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“Solo una Chiesa di santi può invitare i giovani a diventarlo”

Il testo, 60 pagine, in continuità con l’Instrumentum laboris, ha come icona di riferimento l’episodio dei discepoli di Emmaus, ed è distinto in tre parti che vengono scandite da questo episodio. La prima parte è intitolata “Camminava con loro” (Lc 24,15) e cerca di illuminare ciò che i Padri sinodali hanno riconosciuto del contesto in cui i giovani sono inseriti, evidenziandone i punti di forza e le sfide. La seconda parte, “Si aprirono loro gli occhi” (Lc 24,31), è interpretativa e fornisce alcune chiavi di lettura fondamentali del tema sinodale. La terza parte, intitolata “Partirono senza indugio” (Lc 24,33), raccoglie le scelte per una conversione spirituale, pastorale e missionaria

Approvato ieri, con la maggioranza qualificata dei due terzi dei padri sinodali, il documento finale del Sinodo dei giovani consegnato a Papa Francesco

Papa Francesco nell'aula del Sinodo con i 267 padri sinodali

Il documento finale del Sinodo dei vescovi sui giovani, che porta lo stesso titolo del terzo Sinodo convocato da Papa Francesco, dopo i due sulla famiglia – “I giovani e il discernimento vocazionale”è stato approvato ieri con la maggioranza qualificata dei due terzi in ognuno dei 167 punti. I padri presenti in Aula, aventi diritto al voto, erano 248, e la maggioranza qualificata ammontava a 166 voti. Il testo, 60 pagine, in continuità con l’Instrumentum laboris, ha come icona di riferimento l’episodio dei discepoli di Emmaus, ed è distinto in tre parti che vengono scandite da questo episodio. La prima parte è intitolata “Camminava con loro” (Lc 24,15) e cerca di illuminare ciò che i Padri sinodali hanno riconosciuto del contesto in cui i giovani sono inseriti, evidenziandone i punti di forza e le sfide. La seconda parte, “Si aprirono loro gli occhi” (Lc 24,31), è interpretativa e fornisce alcune chiavi di lettura fondamentali del tema sinodale. La terza parte, intitolata “Partirono senza indugio” (Lc 24,33), raccoglie le scelte per una conversione spirituale, pastorale e missionaria. Il documento finale del Sinodo è stato consegnato ieri sera nelle mani del Santo Padre, che ora deciderà cosa farne.

Tanti i temi dibattuti in queste pagine, a partire da quello della sessualità: «Nell’attuale contesto culturale – si legge nel documento – la Chiesa fatica a trasmettere la bellezza della visione cristiana della corporeità e della sessualità, così come emerge dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione e dal Magistero degli ultimi Papi». Riguardo a questo tema, «appare urgente – prosegue il testo dei padri sinodali – una ricerca di modalità più adeguate, che si traducano concretamente nell’elaborazione di cammini formativi rinnovati. Occorre proporre ai giovani un’antropologia dell’affettività e della sessualità capace anche di dare il giusto valore alla castità, mostrandone con saggezza pedagogica il significato più autentico per la crescita della persona, in tutti gli stati di vita, puntando sull’ascolto empatico, l’accompagnamento e il discernimento, sulla linea indicata dal recente magistero. Di qui la necessità di curare la formazione di operatori pastorali che risultino credibili, a partire dalla maturazione delle proprie dimensioni affettive e sessuali». Tra le questioni relative al corpo, all’affettività e alla sessualità che hanno bisogno di una più approfondita elaborazione antropologica, teologica e pastorale, da realizzare nelle modalità e ai livelli più convenienti, da quelli locali a quello universale, i padri segnalano «quelle relative alla differenza e armonia tra identità maschile e femminile e alle inclinazioni sessuali». A questo riguardo il Sinodo ribadisce che «Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa, rinnovando il suo impegno contro ogni discriminazione e violenza su base sessuale. Ugualmente, riafferma la determinante rilevanza antropologica della differenza e reciprocità tra l’uomo e la donna e ritiene riduttivo definire l’identità delle persone a partire unicamente dal loro orientamento sessuale».

