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Beato Nunzio: “Ci fa capire il senso del Sinodo, vedere i giovani realizzati”

"È abbastanza interessante – spiega don Michele Falabretti, direttore del Servizio nazionale di Pastorale giovanile della Cei - il legame tra il fatto che Nunzio sia un giovane e che venga riconosciuto santo, perché legato al mondo del lavoro. Non so fino a che punto il lavoro venga letto anche come luogo di realizzazione della propria umanità e quindi come strada verso la santità"

Don Michele Falabretti, direttore del Servizio nazionale di Pastorale giovanile della Cei, ha approfondito il modello di santità incarnato dal Beato Nunzio Sulprizio

Don Michele Falabretti, direttore del Servizio nazionale di Pastorale Giovanile Cei

Giovane, lavoratore, malato e santo. Tutto questo è stato ed è il Beato Nunzio Sulprizio, nato a Pescosansonesco nel 1817 e morto a Napoli nel 1836 a soli 19 anni a causa di una carie ossa. Una vita trascorsa nel dolore dapprima per la perdita di entrambi i genitori e poi per le angherie e le violenze subite dalla zio fabbro, presso cui viveva e lavorava. Una testimonianza, la sua, che interroga i giovani di tutta Italia: «È abbastanza interessante – spiega don Michele Falabretti, direttore del Servizio nazionale di Pastorale giovanile della Cei – il legame tra il fatto che Nunzio sia un giovane e che venga riconosciuto santo, perché legato al mondo del lavoro. Un tema, questo, di grandissima attualità, però sembra che oggi il lavoro sia soprattutto e semplicemente il desiderio di trovare una propria occupazione e un proprio posto nella vita e nel mondo. Non so, invece, fino a che punto il lavoro venga letto anche come luogo di realizzazione della propria umanità e quindi come strada verso la santità. Credo che una canonizzazione di questo tipo sia un messaggio molto forte, da questo punto di vista».

Il Beato Nunzio Sulprizio

Un messaggio che, non a caso, verrà rilanciato con la canonizzazione che avverrà domenica 14 ottobre, proprio nei giorni del Sinodo dedicato ai giovani: «Oggi – sottolinea Falabretti – il fatto di avere un giovane canonizzato in un tempo come quello del Sinodo, è un qualcosa che ci rimanda al senso più profondo del perché la Chiesa fa un Sinodo. Se i giovani ci stanno a cuore è perché li vorremo vedere diventare santi, realizzati, vorremmo che la loro umanità fosse realizzata in pienezza».

Ma, come detto, il Beato Nunzio nella sua breve vita ha dovuto anche misurarsi con la sofferenza e con la malattia, fragilità che per i giovani d’oggi sono quanto di più lontano e impensabile per le loro vite: «È abbastanza normale che la malattia e il limite – osserva il direttore nazionale della Pastorale giovanile – siano lontani dalla giovinezza. Questo perché parliamo di un’età contraddistinta dall’energia e dalla forza, almeno per la maggior parte dei giovani, ma non è così per tutti, ci sono delle eccezioni possibili. Dunque, i temi della fatica e del dolore dovrebbero appartenere alla vita dei giovani. Purtroppo, però, la nostra cultura tende ad eliminare questo aspetto, perché c’è la scienza, la tecnologia, perché i ragazzi crescono con l’idea che si possa tenere tutto sotto controllo. Invece, è parte della dimensione di fede sapere che la vita è un dono e va affidato a chi ce l’ha donato, ma siccome il nostro tempo non è segnato da una cultura di fede, è chiaro che i giovani d’oggi hanno bisogno di capire che la malattia ci può essere, fa parte dell’esperienza umana, e va affrontata».

E poi il Beato Nunzio Sulprizio ha interpretato quel modello di santità feriale, rilanciato da Papa Francesco nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate: «Siamo molto colpiti dalla santità feriale – conclude don Michele Falabretti -, perché è la vita di tutti e a quella dimensione di vita appartengono i nostri genitori, le persone che ci hanno educato, che ci hanno accompagnato dentro la vita. È lì che dobbiamo imparare a trovare e a scoprire la capacità, la possibilità, di vivere qualcosa di straordinario, perché la vita è straordinaria. Non che esista una vita normale ed una straordinaria, ma è la vita in sé ad essere un miracolo che si ripete ogni giorno. Se noi riuscissimo a comprendere questo, riusciremmo anche a metterci di fronte alla vita trattandola come dono prezioso, che può solo essere fatto crescere dentro di noi».

About Davide De Amicis (2686 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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