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Laudato si’: “Consegniamo alle nuove generazioni un ambiente invivibile”

"L’obiettivo del corso – premette don Antonio Del Casale, direttore dell’ufficio pastorale – è quello di fornire a studenti, giovani e laici impegnati gli strumenti per leggere la Dottrina sociale della Chiesa, che oggi attraverso Papa Francesco parla anche di ambiente, sensibilizzandoli alla cittadinanza attiva nella vita di ogni giorno"

Lo ha affermato nei giorni scorso l’arcivescovo Valentinetti, aprendo il Corso diocesano di formazione socio-politico

Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne

Don Antonio Del Casale, direttore Pastorale diocesana Lavoro e Sociale

Con una riflessione sull’enciclica ambientale di Papa Francesco dal tema “La Laudato si’ nel cammino della Dottrina sociale” condotta dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, il 9 novembre scorso è stato aperto il Corso di formazione all’impegno socio-politico organizzato dall’Ufficio di Pastorale sociale e del Lavoro dell’arcidiocesi di Pescara-Penne: «L’obiettivo del corso – premette don Antonio Del Casale, direttore dell’ufficio pastorale – è quello di fornire a studenti, giovani e laici impegnati gli strumenti per leggere la Dottrina sociale della Chiesa, che oggi attraverso Papa Francesco parla anche di ambiente, sensibilizzandoli alla cittadinanza attiva nella vita di ogni giorno».

Un’enciclica, la Laudato si’, che è frutto del contesto storico e ambientale che attualmente stiamo vivendo: «Questo documento – esordisce l’arcivescovo Valentinetti – non nasce all’improvviso, ma in un momento della storia in cui emerge il grande interrogativo di cosa vogliamo fare del creato. Un tema che nelle precedenti encicliche sociali non è mai stato trascurato, ma che non era mai stato affrontato in maniera così estesa come in questo caso. Non a caso, nella Laudato si’ troviamo quattro riferimenti importanti sull’ambiente come bene collettivo, sull’uso delle biotecnologie e dei fitofarmaci legato alla coltivazione, sull’ambiente come condivisione dei beni e suoi nuovi stili di vita da assumere per non continuare a perpetuare la distruzione dell’ambiente. A tal proposito, non vorrei fare il profeta di sventura, ma tutti dicono che arriveremo ad un punto di non ritorno sul clima tra il 2030 e il 2050. Del resto, fino a poco tempo fa un fortunale non faceva tutti i danni che provoca oggi nel nostro Paese».

Tutto questo in un contesto di crisi nel rapporto tra uomo e ambiente: «Dovuto sia ai cataclismi naturali che stanno diventano sempre più frequenti e incontrollabili – osserva il presule -, ma anche al fatto che il rapporto tra uomo e ambiente è stato falsificato dalle colture intensive, dalla distruzione delle foreste e dall’estrazione incontrollata del petrolio – che danneggia il sottosuolo perché al posto di esso viene iniettata acqua per creare omogeneità nel rapporto terra-liquido, senza considerare la grande quantità di acqua che purtroppo viene erosa dal fabbisogno umano, che cresce sempre di più con la crescita esponenziale della popolazione mondiale. E così la prossima guerra mondiale, non sarà più per il petrolio, ma per l’acqua».

Il programma del primo modulo del Corso di formazione socio-politico

Fatta questa premessa, monsignor Valentinetti ha approfondito il concetto alla base della Laudato si’: «Papa Francesco affronta il tema dell’ecologia per singoli argomenti o situazioni – precisa – e lo fa parlando di un’ecologia integrale, nel senso che non c’è niente che sfugga alla realtà culturale dell’uomo che non debba essere investita di una riflessione ecologica. Tutto quello che può essere considerata un’attività umana, dal bisogno primario di procacciare il cibo alla realizzazione dell’ambiente di vita, passando per il procacciamento dell’energia, non può sfuggire ad una riflessione teologica».

E due principi sottintendono il concetto di ecologia integrale, il primo è il bene comune: «Che dovrebbe riguardare il 100% della popolazione – osserva l’arcivescovo di Pescara-Penne -, mentre oggi esiste un 20% della popolazione mondiale che è fuori dalla riflessione sul bene comune, non potendo accedere a beni essenziali, come il cibo, l’energia e tutto quanto è necessario a vivere una vita degna di questo nome. In tal senso, bisogna guardare al bene comune per un’equa distribuzione dei beni che possono essere per la vita dell’uomo».

Ma ciò comporta l’impegno di tutti, soprattutto degli esponenti politici: «Perché ci siano politiche – auspica monsignor Tommaso Valentinettiche in qualche modo traducano l’ecologia integrale in verità d’azione». Ma quanto avviene, nei confronti dell’ecologia, va nella direzione opposta: «Con nazioni come gli Stati uniti d’America – stigmatizza il presule –, che non ancora ratificano alcuni trattati sulla salvaguardia ambientale, oltre alla Cina e al governo italiano il quale, attraverso dei suoi esponenti, si permette il lusso di dire che queste cose non sono necessarie. Siamo in balia di pescecani dell’umanità, che prima o poi ci faranno divorare da una dimensione di catastrofe».

E oltre al bene comune, il secondo principio che sottintende l’ecologia integrale è la giustizia fra le generazioni: «Ci è stato consegnato un patrimonio ecologico non perfetto – approfondisce l’arcivescovo Valentinetti -, ma comunque vivibile per l’uomo. Noi, invece, stiamo consegnando alle generazioni future un patrimonio ecologico dove non c’è la vivibilità. Ma qui non stiamo consegnando più niente alla generazioni future. Non stiamo consegnando i valori, non stiamo consegnando l’educazione, non stiamo consegnando la fede, cultura e neanche un ambiente dove ciò sia ecologicamente possibile. Tutto questo mentre c’è un gran parte della popolazione giovanile che non si rende assolutamente conto di quello che sta accadendo, cullata malamente da un mondo adulto che, invece di consegnare tutto questo, continua a pretendere di essere giovane».

I partecipanti al primo incontro

Da qui la necessità di una presa di coscienza di tutti sulla salvaguardia del creato, a cui il Corso di formazione socio-politica dell’arcidiocesi di Pescara-Penne mira fermamente, così come richiede la stessa enciclica Laudato si’, che per Papa Francesco è stata causa di pesanti contestazioni: «Organizzate – denuncia l’arcivescovo Valentinetti – da petrolieri, finanzieri, dagli inquinatori della terra e dalle multinazionali che vogliono continuare a sfruttare questo bene comune che è la nostra terra. Il tutto organizzato scientificamente, adoperando tutti i metodi possibili, immaginabili e ipocriti che possano esistere. Un Papa che si assume questo coraggio va accompagnato, difeso, amato, bisogna pregare per lui perché solo un Papa che viene dalla fine del mondo poteva dire cose del genere, perché lui i problemi dell’ecologia li ha conosciuti bene celebrando messa tra le favelas di Buenos Aires. Noi lo vogliamo accompagnare anche con questo corso, facendo spazio al suo magistero».

Dopo questo primo incontro questa sera, alle 20.30 presso l’Istituto superiore di Scienze religiose Toniolo di Pescara, si replicherà con l’incontro dal tema “La questione mondiale dell’acqua: l’accesso alle risorse idriche nel mondo e nei nostri territori” condotto dal biologo Giovanni Damiani. Prossimamente, il corso proseguirà con altri moduli tematici fino maggio 2019.

About Davide De Amicis (2877 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero ed è direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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