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San Nunzio: “Grazie Signore per aver suscitato un figlio santo a questa terra”

"Ho solo detto quello che mi è accaduto – racconta Pasquale, il giovane miracolato da San Nunzio Sulprizio -, perché ci ho creduto e non sono rimasto a casa a ringraziare il Signore per conto mio, ma l’ho fatto testimoniando concretamente la grazia ricevuta dal Beato Nunzio. Bisogna crederci, perché è vero. A quanti incontro dico “Abbi fede, Dio ti salva”

Lo ha affermato ieri l’arcivescovo Valentinetti alla cerimonia dell’imposizione dell’aureola e del giglio sul simulacro di San Nunzio Sulprizio

L'arcivescovo Valentinetti impone l'aureola sul capo del simulacro di San Nunzio Sulprizio

Da ieri la santità di Nunzio Sulprizio (il primo santo di origine pescarese) la si può anche vedere, con l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti che ha posto l’aureola intorno al capo del simulacro che ne raccoglie le spoglie mortali, in un Santuario di Pescosansonesco gremito di autorità e fedeli. È stato poi il trentacinquenne di Taranto Pasquale Bucci a concludere il rito solenne, depositando nell’urna del santo anche il giglio dorato che ne rappresenta la purezza: «Normalmente – precisa don Mauro Pallini, rettore del Santuario – i fiori del giglio sono tre, essendo il numero della perfezione, ma in questo caso sono quattro per simboleggiare la purezza della Vergine Maria, a cui San Nunzio era molto devoto e pieno d’amore. Comunque, la gioia è grande e invade tutto il nostro cuore. San Nunzio ci dia la forza di desiderare per ciascuno di noi il grande dono della santità».

Pasquale e Giuseppe Bucci col rettore del santuario don Mauro Pallini

Tornando al giovane Pasquale Bucci, è stato lui 14 anni fa, all’età di 21 anni, a ricevere il miracolo che avrebbe aperto le porte alla canonizzazione del Beato Nunzio. Una sera di maggio, mentre rientrava a casa con la sua moto, era stato urtato da una macchina che avrebbe cambiato la sua vita: «Ero caduto perpendicolarmente, di testa, dall’altra parte dell’auto – racconta Bucci – e nonostante il casco sono rimasto in coma per 40 giorni di cui non ricordo nulla, così come dei cinque mesi successivi».

Le sue condizioni erano critiche e nella migliore delle ipotesi Pasquale, a causa di un ematoma che non si riassorbiva, sarebbe sopravvissuto con un drenaggio permanente che avrebbe collegato il cervello al peritoneo. Ma la famiglia era devota del Beato Nunzio, il cui santino era nel portafoglio di Pasquale, e da Napoli venne fatta arrivare una sua reliquia che il padre portava ogni giorno al capezzale del figlio, pregando per la guarigione. A quel punto è avvenuto ciò che la scienza non ha saputo e potuto spiegare, la guarigione miracolosa: «Una sera – racconta Giuseppe, il padre – un medico mi chiama chiedendomi di firmare un modulo, dicendomi che non c’era più bisogno del drenaggio».

Il simulacro di San Nunzio Sulprizio con l’aureola e il giglio

Da lì la guarigione completa del ragazzo, seguita da un lungo periodo di riabilitazione, mentre il clero locale gridava al miracolo. Un grido che è stato raccolto dal postulatore della causa di canonizzazione, Padre Antonio Salvatore Paone, grazie a Pasquale che ha avuto il coraggio di raccontare il prodigio ricevuto, ma che minimizza: «Ho solo detto quello che mi è accaduto – racconta Pasquale -, perché ci ho creduto e non sono rimasto a casa a ringraziare il Signore per conto mio, ma l’ho fatto testimoniando concretamente la grazia ricevuta dal Beato Nunzio. Bisogna crederci, perché è vero. A quanti incontro dico “Abbi fede, Dio ti salva”».

Successivamente l’arcivescovo Valentinetti, ha commentato il rito solenne: «Il sentimento con cui viviamo questo gesto – esordisce – è quello della gratitudine. Gratitudine al Signore per aver suscitato un figlio santo a questa terra. Innanzitutto al paese di Pescosansonesco, alla nostra arcidiocesi, al nostro Abruzzo, all’Italia e al mondo intero».

L’arcivescovo Valentinetti pronuncia l’omelia dopo la posa dell’aureola

Quindi, ricordando i 19 anni di San Nunzio e i 24 di San Gabriele dell’Addolorata e altri giovani santi abruzzesi, ha riflettuto su questi giovani modelli di santità: «Sono segni che devono scuoterci – sottolinea –, con cui il Signore ci dice che i giovani devono essere rimessi al centro della vita delle nostre comunità e della nostra società».

E il cammino verso la santità può essere intrapreso da tutti: «Ma prima – ricorda il presule – bisogna aderire e partecipare ai valori umani, perché non c’è santità senza umanità, e cristiani. Che questa partecipazione possa essere trasmessa da San Nunzio a tutti voi e a tantissimi giovani, perché il valore umano di interpretare le dimensioni della sofferenza e del rifiuto hanno portato San Nunzio a far sì che questi valori diventassero virtù di fede e occasione di evangelizzazione, di annuncio dell’amore del Signore, del regno di Dio, in mezzo ad altri malati, ad altra gente che ha goduto della sua presenza, seppure per un breve periodo di tempo».

