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Fake news, l’82% degli Italiani non sa riconoscerle

E’ ciò che emerge dal report di ricerca Infosfera 2018, un quadro preoccupante per l’informazione e la consapevolezza nell’uso dei social media.

Presentato venerdi 20 luglio, presso l’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli, il report di ricerca Infosfera 2018. Alla presenza del rettore Lucio D’Alessandro, del manager Natascia Villani, e dell’assessore alla formazione della Regione Campania, Chiara Marciani si è discusso dei risultati della ricerca inerente alla comunicazione digitale, social media e rapporto degli utenti con disinformazione e fake news.  

I risultati emersi dalla ricerca condotta in collaborazione con Centro Studi Democrazie Digitali e il supporto dell’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale e del Centro di Ricerca Fondazione Italiani, vedono una popolazione, quella italiana, di cui, si legge nel report, «Il 65,46% non riesce a distinguere una fake news. Le percentuali crescono quando si tratta di identificare un sito web di bufale, il 78,75% non è in grado di farlo. L’82,83% non è in grado di identificare la pagina Facebook di un sito di bufale. E il 70,28% non distingue un fake su Twitter».

L’incapacità di distinguere una fake news agisce prepotentemente anche sulla percezione riguardo alla pericolosità della disinformazione, spesso violenta, che domina i social media e sulla relativa opinione riguardo la regolamentazione normativa del fenomeno: solo poco meno del 37% degli Italiani ritiene che la mancanza di filtri autorevoli sia causa della diffusione di massa di fake news sul web e per quasi l’85% le fake news non devono essere proibite con una legge.

L’enorme quantità di utenti dei social media che ritengono vere le fake news è spiegabile, in parte, nella ricerca di conferme di ciò che già si crede come reale ed è stato arbitrariamente interiorizzato, un meccanismo di rimozione di elementi (notizie reali) che rischiano di smentire posizioni ideologiche e politiche per le quali vi è stato anche un investimento emotivo.

Chi produce fake news conosce bene l’impatto che esse hanno sull’opinione pubblica e sulla gestione di processi sociali, economici e politici. Il report, infatti, ricorda che dal 2013 il World Economic Forum ha inserito la disinformazione digitale nella lista dei “rischi globali”, ovvero quei fenomeni capaci di avere risvolti politici, geopolitici e, perfino, terroristici.

«Oggi chiunque può fare in momenti diversi affermazioni contraddittorie, con la sicurezza che il pubblico non ne registrerà l’incompatibilità. – conclude il report di Infosfera – La realtà scompare e viene sostituita dal contrario di quella che essa era, o era creduta, o che magari non è mai esistita».

About Giannicola D'Angelo (30 Articles)
Laureato in Sociologia presso l'Università degli Studi "G. D'Annunzio" di Chieti, si occupa di comunicazione, studi sociali e Osservatorio povertà e risorse della diocesi Pescara-Penne.