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Bagnasco: “L’Europa recuperi i suoi valori costituenti”

Lo ha affermato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee).

Card. Angelo Bagnasco, presidente uscente della Conferenza episcopale italiana

Recupero dei valori di coesione sociale e solidarietà concreta ed attiva. Tali  aspetti sono stati da sempre i capisaldi dell’Unione Europea  che, è bene ricordarlo, non pone le proprie fondamenta solo su un’ unione economica e politica ma anche su una convergenza sociale tra gli stati che la compongono.  Se ne è parlato ieri pomeriggio a Pozdàm in Polonia, dove si è svolta l’assemblea plenaria delle Conferenze Episcopali d’Europa.  «Siamo consapevoli- afferma il cardinale Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle Conferenze Epistolari Europpe(Ccee)- che, se l’Europa perdesse il senso della solidarietà tra singoli, popoli e Stati, sarebbe tradire il messaggio cristiano e un impoverimento della civiltà, una diminuzione del civis europeo.» La prima sessione di lavoro sarà centrata oggi sul tema “Europa: la solidarietà nella formazione delle coscienze e della società” e per l’occasione l’Istituto di statistica della Chiesa Cattolica in Polonia presenterà una sintesi dell’indagine sul volontariato, promossa dal Ccee e svolta in questi mesi presso le Conferenze episcopali. »  Non manca poi, da parte di Bagnasco, un riferimento concreto ed imparziale sulla situazione attuale in cui versa l’Unione Europea ma non solo. «È sotto gli occhi di tutti che l’Europa vive un tempo di difficoltà nel suo comune cammino»- sottolinea  il cardinale – «e questo non riguarda solamente l’unione Europea ma, più ampiamente, tutto il Continente. Circostanze di carattere politico e culturale, fenomeni nuovi, spinte contraddittorie, sembrano determinare sentimenti diversi, sensibilità che fanno fatica a dialogare e a comprendersi con libertà da pregiudizi; a volte si registrano delle chiusure dell’anima e delle menti, forse riaffiorano ricordi passati non del tutto riconciliati; certe prassi sembrano troppo pesanti o poco motivate, che i pesi siano poco distribuiti, che le diverse identità siano viste come ostacoli anziché come ricchezza da riconoscere e armonizzare per un cammino più convinto, solidale, necessario». Parlando ai vescovi europei il cardinale accenna alla “crescente intolleranza” che si registra in Europa “per quella visione antropologica che il cristianesimo ha ispirato nel grembo europeo”. Ciò però ha generato “solitudine”, “una invivibile cultura del sospetto verso persone e istituzioni”, ma anche “atteggiamenti di presunzione, di pretesa superiorità, di arroganza”. «Dobbiamo essere vigili anche nelle nostre comunità»-incalza Bagnasco-.  La Chiesa crede nell’Europa, nella sua cultura cristiana, nella sua spinta umanistica nonostante ombre e ritardi; crede nel suo futuro e nella sua missione, che non è di tipo economico, ma spirituale ed etico». Al termine il cardinale Bagnasco esprime un ultimo auspicio: «Ri-annunciare Cristo- conclude- riteniamo che sia il più grande atto d’amore verso i nostri popoli e il Continente, il modo giusto di essere nel mondo senza essere del mondo. Non ci spaventa la nostra debolezza, i limiti, neppure i peccati che la condizione umana porta con sé e che sono fonte di dolore». Dunque, l’Europa è alla prova del nove: una fase in cui dovrà dimostrare nei fatti, di voler seguire davvero un percorso comune in tutti gli ambiti stabili. In gioco ci sono la sua credibilità, ma anche e soprattutto, i suoi primordiali valori che ne hanno ispirato la formazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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