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Empori solidali: “Strumenti pastorali delle diocesi per arginare la povertà”

"La presenza di un emporio sul territorio – aggiunge don Marco Pagniello - ha un valore fortemente animativo, perché ci permette di educare la comunità ecclesiale e civile all’attenzione, alla solidarietà e alla prossimità. Parole chiave sono alleanze (rete di collaborazione), testimonianza, sviluppo. Alcuni empori, sono riusciti a farsi promotori di nuove leggi regionali stimolando gli enti pubblici, a fare promozione del singolo, lavoro sulla rimozione delle cause che generano marginalità"

Li ha definiti così don Marco Pagniello, intervenendo ieri al convegno “Comunità solidali negli anni della crisi” promosso da Caritas italiana e Caritas diocesana di Roma

I volontari dell'Emporio solidale di Pescara con don Marco Pagniello e l'arcivescovo Valentinetti

«L’emporio solidale è anzitutto uno strumento pastorale, un segno della Chiesa locale che traduce i valori della Caritas nella sua opera di accompagnamento del singolo e della comunità. Si inserisce in un lavoro di presa in carico globale della persona in un periodo di temporanea difficoltà verso un traguardo di autonomia e inclusione».

don Marco Pagniello, direttore Caritas diocesana di Pescara-Penne

Lo ha spiegato ieri a Roma don Marco Pagniello, direttore della Caritas diocesana di Pescara-Penne, intervenendo al convegno “Comunità solidali negli anni della crisi” promosso da Caritas italiana e Caritas diocesana di Roma, in occasione dei dieci anni dall’apertura del primo Emporio della solidarietà presso la Cittadella della Carità “Santa Giacinta”: «L’obiettivo – spiega don Pagniello – è includere le famiglie e i poveri all’interno della nostra società, non essere un argine contro povertà estreme, e può essere strumento per il recupero e la ridistribuzione delle eccedenze».

Nel 2015 si contavano 61 empori Caritas in tutta Italia, nel frattempo ne sono nati altri legati a realtà differenti, ad oggi se ne contano 122, esattamente il doppio, ma il monitoraggio è in itinere: «La presenza di un emporio sul territorio – aggiunge il presbitero – ha un valore fortemente animativo, perché ci permette di educare la comunità ecclesiale e civile all’attenzione, alla solidarietà e alla prossimità. Parole chiave sono alleanze (rete di collaborazione), testimonianza, sviluppo. Alcuni empori sono riusciti a farsi promotori di nuove leggi regionali stimolando gli enti pubblici, a fare promozione del singolo, lavoro sulla rimozione delle cause che generano marginalità».

Da qui un appello: «L’emporio – esorta il direttore della Caritas pescarese – è uno degli strumenti che ogni Caritas diocesana dovrebbe avere nella sua cassetta degli attrezzi, occasione per incontrare soprattutto le famiglie anche nella formula domiciliare, utilizzata per recapitare la spesa a casa».

Del resto, la necessità di attivare gli empori solidali è sancita da numeri impietosi: «In Italia – sottolinea Linda Laura Sabbadini, analista del Dipartimento Politiche sociali e statistiche sociali dell’Istat – oltre 5 milioni di persone sono in povertà assoluta. Nonostante l’uscita dalla recessione i dati sono peggiorati. Nel 2017 c’è stato addirittura un aumento di 261 mila poveri assoluti. Il Reddito d’inclusione è stato tardivo; non c’è stata una presa di coscienza immediata e una conseguente immediata azione per far fronte a questa realtà, distratti dalla crescita dell’occupazione che però non ha tamponato la povertà».

