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“I cristiani siano testimoni di una fede concreta e non da salotto”

«E c’è – evidenzia - anche la crisi dell’impegno politico dei cattolici . Eppure dentro a crisi così complesse non dovremmo mai perdere la fiducia che a condurre la storia è il Signore Gesù».

Lo ha affermato il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e arcivescovo di Perugia-Città della Pieve

Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e arcivescovo di Perugia-Città della Pieve

La Chiesa e la teologia sono chiamate a testimoniare una fede concreta e viva, che sia in grado di recepire le istanze  insite nella nostra società. La politica deve tornare ad essere un servizio per la collettività. Sono queste le peculiarità su ha posto le basi l’intervento del presidente della Cei e arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, il cardinale Gualtiero Bassetti, nella prolusione all’inaugurazione del nuovo anno accademico della sezione di Fermo dell’Istituto teologico marchigiano che si è svolta sabato mattina.

«Una teologia da camera iperbarica – afferma – non incontra mai la carne della gente. Si rifugia nell’ideale astratto senza fare i conti con le possibili crescite e maturazioni della realtà. Si tratta, invece, di lasciarsi provocare dalla realtà così come si presenta, con le sue assurdità e fatiche, con le sue durezze e sofferenze».

«Quando guardiamo al nostro tempo  – continua – spesso sottolineiamo l’aspetto della crisi. C’è la crisi economica con le sue conseguenze che attanagliano molte famiglie. C’è la crisi del lavoro giovanile. C’è la crisi di valori. C’è la crisi della comunità cristiana, talvolta divisa o litigiosa. C’è la crisi della civiltà».

Non manca, da parte del porporato, un riferimento all’impegno dei cattolici in politica: «E c’è – evidenzia – anche la crisi dell’impegno politico dei cattolici . Eppure dentro a crisi così complesse non dovremmo mai perdere la fiducia che a condurre la storia è il Signore Gesù».

«È importante – sostiene – lasciarsi abitare dalle sofferenze e tener conto delle rispettive diversità. Tuttavia, le ragioni dell’incontro devono prevalere su quelle dello scontro. C’è da chiedersi come mai oggi assistiamo a una recrudescenza del linguaggio razzista e della violenza senza riuscire a raccontare le migliaia di esperienze positive realizzate negli ambienti delle nostre parrocchie, delle cooperative sociali, delle diocesi e della Chiesa italiana».

«Le narrazioni violente – osserva – sembrano dilagare e fanno notizia: portano le persone a schierarsi».

«Il conflitto sociale – conclude – invece, va abitato con il coraggio di chi si impegna a incontrare, ad ascoltare e a dirsi le differenze. Dall’incontro dei volti nasce il ‘di più’ dell’unità».

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