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“Cari fratelli presbiteri salite sul monte per fare esperienza di Dio”

"Voi - afferma l'arcivescovo Valentinetti - non siete coloro che vanno semplicemente a seminare, siete coloro che vanno anche a zappare, a coltivare le piantine piccolissime, siete coloro che andrete a raccogliere, ma siate capaci di lasciarvi trasportare da questa forza ineffabile, che è la potenza dello Spirito Santo che come fiume d’acqua viva adesso vi invaderà e vi ha già invaso. Il diaconato è già stato un bel fiume d’acqua viva, ma adesso diventerà ancora più bello, più limpido, più cristallino, più vero per la vostra vita e la vostra vocazione"

Lo ha affermato sabato l’arcivescovo Valentinetti, nella veglia di Pentecoste, ordinando presbiteri don Andrea Rucci e fra Antonio Giuseppe Giannetta

L'arcivescovo Valentinetti durante l'ordinazione sacerdotale

È stata la solennità della Pentecoste presieduta dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, a fare da sfondo all’ordinazione sacerdotale di don Andrea Rucci e fra Antonio Giuseppe Giannetta (il primo formatosi nei Seminari Redemptoris Mater in Albania e a Macerata, il secondo è un terziario cappuccino, polarmente detto amigoniano) avvenuta lo scorso sabato nella chiesa del Cuore Immacolato di Maria a Pescara: «E il Signore chiamò Mosè sulla vetta del monte – esordisce il presule, facendo riferimento al passo biblico del giorno -. Più e più volta la liturgia, la scrittura, ci parla del monte di Dio, il monte su cui bisogna salire per incontrarlo. Il monte della teofania, così com’è stato descritto dalla pagina del libro dell’Esodo, il popolo esce dall’Egitto. Mosè lo conduce nel deserto, dove il popolo si ferma alle falde del monte fumante, c’è un suono potente, c’è la voce di Dio che risuona sul monte. E lì Dio si rivela, si fa conoscere o per lo meno fa conoscere la sua parola, la sua volontà. Fa conoscere, fondamentalmente, che lui si è scelto un popolo e quel popolo dovrà renderlo presente fino agli estremi confini della terra».

Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne

Del resto era questa la prima vocazione del popolo d’Israele: «Far conoscere Dio – spiega l’arcivescovo Valentinetti – far conoscere il suo nome, quel nome che nessuno poteva pronunciare, ma quel nome che in realtà si era rivelato, si era fatto conoscere, sì forse in enigmi e figure, in situazioni storiche diverse, ma quel Dio si era fatto conoscere e più e più volte si era dimostrato il Dio della salvezza, il Dio della liberazione. Ma non solo, il Dio della misericordia e della pace. È vero che nella Scrittura troviamo che Dio punisce la trasgressione fino alla terza e alla quarta generazione, ma poi si aggiunge subito “E usa misericordia per mille generazioni”. Ma quel Dio che pure si era fatto conoscere, voleva farsi conoscere ancora di più perché la creazione gemeva e soffriva le doglie del parto, non riusciva ancora a comprendere la sua vera vocazione. E finalmente, ancora una volta, in quel popolo Dio di manifesta. Gesù è ebreo, Maria è ebrea, i 12 sono ebrei. In quel popolo Dio si manifesta, perché non rimangano chiusi dentro i loro discorsi, ma potessero aprire la loro mente, il loro cuore e il loro pensiero a quella potenza straordinaria che era il Dio fatto uomo, che raccontava l’amore del Padre e che, come se non bastasse, mandava definitivamente il suo Spirito ad essere presente dentro la storia di tutta l’umanità e dentro la storia di quegli uomini e di quella comunità che sarà la Chiesa».

I sacerdoti concelebranti

Uno Spirito da ascoltare e scrutare: «Perché interceda con i santi – continua l’arcivescovo di Pescara-Penne – secondo i disegni di Dio. Ma quello Spirito, secondo la Parola e la rivelazione, non rimane fermo, inattivo, ma è potente, forte e sapiente lo Spirito che invochiamo tutte le volte nella sua dimensione settiforme. Spirito di sapienza e intelletto, spirito di fortezze e intelletto, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di scienza e di pietà. Spirito del santo timore di Dio. Ebbene, quello Spirito prende per mano quel popolo, quel popolo della nuova alleanza, e dà fiumi d’acqua viva, dà fiumi di grazia, dà fiumi di abbondanza, dà fiumi di salvezza. Fiumi d’acqua viva che sicuramente è la grazia, la grazia dei sacramenti, ma è anche la Parola annunciata predicata, testimoniata, incarnata e vissuta che diventa, così come all’inizio della creazione, una parola creatrice. E se all’inizio della creazione la Parola di Dio creava tutte le cose, la parola nuova faceva finalmente i credenti e ringiovaniva dalle fondamenta quel popolo, perché risorgesse dalle sue stesse ceneri, che purtroppo nella non comprensione avevano condannato a morte il figlio di Dio, e si aprisse a tutta l’umanità il tesoro della grazia, dell’amore, della salvezza, della benevolenza, della pace, della riconciliazione, della misericordia che Dio riversava abbondantemente su tutta la terra e su tutta l’umanità».

