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Sinodo: “Vogliamo essere una Chiesa che con i giovani ritrova la giovinezza”

"La corresponsabilità vissuta con i giovani – sottolinea Padre Giacomo Costa – è stata una fonte di gioia per i vescovi, rilanciando l’esigenza di praticare una Chiesa della sinodalità, aprendo alla partecipazione di tutti i battezzati e delle persone di buona volontà, secondo l'età, lo stato di vita e la propria vocazione. Questa è la forma di Chiesa a cui il Signore ci richiama oggi. Una sinodalità missionaria per valorizzare la partecipazione di tutti, uscendo da una visione clericale e verticistica del potere"

Lo ha affermato martedì Padre Giacomo Costa, segretario speciale del Sinodo dei giovani, intervenendo alla Giornata regionale del clero di Manoppello

Padre Giacomo Costa, segretario speciale del Sinodo dei giovani

È una Chiesa ringiovanita dal contatto stesso con i giovani, capace di trasformarsi da una struttura clericale e verticistica in una Chiesa di famiglia, quella uscita due giorni fa dal Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani, che si è svolto in Vaticano per tutto il mese. Ne ha parlato martedì alla Giornata regionale del clero d’Abruzzo e Molise che si è tenuta al Santuario del Volto santo di Manoppello, sul tema “Spirito e messaggio del Sinodo dedicato ai giovani”, il segretario speciale del Sinodo dei giovani Padre Giacomo Costa: «Quella che è emersa – spiega il gesuita, rivolgendosi agli oltre 300 sacerdoti e agli undici vescovi diocesani presenti –, è la volontà di essere una Chiesa non più per i giovani, ma che grazie ai giovani ha saputo ritrovare la sua giovinezza».

I vescovi abruzzesi e molisani con i sacerdoti intervenuti

Una conclusione raggiunta in tre fasi di lavori, sullo sfondo dell’episodio biblico dei discepoli di Emmaus, che hanno visto i 270 padri sinodali dapprima confrontarsi con una delegazione di oltre 50 giovani: «Con il loro grido di dolore – riporta Padre Costa –, hanno lamentato come le loro parole non vengano prese sul serio dalla società e, al tempo stesso, i vescovi hanno ammesso di essere troppo oberati dal lavoro amministrativo per occuparsi pienamente della vita pastorale, incontrando i giovani. Poi abbiamo ascoltato il grido delle donne, che chiedono di essere più presenti nella Chiesa consacrandosi nelle forme a loro più vicine».

Ma la nota dolente è giunta soprattutto dalle parrocchie: «Fanno fatica – constata il segretario speciale del Sinodo – ad essere luoghi rilevanti per i giovani, la cui vita scorre ai margini, non rinnovando il proprio approccio». Nella seconda parte, il Sinodo dei giovani ha riaffermato la centralità della celebrazione eucaristica per i giovani: «Il punto di svolta – sottolinea Padre Giacomo Costa – è stato comprendere che è lo Spirito Santo, attraverso la presenza di Cristo eternamente giovane, a far riscoprire la giovinezza della Chiesa».

Nell’ultima parte dei lavori, infine, sono emersi spunti pratici per rilanciare il cammino ecclesiale: «La corresponsabilità vissuta con i giovani – sottolinea il gesuita – è stata una fonte di gioia per i vescovi, rilanciando l’esigenza di praticare una Chiesa della sinodalità, aprendo alla partecipazione di tutti i battezzati e delle persone di buona volontà, secondo l’età, lo stato di vita e la propria vocazione. Questa è la forma di Chiesa a cui il Signore ci richiama oggi. Una sinodalità missionaria per valorizzare la partecipazione di tutti, uscendo da una visione clericale e verticistica del potere».

Mons. Bruno Forte, presidente della Conferenza episcopale abruzzese e molisana

Ad introdurre e accompagnare i lavori è stato il presidente della Conferenza episcopale abruzzese e molisana, nonché arcivescovo di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, che ha ricordato l’importanza del Volto santo: «Tutti gli studi compiuti – ricorda il presule – hanno dimostrato che quello che abbiamo qui è il Volto santo che fu conservato in San Pietro fino al 1527 quando, in occasione del sacco dei Lanzichenecchi, l’allora cardinale dell’Urbe e già arcivescovo di Chieti Giampietro Carafa (futuro Paolo IV), fece portare questa preziosissima reliquia fuori dallo Stato pontificio, in quel Regno di Napoli e soprattutto in quel luogo che era stato della sua diocesi. Si trattava appunto di Manoppello, la prima città che si trovava al di là del confine, dove ha voluto costruire questa preziosa memoria. In questo volto impresso su di un velo di bisso – afferma il presule -, si può riconoscere il mistero del Signore che ha sofferto ed è stato glorificato».

About Davide De Amicis (2746 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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