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Flaiano e De Antonis a passeggio per la Pescara vecchia che fu

Amico di Ennio Flaiano, Pasqualino De Antonis (1908-2001) fu uno dei protagonisti della vita abruzzese e dei più grandi fotografi del Novecento, destinato nel suo campo ad essere conosciuto a livello nazionale. Fu pioniere della fotografia etnografica, riproducendo immagini delle processioni abruzzesi e del mondo contadino.

Pasquale De Antonis

Tra Corso Manthonè e Corso Umberto, ora Viale D’Annunzio, a Pescara, negli anni trenta era facile imbattersi in una coppia di inseparabili amici, formata da un giovane con il talento dell’ironia, predestinato a divenire tra i maggiori scrittori del Novecento, e da un fotografo che dall’obiettivo della sua Leica guardava con occhio curioso la Pescara Vecchia che fu, con i suoi luoghi, il teatro Michetti, i caffè, gli esercizi commerciali e i personaggi tipici dell’epoca ormai tutti scomparsi. Ennio Flaiano andava spesso a spasso insieme a Pasqualino De Antonis, uno dei più noti fotografi del Novecento; ci sono perfino pubblicazioni a documentare due di quelle passeggiate, una avvenuta nei primi mesi del 1938, che E. Tiboni intitolò: Una domenica particolare e un’altra di dieci anni prima, che lo stesso De Antonis ricordò in uno scritto del 1992: Una sera con Flaiano.

Caffè D’Amico, Saletta del Parrozzo

Ricordando una tipica sera a zonzo con Flaiano, per le strade di una Pescara ancora tutta paese, De Antonis scrive: «Ho lasciato Musani davanti al Michetti, doveva prendere i biglietti per l’operetta, incontro Ennio davanti alla vetrina di Barattucci […]. Raggiungemmo il caffè D’Amico, nella saletta del Parrozzo e a un tavolo prendemmo con tranquillità il caffè. Il locale un po’ triste sapeva di sacrestia, in alto i dipinti molto belli e colorati di Tommaso Cascella, in basso alle pareti le stoffe tessute su disegni di Armando Cermignani, e alle pareti tante fotografie ben incorniciate di compagnie teatrali […], rappresentavano un mondo un po’ lontano dalla provincia. Preso il caffè uscimmo, la porta a vetri del Circolo Aternino era illuminata ma non si vedeva nessuno. Da corso Manthonè dopo la casa di d’Annunzio e Spizzico voltammo all’angolo dove erano le “profughe”, donne venete fuggite dalla guerra, avevano un negozio di merceria. Verso via delle Caserme veniva un gran vociare, superammo il buon odore della pasticceria Quaranta, eravamo di fronte all’arco che univa la via col lungo fiume. Due lampade con una luce debole e rossastra tenute da un filo illuminavano l’interno dell’arco, mercato serale del pesce. Pescatori con cesti di bel pesce lucente, gente che contrattava, donne dei marinai che portavano le caratteristiche scafette, al di là dell’arco si intravvedeva il luccicare del fiume. La scena come effetto e illuminazione era fantastica […]».

Pasquale De Antonis, nato a Teramo nel 1908, si trasferisce nel 1929 a Pescara per seguire il padre Donato che vendeva fiammiferi e cartoline. Il fotografo di «dive, di dee, di mostri sacri», secondo la definizione del poeta Leonardo Sinisgalli, a vent’anni lascia l’Abruzzo e si trasferisce a Bologna per studiare all’Accademia di Belle Arti. Nel 1934, tornato a Pescara, apre il suo primo studio fotografico al n° 51 di Corso Umberto I e subito stringe amicizia con Ennio Flaiano che gli dedicherà il racconto Le fotografie (1942-’43).

La Festa delle verginelle, a Rapino, si svolge l’8 maggio e consiste in una processione in onore della Madonna di Carpineta, protagonista di una miracolosa apparizione e dedicatoria dell’omonimo santuario. Il ruolo principale della processione è svolto da bambine che rappresentano le “verginelle” e dai bambini nel ruolo degli “angeli”.

Oltre al lavoro di routine, insieme all’amico pittore Tommaso Cascella, De Antonis intraprende viaggi alla scoperta del mondo contadino e religioso abruzzese, ritagliando ad arte, con la macchina fotografica, soprattutto immagini delle tradizionali processioni. Se molte di queste foto sono andate distrutte nel bombardamento di Pescara del 31 Agosto 1943, ciò che resta si trova raccolto fortunatamente nell’archivio custodito dal figlio Riccardo. Dell’importante documentazione etnografica raccolta, sono arrivate a noi le fotografie che riproducono la Festa delle Verginelle di Rapino, la Processione del Venerdì Santo a Spoltore, la Sacra rappresentazione del lupo a Pretoro, il Voto di San Gabriele a Isola del Gran Sasso.