La chiesa del Cuore Immacolato gremita dai fedeli

E dunque, a detta di monsignor Tommaso Valentinetti, anche i due novelli presbiteri sono chiamati a salire sul monte: «Cari fratelli – afferma, rivolgendosi a don Luca e fra Antonio Giuseppe – siete ordinati presbiteri in un giorno molto impegnativo. Si può essere ordinati presbiteri in tutti i giorni dell’anno, ma la Provvidenza ha riservato per voi la vigilia di Pentecoste, l’attesa fervorosa e orante del dono dello Spirito. Salite sul monte, dovete salire sul monte anche voi, perché a voi è concesso, al popolo non era concesso, ma a voi è concesso di salire sul monte per fare esperienza di Dio. Nel vostro ministero e nella vostra vita presbiterale, non dovete mai dimenticare che dovete salire sul monte perché è lì che potete trovare il silenzio, la rivelazione della Parola di Dio. E sul monte che il Signore vi chiama perché ridiscendendo da esso, potete accompagnare quella porzione di popolo che vi viene affidata dalla Chiesa e dalla Provvidenza. Che sia un tornare sul monte ogni giorno, ogni mese, ogni anno, e mi riferisco ai momenti di intesa preghiera e di intenso ascolto, e salendo sul monte siate capaci di far emergere da quel popolo che vi sarà affidato e da quelle situazioni di ministero che vi saranno affidate, la presenza dello Spirito che vi precede».

La preghiera dei sacerdoti sui nuovi ordinati

Quindi un ammonimento ancora rivolto a due nuovi sacerdoti: «Non pensate che voi andate in terra vergine, dove nessuno è mai andato prima – raccomanda l’arcivescovo Valentinetti -. No, voi siete mandati dalla Provvidenza in una terra dove lo Spirito vi ha già preceduto, ha preceduto tutti noi. Sta a noi, dunque, saper scoprire quei gemiti inesprimibili dello Spirito dovunque nel mondo e dovunque nella storia della vostra comunità e delle vostre diocesi sarete a lavorare, perché questi gemiti inesprimibili dal cuore delle persone che incontrerete salgano a Dio, si ricongiungano al Signore per far sì che siano capaci di vivere fino in fondo la Sua volontà e di riconoscerlo presente nella loro vita. Voi non siete coloro che vanno semplicemente a seminare, siete coloro che vanno anche a zappare, a coltivare le piantine piccolissime, siete coloro che andrete a raccogliere, ma siate capaci di lasciarvi trasportare da questa forza ineffabile, che è la potenza dello Spirito Santo che come fiume d’acqua viva adesso vi invaderà e vi ha già invaso. Il diaconato è già stato un bel fiume d’acqua viva, ma adesso diventerà ancora più bello, più limpido, più cristallino, più vero per la vostra vita e la vostra vocazione».

fra Antonio Giuseppe Giannetta e don Andrea Rucci

Da qui un riferimento al cammino formativo di don Andrea e fra Antonio Giuseppe: «Se siete arrivati qua – constata il presule – è perché i vostri legittimi superiori ed educatori mi hanno detto, poc’anzi, che avendo raccolto informazioni presso il popolo cristiano, ne siete degni. Io faccio fede a loro, non posso fare diversamente, ma sicuramente voi sarete capaci, oggi più che mai, di trasformare questa vostra preparazione, questa vostra disponibilità e questa vostra risposta in obbedienza totale alla grazia di Dio. A Fratel Antonio Giuseppe, voglio augurare davvero di cuore che possa essere un bel seme dentro la storia della tua forse piccola, ma gloriosa congregazione religiosa che nel tempo ha guardato agli ultimi degli ultimi, gli schiavi, ed è andata a cercarli per poterli riscattare e poter dare ad essi una dignità. Sii degno di ciò che il tuo fondatore ha fatto, sii degno di quanto i tuoi confratelli che ti hanno preceduto hanno fatto. E a te, carissimo Andrea, dico benvenuto. La tua formazione è avvenuta nel Seminario Redemptoris Mater prima in Albania e poi a Macerata. Tu sai che in Albania abbiamo una missione… Beh, chissà, il Signore sa fare grandi cose. Ci aiuti la grazia dello Spirito e anche a te il mio augurio più fraterno, perché tu possa vivere il tuo ministero in questa tua diocesi di origine e dopo aver vagato nella tua formazione, sei ritornato all’ovile e sia benedetto il Signore. Amen».

Al termine della funzione, i due neo presbiteri non hanno nascosto la loro gioia mista ad emozione: «Ora – commenta a caldo fra Antonio Giuseppe Giannetta mi sento ancora più fragile e misericordioso della misericordia del Signore. D’ora in poi voglio vivere spendendomi». Entusiasta anche don Andrea Rucci: «Sono contento – conclude -, sapendo che questo è un inizio e che la vita comincia adesso. Per la vita eterna sacerdote, a lode e gloria di Dio, del suo popolo e per l’evangelizzazione di tutto il mondo. Voglio fare la volontà di Dio».

About Davide De Amicis (2654 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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