Da qui un primo auspicio: «Che la vita di Nunzio – si augura monsignor Valentinetti – ci illumini, che la grazia dello Spirito che l’ha condotto a questa vetta così bella e radiosa, sia realmente fonte di rigenerazione per tutti noi, per le nostre comunità, per la nostra Chiesa locale, per il nostro Abruzzo, per la nostra Italia e il mondo intero».

Nell’omelia della Santa messa successiva al rito di imposizione dell’aureola e del giglio a San Nunzio, l’arcivescovo di Pescara-Penne è tornato a parlare del giovane santo di Pescosansonesco, in riferimento al Vangelo domenicale: «San Nunzio, così come gli altri santi – ricorda – ci narra il Vangelo della semplicità, della povertà, del saper interpretare con amore le sofferenze della vita e chi ha dato anche l’interpretazione del Vangelo che è capace di annunciare, di portare la buona notizia anche agli altri, nonostante tutto».

I fedeli che hanno gremito il santuario

Inoltre, secondo il presule, si può interpretare la vita secondo il moto dell’esteriorità e secondo quello dell’essenzialità, dove mente e cuore si collegano al corpo informandolo delle dimensioni più profonde dell’anima. Ambito, quest’ultimo, di cui San Nunzio era molto esperto: «Pensate – sottolinea l’arcivescovo – alla dimensione subìta del rifiuto della sua vita. Rifiuto dello zio parecchio aggressivo, rifiuto di qualche persona che vedendolo alla fontana lavarsi la ferita, l’ha allontanato. Ciononostante, lui è riuscito ad interpretare una fede dell’interiorità e dell’essenzialità».

La stessa essenzialità della vedova, al centro della pagina del Vangelo di ieri, che nonostante la sua povertà al Tempio ha donato tutto quello che aveva: «Infatti – denota il presule – quando facciamo raccolte in parrocchia, o al di sopra, sono i poveri che danno le offerte più grandi. Non so come sia andata la raccolta fondi per realizzare l’aureola e il giglio di San Nunzio, ma a dare di più sono stati i poveri, perché la Chiesa è la Chiesa dei poveri. Noi ci sciacquiamo spesso la bocca con questa parola, ma dovremmo essere un po’ più capaci di viverla, in quanto andando all’essenzialità della vita si è capaci di condivisione».

Una capacità di condivisione con i poveri, che dovrebbe valere anche a livello globale: «C’è troppa sperequazione – denuncia il presule -. L’80% della popolazione mondiale che vive con il 20% delle risorse del mondo e il 20% della popolazione mondiale che vive con l’80% delle risorse del mondo. È giusto? Possiamo andare avanti così? Dove andremo? Ogni tanto le Nazioni unite pongono obiettivi sulla riduzione della fame nel mondo, che vengono costantemente disattesi. È una questione che va posta anche a livello politico, perché la sperequazione che c’è nel mondo è scandalosa e grida vendetta al cospetto di Dio».

L’arcivescovo Valentinetti pronuncia l’omelia

Un grido di dolore che l’arcivescovo Valentinetti ha affidato all’intercessione di San Nunzio: «Cari fratelli e care sorelle – afferma – io mi auguro che San Nunzio ci faccia un miracolo. Ne ha fatti già tanti, ma è stato sfortunato perché nessuno se n’è accorto. Se ne sono accorti solo quelli che l’hanno ricevuto. Poi c’è stato questo giovane, che avete  visto qui presente, che ha avuto il coraggio di far capire che un miracolo vero era possibile dimostrarlo e, grazie a Dio, è diventato santo. Ma io chiedo anche il miracolo che le nostre realtà ecclesiali, le nostre comunità cittadine, le nostre famiglie e le nostre istituzioni ripongano al centro delle loro attenzioni i giovani e la vera trasmissione dei veri valori umani e cristiani ai giovani. Essi sono il futuro della storia dell’umanità e se non consegneremo loro questi valori, che San Nunzio ci dia una scossa da questo punto di vista, il mondo finirà male. Non voglio fare il profeta di sventura perché poi, grazie a Dio, ci sono i sussulti di umanità e di fede proprio grazie all’intervento della Provvidenza, che riescono a cambiare le sorti dell’umanità. Ma il nostro dovere, sotto l’esempio di chi ci ha preceduto, è sicuramente questo. Se vogliamo vivere un’imitazione di santità di Nunzio dobbiamo entrare in questa logica, perché altrimenti facciamo solo pietismo e la strada è coniugare fede e vita. Che San Nunzio ci assista, che la Vergine Santa ci protegga, che lo Spirito Santo illumini veramente il cuore di tutti».

Il trasferimento di San Nunzio a Popoli

Da questo pomeriggio, infine, l’urna con le spoglie di San Nunzio Sulprizio è stata trasportata nella chiesa di San Francesco a Popoli, dove il giovane santo ricevette la cresima. Qui resterà fino a domenica 18 novembre, quando rientrerà in santuario a Pescosansonesco per la messa delle ore 17.30.

About Davide De Amicis (2774 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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