Il secondo tema preso in considerazione dai padri sinodali è stato quello relativo alla questione femminile: «Una Chiesa che cerca di vivere uno stile sinodale – si legge nel documento -, non potrà fare a meno di riflettere sulla condizione e sul ruolo delle donne al proprio interno, e di conseguenza anche nella società. I giovani e le giovani lo chiedono con grande forza. Le riflessioni sviluppate, richiedono di trovare attuazione attraverso un’opera di coraggiosa conversione culturale e di cambiamento nella pratica pastorale quotidiana». Un ambito di particolare importanza, a questo riguardo, viene considerato quello della presenza femminile negli organi ecclesiali «a tutti i livelli, anche in funzioni di responsabilità, e della partecipazione femminile ai processi decisionali ecclesiali nel rispetto del ruolo del ministero ordinato. Si tratta di un dovere di giustizia, che trova ispirazione tanto nel modo in cui Gesù si è relazionato con uomini e donne del suo tempo, quanto nell’importanza del ruolo di alcune figure femminili nella Bibbia, nella storia della salvezza e nella vita della Chiesa».

Non è mancata una parte del documento sinodale dedicata al tema degli abusi compiuti da esponenti ecclesiali: «I diversi tipi di abuso compiuti da alcuni vescovi, sacerdoti, religiosi e laici – proseguono i padri sinodali – provocano in coloro che ne sono vittime, tra cui molti giovani, sofferenze che possono durare tutta la vita e a cui nessun pentimento può porre rimedio. Tale fenomeno è diffuso nella società, tocca anche la Chiesa e rappresenta un serio ostacolo alla sua missione. Il Sinodo ribadisce il fermo impegno per l’adozione di rigorose misure di prevenzione che ne impediscano il ripetersi, a partire dalla selezione e dalla formazione di coloro a cui saranno affidati compiti di responsabilità ed educativi – l’impegno assunto dai padri sinodali, per andare alla radice della piaga della pedofilia». Nel testo, poi, si fa notare come esistano diversi tipi di abuso, come dibattuto in aula e nei Circoli minori: «Di potere, economici, di coscienza, sessuali – osserva il Sinodo -. Si rende evidente il compito di sradicare le forme di esercizio dell’autorità su cui essi si innestano e di contrastare la mancanza di responsabilità e trasparenza con cui molti casi sono stati gestiti. Il desiderio di dominio, la mancanza di dialogo e di trasparenza, le forme di doppia vita, il vuoto spirituale, nonché le fragilità psicologiche sono il terreno su cui prospera la corruzione. Il clericalismo, in particolare, nasce da una visione elitaria ed escludente della vocazione, che interpreta il ministero ricevuto come un potere da esercitare, piuttosto che come un servizio gratuito e generoso da offrire; e ciò conduce a ritenere di appartenere a un gruppo che possiede tutte le risposte e non ha più bisogno di ascoltare e di imparare nulla, o fa finta».

Il Sinodo, inoltre, esprime gratitudine e incoraggiamento verso coloro che hanno il coraggio di denunciare il male subìto: «Aiutano la Chiesa – precisa il documento finale – a prendere coscienza di quanto avvenuto e della necessità di reagire con decisione. Apprezza e incoraggia anche l’impegno sincero di innumerevoli laiche e laici, sacerdoti, consacrati, consacrate e vescovi che ogni giorno si spendono con onestà e dedizione al servizio dei giovani. La loro opera è una foresta che cresce senza fare rumore. Anche molti tra i giovani presenti al Sinodo hanno manifestato gratitudine per coloro da cui sono stati accompagnati e ribadito il grande bisogno di figure di riferimento. Il Sinodo riconosce che affrontare la questione degli abusi in tutti i suoi aspetti, anche con il prezioso aiuto dei giovani, può essere davvero un’opportunità per una riforma di portata epocale». Il tema degli abusi ritorna anche nel penultimo numero del documento finale, che è un deciso “mea culpa”: «Purtroppo – vi si legge – il mondo è indignato dagli abusi di alcune persone della Chiesa piuttosto che ravvivato dalla santità dei suoi membri. Per questo, la Chiesa nel suo insieme deve compiere un radicale cambio di prospettiva – la proposta sulla scorta di Papa Francesco -. Noi dobbiamo essere santi per poter invitare i giovani a diventarlo. I giovani hanno chiesto a gran voce una Chiesa autentica, luminosa, trasparente, gioiosa. Solo una Chiesa dei santi può essere all’altezza di tali richieste».

