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Il bibliotecario, o dell’illustre sconosciuto

Breve nota sulla condizione del bibliotecario tra stereotipi e valorizzazione.

J. Mendez Blake, "Limpatto del libro"

«La biblioteca pubblica, via di accesso locale alla conoscenza, costituisce una condizione essenziale per l’apprendimento permanente, l’ indipendenza nelle decisioni, lo sviluppo culturale dell’individuo e dei gruppi sociali». Questa è una delle definizioni più note all’interno del Manifesto UNESCO del 1995 relativo alle biblioteche

Il bibliotecario del film “Monsters University”

pubbliche; da questa affermazione ne dovrebbe discendere -direi per via logica- l’importanza del ruolo di chi al loro interno lavora: del bibliotecario e delle funzioni che è chiamato a svolgere; ma su questo punto c’è evidentemente ancora parecchio da lavorare, se anche uno studioso e amante dei libri e delle biblioteche come Luciano Canfora, in un suo saggio all’interno di Libro e libertà (Laterza, 2005), afferma: «I bibliotecari si considerano talora non già i tutori, ma i padroni del patrimonio librario […], questi uomini dotti, sofferenti, espertissimi, gelosi e alquanto frustrati, odiano i lettori».

A partire da Callimaco (310 – 240 a.C.) fino ad arrivare ai giorni nostri (cito per motivi di spazio solo Antonella Agnoli, di cui si guardi il lavoro per la biblioteca san Giovanni di Pesaro, e Maria Stella Rasetti, della san Giorgio di Pistoia), la storia ci mostra – e dimostra- la valenza e la nobiltà del ruolo di bibliotecario, ma chissà perché nell’immaginario contemporaneo il “bibliotecario” è colui che quasi per definizione: «non fa nulla», «ha tempo di leggere», «non presta i libri», «viene pagato (?) per stare seduto», ed è connotato fisicamente nei casi peggiori da gobba o occhiali spessi, polvere e sporcizia su capelli e spalle; viene in mente a pensarci bene la spassosa descrizione che Luciano Bianciardi fa dell’anziano Chellini Sforzi ne Il lavoro culturale (Feltrinelli, 20093): «considerava la biblioteca un suo luogo privato […]. Era un ometto piccolo e grigio di capelli, sempre vestito di nero […]; un tipo triste e misantropo, che viveva solo, con una vecchia serva, senza parenti né amici».

Detto ciò, ovviamente non si può generalizzare: sono molte le persone che al contrario hanno un’ottima opinione dei bibliotecari, ma da quanto mi capita di leggere e vedere non si tratta della maggioranza, o comunque poco si fa per dare loro voce.

Molto probabilmente uno dei problemi sta nella poca conoscenza del mestiere e delle sue peculiarità da parte degli studenti e dei cittadini in generale, che a sua volta è dovuta anche al poco interesse dimostrato da chi dovrebbe occuparsi di promuovere e far conoscere questa figura professionale affascinante, complessa e impegnativa.

Lo stesso Stato e il mondo accademico potrebbero fare di più per valorizzare e far conoscere la professione e il mondo dei bibliotecari: nel mio caro Abruzzo non c’è neanche un polo universitario che permetta – in maniera continuativa- di accedere a corsi di biblioteconomia, archivistica e affini.

Come risolvere la questione? Molte sono le iniziative promosse dalle singole istituzioni o dalle associazioni della nostra categoria (AIB, AIBE ecc.), ma forse una vera svolta potrà avvenire solo quando coloro che sono chiamati a fare sintesi e detengono il potere tornino a guardare alla lettura, ai libri (e di conseguenza ai bibliotecari)  come a un’opportunità di apertura, di relazione e quindi di crescita culturale ma anche e soprattutto umana della cittadinanza; Massimo Recalcati commentando la bellissima installazione di Jorge Mendez Blake L’Impatto del libro (2003) su La Repubblica del 16 giugno, ricorda come la forza del libro stia proprio nel generare un’incrinatura nel muro dell’indifferenza e dell’egocentrismo: «Se il muro si impegna a difendere la vita dallo straniero, il libro ci invita invece a fare amicizia. Se il muro innalza il confine, il libro lo dilata». Va da sé quanto valga in quest’ottica il lavoro e la passione di chi di tutto ciò si fa custode e ne garantisce con competenza, generosità e impegno la fruibilità.

E poi, quando andiamo in biblioteca, magari coi nostri figli o nipoti, proviamo a chiedere al bibliotecario qualcosa sul suo lavoro: ci troveremo a scoprire una delle tante declinazioni concrete della parola «passione».

About Luca Mazzocchetti (22 Articles)
Nato il 2 luglio del 1985. Studia Lettere moderne all'Università "G. D'Annunzio"di Chieti e poi Didattica dell'italiano come L2 e LS presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere nella sede di Pescara della stessa Università. Ora alla Scuola vaticana di biblioteconomia. Docente di Metodologia presso l'ISSR "G. Toniolo" di Pescara e direttore della biblioteca "Carlo Maria Martini" dell'Arcidiocesi di Pescara - Penne.