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“Se il presbiterato porta a 100 anni, allora prete è bello!”

"Vorrei ringraziare tutti per la vostra partecipazione - conclude commosso don Enrico Zambotti -, non meritavo tanto onore e invece mi avete dato un coraggio per sostenere i vari incontri svolti in questa giornata. Vi ringrazio e pregate il Signore per me, perché mi salvi l’anima"

È il simpatico slogan lanciato dall’arcivescovo Valentinetti martedì, presiedendo la Santa messa in onore dei 100 anni compiuti da don Enrico Zambotti

Don Enrico Zambotti insieme all'arcivescovo di Pescara-Penne, monsignor Tommaso Valentinetti

L’altare con i concelebranti

Il sacerdozio come elisir di lunga vita. È stato così per don Enrico Zambotti, vice parroco della chiesa della Beata Vergine Maria del fuoco di Pescara, che martedì sera ha celebrato i suoi 100 anni con la messa presieduta dall’arcivescovo monsignor Tommaso Valentinetti e concelebrata con il parroco don Marco Di Persio insieme ad altri sacerdoti diocesani, ma anche a Padre Claudio e Padre Mariano. Due allievi di don Enrico i quali, seguendo le sue orme, hanno scelto di diventare frati: «Potremmo inventare quasi uno slogan – afferma il presule -, perché se il presbiterato riesce a condurre un fratello alla veneranda di 100 anni permettetemi di dire che prete è bello. Perché don Enrico questo slogan lo incarna veramente in maniera molto profonda. Tutte le volte che lo guardo in faccia direttamente, mi viene in mente quella parola con cui si indicavano i padri che vivevano nella predicazione, nella preghiera, nel silenzio, che più si facevano vecchi e più diventavano belli, tanto che la tradizione monastica ha coniato proprio un termine, il “caloreos” ovvero il bel vecchio. Se la vecchiaia tutti pensano possa essere un momento di decadenza in cui le fattezze fisiche, in qualche modo, si deteriorano ebbene, nel caso di chi vive l’esperienza della fede, della preghiera, di chi vive nell’ascolto della Parola e nel dono del ministero al Signore, e don Enrico riesce ancora a vivere il dono del ministero, io credo che si possa dire che anche don Enrico è caloreos, un bel vecchio».

L’arcivescovo Valentinetti pronuncia l’omelia

Successivamente l’arcivescovo di Pescara-Penne ha fatto riferimento alla seconda lettura, con il verso “Esorto gli anziani che sono tra voi”, per trarre un ulteriore spunto di riflessione sulla terza età: «La parola anziano – approfondisce – viene dal greco presbiterios, cioè colui o coloro che sono i vecchi, perché anticamente il ministero del presbiterato veniva proprio delegato agli anziani della comunità. Si addice a lui questa parola, perché dentro c’è una grande esortazione che San Pietro fa ai presbiteri a cui era indirizzato e l’esortazione è la passione “Vivete questo ministero e vivetelo con passione. Non vivetelo da impiegati, non vivetelo a tempo stabiliti. Vivetelo con generosità, con animo generoso e vivetelo in continuazione, volentieri”. Cioè – esorta rivolgendosi ai sacerdoti concelebranti – metteteci tutta l’anima, tutta la forza, tutto l’entusiasmo e tutto l’impegno che possa esistere dentro le fibre della vita umana, perché possiate essere testimoni dell’amore di Gesù, così come dice San Pietro “Io sono testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi”. Non vorrei fare troppe applicazioni dirette su don Enrico, che potete fare voi per i tempi di servizio e di ministero che ha esercitato in questa comunità parrocchiale, nelle altre comunità parrocchiali dove la Provvidenza e l’obbedienza l’hanno mandato, per il servizio dell’itineranza che per un certo periodo di tempo ha assunto nella sua vita, portando il Vangelo di Gesù dovunque il Signore chiedesse che quel Vangelo dovesse essere annunciato, proclamato e dovunque quei sacramenti dovessero essere celebrati».