Per questo l’esperta ha lanciato un monito:  «Non possiamo pensare – afferma la Sabbadini – che la crescita dell’occupazione si traduca automaticamente in diminuzione della povertà. Si è trattato di una crescita che non ha riguardato i settori più colpiti dalla crisi. L’occupazione  è aumentata soprattutto tra gli ultracinquantenni, per l’elevamento dell’età pensionabile. Non sono stati cioè stati creati nuovi posti di lavoro per i segmenti più colpiti, in particolare i giovani. Quando nel 2012 è raddoppiata la povertà i più colpiti sono stati proprio i minori (al Sud si è addirittura triplicata) e i giovani. Sono stati colpiti a causa della crisi dell’edilizia gli immigrati inseriti nell’industria delle costruzioni, mentre l’assistenza agli anziani non autosufficienti è diventato un bisogno incomprimibile e il relativo settore è l’unico che non ha conosciuto crisi».

Linda Laura Sabbadini, studiosa dell’Istat

Per sopravvivere in questo contesto, non è dunque mancato il ricorso agli ammortizzatori sociali: «Sono stati utilizzati essenzialmente dai capi famiglia – precisa l’esperta -, ma il vero ammortizzatore sociale è stata la famiglia. Molti nuclei hanno dato fondo ai propri risparmi per sostenere i figli che non trovavano lavoro, alcuni sono stati costretti a indebitarsi e sono caduti in povertà».

A creare le condizioni per il raddoppio della povertà è stata la lunghezza della crisi, a differenza di quella degli anni ’90, violenta ma concentrata. Senza misure adeguate, questa povertà continua a peggiorare: Mentre – osserva Linda Laura Sabbadini – è cambiata la mappa dei rischi. Bambini e giovani sono i più esposti (incidenza triplicata), insieme alle famiglie operaie, mentre in termini relativi è migliorata la condizione degli anziani». L’esperta parla di una crisi trasversale che: «Ha toccato tutte le aree del Paese, anche le più ricche – denuncia la studiosa -, provocando anche l’impoverimento del ceto medio. Inoltre si è ulteriormente allargata la forbice nord-sud».

Solo il gap di genere non è aumentato, anzi si è ridotto di cinque punti ma secondo Sabbadini non è una buona notizia: «Tre punti – denota  l’esperta dell’Istat – hanno a che fare con l’implementazione dell’occupazione femminile ma gli altri due sono legati al “crollo” degli uomini. È una riduzione del gap di genere al ribasso, soprattutto al sud».

Di qui un monito: «A fronte del grande fallimento nell’affrontare la situazione del Paese – invita la Sabbadini -, la priorità deve essere data agli ultimi, da subito e con decisione perché la situazione sta diventando socialmente insostenibile. La logica secondo la quale le politiche sociali sono un costo su cui risparmiare e non un investimento è troppo egemone. Oltre a stare vicino ai poveri occorre portare avanti con decisione una battaglia culturale su questo».

don Francesco Soddu, direttore Caritas italiana

E anche l’attività decennale degli empori solidali, può essere altrettanto considerata una battaglia vinta: «Fare memoria non può essere ridotto a un momento di autocelebrazione – ammonisce don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana -, ma deve essere occasione per proseguire quel discernimento comunitario che dovrebbe generare le nostre scelte e i nostri gesti per continuare ad essere una comunità generativa».

Oggi questi empori sono quasi 120 in tutte le regioni, 90 dei quali promossi dalle Caritas diocesane in 66 diocesi. Hanno aiutato decine di migliaia di famiglie ad affrontare la crisi: «I cui effetti – ribadisce don Soddu – permangono nel nostro Paese. Oggi servono forme adeguate, aderenti ai bisogni senza mai deflettere da un atteggiamento di solidarietà e accoglienza. Gli empori non vanno visti come una soluzione miracolistica, ma come un segno di accoglienza di famiglie colpite da un impoverimento spesso repentino e inaspettato. Tutte queste esperienze hanno il metodo Caritas, ossia la persona e i suoi bisogni vengono collocati al centro offrendo non una solidarietà occasionale ma una comunità che accoglie. Ci auguriamo che il nostro Paese sappia essere fedele a questa vocazione che punteggia di solidarietà tutto il territorio».

About Davide De Amicis (2675 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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