Un altro dei temi del momento, come quello dei migranti, è stato affrontato durante i lavori sinodali per trovare quindi posto anche sul documento finale: «Molti tra i migranti sono giovani – afferma il testo -. La diffusione universale della Chiesa, le offre la grande opportunità di far dialogare le comunità da cui essi partono e quelle in cui essi arrivano, contribuendo a superare paure e diffidenze, e a rinforzare i legami che le migrazioni rischiano di spezzare». Nella parte dedicata alle migrazioni, il Sinodo adotta ancora una volta i quattro verbi proposti da Papa Francesco“Accogliere, proteggere, promuovere e integrare” – per sintetizzare le linee di azione in favore dei migranti: «Metterli in atto – puntualizzano i padri sinodali – richiede l’azione della Chiesa a tutti i livelli e coinvolge tutti i membri delle comunità cristiane. I migranti, opportunamente accompagnati, potranno offrire risorse spirituali, pastorali e missionarie alle comunità che li accolgono. Di particolare importanza è l’impegno culturale e politico, da portare avanti anche attraverso apposite strutture, per lottare contro la diffusione della xenofobia, del razzismo e del rifiuto dei migranti».

Quindi un riferimento al contrasto del traffico di esseri umani: «Le risorse della Chiesa cattolica – si legge – sono un elemento vitale nella lotta al traffico di esseri umani, come risulta chiaro nell’opera di molte religiose. Il ruolo del Santa Marta Group, che unisce i responsabili religiosi e delle forze dell’ordine, è cruciale e rappresenta una buona pratica a cui ispirarsi». Quindi un ulteriore monito: «Non vanno tralasciati – affermano i padri sinodali – l’impegno per garantire il diritto effettivo di rimanere nel proprio Paese per le persone che non vorrebbero migrare, ma sono costrette a farlo e il sostegno alle comunità cristiane che le migrazioni minacciano di svuotare».

Come ultimo punto, immancabile il riferimento al mondo digitale: «L’ambiente digitale – denota il documento finale del Sinodo – rappresenta per la Chiesa una sfida su molteplici livelli. È imprescindibile quindi approfondire la conoscenza delle sue dinamiche e la sua portata dal punto di vista antropologico ed etico». Da qui l’esortazione ad abitare questo ambiente: «Promuovendone le potenzialità comunicative in vista dell’annuncio cristiano – ricordano i padri sinodali -. I giovani cristiani, nativi digitali come i loro coetanei, trovano qui una autentica missione, in cui alcuni sono già impegnati. Sono gli stessi giovani a chiedere di essere accompagnati in un discernimento sulle modalità mature di vita in un ambiente oggi fortemente digitalizzato, che permetta di cogliere le opportunità scongiurando i rischi».

Per incentivare il protagonismo dei giovani, inoltre, il Sinodo auspica che nella Chiesa si istituiscano, ai livelli adeguati, appositi Uffici o organismi per la cultura e l’evangelizzazione digitale: «Che – propongono i padri -, con l’imprescindibile contributo di giovani, promuovano l’azione e la riflessione ecclesiale in questo ambiente. Tra le loro funzioni, oltre a favorire lo scambio e la diffusione di buone pratiche a livello personale e comunitario, e a sviluppare strumenti adeguati di educazione digitale e di evangelizzazione, potrebbero anche gestire sistemi di certificazione dei siti cattolici, per contrastare la diffusione di fake news riguardanti la Chiesa, o cercare le strade per persuadere le autorità pubbliche a promuovere politiche e strumenti sempre più stringenti per la protezione dei minori sul web».

About Davide De Amicis (2831 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero ed è direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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