Questo fino alla meta finale: «Quando apparirà il Pastore supremo – ricorda monsignor Valentinetti -, questo speriamo sia vero per lui e per noi che esercitiamo lo stesso ministero, potremo ricevere la corona della gloria che non appassisce. Le cose di questo mondo si concludono, le realtà umane hanno un termine, le situazioni di vita possono essere intessute di tante motivazioni e soddisfazione, ma alla fine ciò che rimane è il Pastore che concede la corona della gloria che non appassisce ai servi fedeli. A quei servi che né per propria scienza, né per propria capacità, né per propria volontà sono stati chiamati a svolgere il ministero, ma essenzialmente per una chiamata del Signore e per il dono dello Spirito Santo».

La parrocchia della Beata Vergine Maria del fuoco di Pescara gremita

Un dono che non viene mai meno: «Perché – continua l’arcivescovo Valentinetti – al grazie dello Spirito Santo è indefettibile. Noi possiamo avere tantissimi difetti, e ce li abbiamo, d’altra parte non è che voi fedeli non ve ne accorgete, ma la potenza dello Spirito Santo che è in noi e che ha guidato don Enrico in questi 100 anni è una potenza indefettibile. C’è una presenza costante, continua, ed è questo il dono più interessante e più bello per la remissione dei peccati».

Ministero, quello della confessione, che don Enrico Zambotti esercita ancora oggi quotidianamente ascoltando i fedeli per ore: «Il ministero della misericordia – conferma monsignor Tommaso Valentinetti – don Enrico lo sta esercitando anche nella sua venerando età, ma è realmente un chinarsi di Dio sull’umanità. Il sacerdozio, il presbiterato, è un chinarsi di Dio sull’umanità. Dio si è chinato sull’umanità attraverso Gesù Cristo e, attraverso di Lui, per la potenza dello Spirito, Dio continua a chinarsi sull’umanità attraverso il dono del sacerdozio per un ministero di misericordia, perché Gesù ha raccontato la misericordia del Padre e continua a raccontarla mediante il presbitero, a cui è affidato il sacramento della riconciliazione, che fa memoria ridonando continuamente questa abbondanza di grazia e di amore, che si sono riversati nella storia dell’umanità».

Una misericordia che, a detta del profeta Isaia, non deve limitarsi a donare il perdono dei peccati, ma sia anche il fasciare le piaghe dei cuori spezzati, proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri e sia da promulgare definitivamente l’anno di grazia, per portare il lieto annuncio ai poveri: «Caro don Enrico – afferma il presule – noi confidiamo che tu questo servizio l’abbia fatto e lo abbia donato al Signore, nel cuore della Chiesa. Rendiamo grazie al Signore, non a te. Certo, anche a te, ma rendiamo grazie soprattutto al Signore per questi 100 anni di ministero presbiterale. Che il Pastore supremo ti visiti quando deciderà Lui, perché gli anni dell’uomo sono contati solo dal Signore, e ti possa donare quella corona di gloria che, attraverso questa vita, degnamente hai meritato».

Al termine della Santa messa sono stati diversi i messaggi lasciati a don Enrico, a partire dalla sua comunità parrocchiale della Beata Vergine Maria del fuoco:

«Eccoci qua don Enrico, con gioia, uniti, per festeggiare i tuoi 100 anni, felici che tu abbia raggiunto questa meta. Ti manifestiamo il nostro affetto e la nostra riconoscenza per il lungo lavoro pastorale svolto finora, con oltre 75 anni di sacerdozio. Ricordiamo i beni momenti felici trascorsi insieme in parrocchia, dove abbiamo sempre riscontrato grande vitalità. Emblema di tutto questo la tua macchina rossa decappottabile, su cui arrivasti da noi ben 25 anni fa, che guidavi con maestria incurante dei richiami di don Giuseppe. Sull’orizzonte biblico il numero 100 corrisponde alla promessa di Gesù secondo il quale a chi avrebbe rinunciato a tutto per seguirlo, gli avrebbe dato 100 volte tanto donandogli la vita eterna. Nella tua funzione di sacerdote hai potuto dare un fecondo e ampio apporto all’annuncio del Vangelo nella comunità cristiana che il Signore ti ha affidato, vivendo anche lunghi periodi di missione nella vecchia Cecoslovacchia e in Sardegna nonostante la tua veneranda età. La testimonianza di tanti uomini e donne, ormai adulti, di quanto per amore del Signore hai donato fede, amore ed educazione. La tua risposta data alla vocazione cristiana e sacerdotale è stata generosa e fruttuosa. In tanti ci illuminiamo nei ricordi piacevoli e pieni di gratitudine per quanto ricevuto da te, prete dallo sguardo luminoso e dalla personalità arguta , ricca e dinamica. Ricordiamo con piacere il tuo basco da pittore francese, il tuo amore per la musica e il canto, che molte volte hai provati ad insegnare, i tuoi assoli con l’organo e la passione per la montagna. Infine abbiamo potuto sperimentare la pastorale dell’orecchio, come la chiama Papa Francesco, il sacramento centrale della riconciliazione dove ci hai offerto vicinanza ai dolori e alle miserie umane con la compassione di un padre, con una parola e un sorriso. Oggi le persone hanno bisogno ascoltate. In un mondo virtuale che strappa le radici, abbiamo l’urgenza di ritrovarle e tu hai applicato questa speciale vocazione. Non ti sei preoccupato delle difficoltà fisiche, hai saputo discernere i segni dei tempi e dell’età, le cose che vengono dallo Spirito, e così sostenere quanti hanno chiesto il tuo aiuto. La vecchiaia è un tempo di grazia nel quale il Signore ti chiama a pregare, specialmente ad intercedere, ti chiama ad essere vicino all’intera società umana troppo indaffarata, troppo distratta, e tu lo hai sempre fatto con zelo, sei stato custode di un patrimonio inestimabile, di testimonianze umane e spirituali, vivendo la parabola della tua vita. Tutti noi rinnoviamo la nostra gratitudine a Dio per averci concesso di accoglierti, alcuni anni fa, grazie a don Giuseppe Comerlati, nella nostra comunità parrocchiale e ti rinnoviamo i nostri più cari e affettuosi auguri per questo traguardo eccezionale».

L’intervento del sindaco di Pescara Marco Alessandrini

Per la speciale occasione, anche il sindaco di Pescara Marco Alessandrini è intervenuto alla Santa messa e, al termine, ha consegnato a don Enrico Zambotti un omaggio floreale e per leggerli il messaggio di auguri dell’amministrazione comunale: «È con vivo piacere – afferma – che porgo, nome mio e della comunità pescarese, i migliori auguri per il “ragazzo del secolo”».

Padre Claudio

Poi è intervenuto Padre Claudio che, insieme a Padre Mariano, è stato un ex allievo di don Enrico nel Convento dei frati minori conventuali di Trento: «Mi hai introdotto alla Scuola di infermeria – ricorda Padre Claudio, rivolgendosi a don Enrico – che mi è servita lungo la vita ad esprimerla al servizio dei nostri frati. Lì ci ho passato 12 anni, poi sono stato in ospedale. Quello che mi hai insegnato io poi l’ho praticato lungo la vita, ma oltre questo ci hai lasciato un segno di gioia, un segno di bellezza e di passione per la musica».

Al termine il parroco, don Marco Di Persio, in rappresentanza della comunità parrocchiale, ha consegnato a don Zambotti due regali, ovvero un rosario per la preghiera e una nuova stola data la sua speciale inclinazione per il ministero della riconciliazione: «Vorrei ringraziare tutti per la vostra partecipazione – conclude commosso don Enrico -, non meritavo tanto onore e invece mi avete dato un coraggio per sostenere i vari incontri svolti in questa giornata. Vi ringrazio e pregate il Signore per me, perché mi salvi l’anima».

 

About Davide De Amicis (2770 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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