Durante la Processione del Venerdì Santo a Spoltore, in processione viene trasportata la statua del Cristo morto. Fa coda un rituale scenografico in cui i sentimenti di dolore vengono inscenati in modo suggestivo con candele, immagini macabre, accompagnate da canti funebri.

Quando vince una borsa di studio per frequentare il centro Sperimentale di Cinematografia, De Antonis si trasferisce a Roma e nel 1939 rileva lo studio fotografico del futurista Arturo Bragaglia in Piazza di Spagna, a due passi dal Caffè Greco, punto di ritrovo per intellettuali, artisti ed attori. Dopo l’incontro con Luchino Visconti, avvenuto nel 1946, quando il regista milanese commissiona le foto di scena di Delitto e Castigo, De Antonis comincia a lavorare per il teatro e il cinema con Strehler, Antonioni, Zeffirelli, Gassman, Lattuada e molti altri. A questo periodo risalgono le numerose e celebri foto scattate per ritrarre i «mostri sacri» – i divi del cinema e del teatro soprattutto italiano –, motivo di popolarità del fotografo abruzzese nel mondo.

Pioniere della fotografia antropologica e di folklore, ritrattista, collaboratore dei più importanti registi negli anni ’50 e ’60, De Antonis s’imporrà anche nella fotografia di moda dopo l’incontro con Irene Brin, giornalista per Vogue e Harper’s Bazaar. Le foto di moda di De Antonis sono capolavori, unici nell’accostare sempre le sue modelle sullo sfondo di grandi palazzi, rovine archeologiche e luoghi di grande rilievo artistico come le Terme di Diocleziano, l’Appia Antica, Trinità dei Monti, Piazza di Trevi, la Galleria Borghese. I suoi scatti contribuirono a consolidare la fortuna delle principali case di moda italiane – sorelle Fontana, Gattinoni, Schubert – negli anni in cui si andavano affrancando dall’egemonia delle concorrenti francesi. Nell’ultimo periodo della sua vita, De Antonis si dedicherà sempre più alla fotografia artistica, esponendo una serie di fotografie astratte nella Galleria dell’Obelisco, di cui era proprietaria Irene Brin con il marito Gaspero del Corso. Dagli inizi degli anni ’50 inizia a lavorare nella documentazione dei beni culturali italiani con grandi progetti come L’Enciclopedia dell’arte della Sansoni, e realizza pregevoli servizi come quello per la BBC sull’Estasi di S. Teresa di Bernini. Nel 1965  pubblica il grande libro della Rizzoli sulla Cappella Sistina, sperimentando tecniche di ripresa fotografica all’avanguardia per l’epoca.

Dopo che De Antonis se n’era andato a Roma, lui e Flaiano si vedevano nella Capitale. Quando tornavano a Pescara, si incontravano nel negozio di ottica di Barberini, o in quello della sorella di Raffaele di Prinzio, lo scultore, autore del Pegaso che è diventato simbolo del Premio Flaiano. Nel Mediamuseum ci sono, riprodotte, le fotografie che ritraggono i due insieme. Nel Museo delle genti invece ci sono molte fotografie scattate dal De Antonis, quelle che Raffaele Laporta fece acquistare da Barberini, che le donò al museo. Ma è camminando oggi per la Pescara vecchia che ci piace immaginare quella coppia di inseparabili amici, abruzzesi un po’ d’origine e un po’ di ritorno, mentre passeggiano insieme, una sera, con un occhio alla provincia e uno alla Capitale: «Su via delle Caserme l’aria notturna era fresca e tranquilla, ci avviammo verso il ponte di ferro, fermandoci sulla passerella pedonale. Appoggiati alla ringhiera guardavamo senza parlare il fiume, un venticello sottile ci carezzava, le barche ancorate sotto dondolavano lentamente, avevano portato dalla Sicilia e dalla Puglia aranci e limoni, dai grandi camini del cementificio saliva un fumo – nero e denso – verso il porto il luccicare del fiume si confondeva con le grandi porte metalliche degli hangar, nel silenzio solo un lontano abbaiare. A sinistra sull’argine guidate dai pecorai passavano le pecore, sotto di noi il Pescara scorreva lento» [P. De Antonis, Una sera con Flaiano, in  « Pescara cultura e spettacolo» dicembre 1992]

 

 

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Bibliografia:

E.Tiboni, Fatiche e sogni, gente d’Abruzzo, intervista a cura di Enzo Fimiani, prefazione di Franco Farias, Textus Edizioni, L’Aquila 2013.

P. De Antonis, Una sera con Flaiano, in «Pescara cultura e spettacolo», dicembre 1992.

Foto di copertina: Caffè D’Amico -Pescara.

 

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