggetto e non un essere umano. Siamo convinti, però, che affermare la dignità umana del concepito non sia un muro di divisione, ma un ponte di dialogo. Infatti, il riconoscimento del concepito come uno di noi è coerente con la modernità, cioè con le  scoperte scientifiche e con la cultura dei diritti umani».

About Davide De Amicis (2674 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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