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Acqua: “Ne abbiamo di qualità eccezionale, ma la sprechiamo”

"La quasi totalità delle acque in circolazione sul mercato – sottolinea il biologo Giovanni Damiani – non raggiunge la qualità delle acqua dei nostri acquedotti. E poi, utilizzando l’acqua del rubinetto, solo in Italia, si risparmiano annualmente 300 mila tonnellate di bottiglie di plastica da buttare e che finiscono nei fiumi e nei mari"

Lo ha affermato il biologo Giovanni Damiani, intervenendo al Corso di formazione diocesano all’impegno socio-politico

Il biologo Giovanni Damiani

«L’acqua è una risorsa limitata e mal distribuita». Lo ha affermato il biologo, già direttore tecnico dell’Agenzia regionale per la tutela ambientale (Arta) e consigliere di Italiana nostra Giovanni Damiani, che lo scorso venerdì 30 novembre ha condotto il secondo incontro del Corso di formazione all’impegno socio-politico dal tema “La questione mondiale dell’acqua: l’accesso alle risorse idriche nel mondo e nei nostri territori”, organizzato dall’Ufficio diocesano di Pastorale sociale, del lavoro e dell’ambiente diretto da don Antonio Del Casale, presso l’Istituto superiore di Scienze religiose Toniolo.

L’esperto è partito dalle origini dell’acqua sul nostro pianeta, parlando della sua gestione, della sua qualità e dell’utilizzo, da parte degli utenti, di acqua minerale rispetto a quella del rubinettoE poi l’annoso tema dello spreco: «Abbiamo molte montagne – esordisce Damiani -, con un appenino carsico ricco di sorgenti da cui sgorga un’acqua dall’eccezionale qualità oligominerale, la quale arriva al nostro rubinetto in maniera costante. Però ne sprechiamo troppa, essendo molto male amministrata tra le perdite che avvengono negli acquedotti e il suo utilizzo improprio. Noi abbiamo acqua oligominerale di qualità straordinaria con cui allontaniamo le nostre feci, oppure che utilizziamo per lavare le nostre macchine negli autolavaggi. Non ci rendiamo conto di quanta acqua sia stata sottratta ad ecosistemi meravigliosi, che abbiamo perso, ma almeno gestiamola bene questa risorsa. In Abruzzo avevamo le vecchie Sorgenti del giardino e la Cascata del Vitello d’oro. Abbiamo sacrificato i nostri “gioielli di famiglia” per intubare l’acqua e poi la sprechiamo».

Da qui un primo invito: «Cerchiamo di fare tutto il possibile – si appella il biologo – per ridurre i consumi. Un rubinetto vale per tutta la vita, compratelo buono e con la levetta, in modo che possa essere chiuso in un attimo. E poi bisogna preferire l’utilizzo della doccia rispetto alla vasca da bagno, dato che consente di consumare tre volte meno rispetto ai 160/180 litri d’acqua della vasca».

Il nutrito pubblico presente

Così come bisogna preferire l’acqua del rubinetto a quella minerale: «La quasi totalità delle acque in circolazione sul mercato – sottolinea l’esperto – non raggiunge la qualità delle acqua dei nostri acquedotti. E poi, utilizzando l’acqua del rubinetto, solo in Italia, si risparmiano annualmente 300 mila tonnellate di bottiglie di plastica da buttare e che finiscono nei fiumi e nei mari. In seguito, quando si consumano, finiscono anche nella catena alimentare. L’unica attenzione da prestare all’acqua di rubinetto è in caso di cessazione temporanea dell’erogazione, quando è necessario tenere i rubinetti chiusi perché nelle tubazioni dell’acquedotto potrebbe crearsi un risucchio che attiri componenti esterne, come il terriccio».

Inoltre, va prestata attenzione anche alle sostanze che vengono liberate nelle fognature, non fidandosi troppo delle depurazione: «Se cambiamo l’olio alla nostra auto e lo buttiamo nelle fogne – precisa l’ex direttore dell’Arta – abbiamo colpito il ciclo dell’acqua. Anche perché la depurazione, altrove, la chiamano “remedation”. Insomma, la depurazione dà una rimediata, anche perché c’è una differenza abissale tra acqua depurata e acqua pura».

Anche i fiumi, e la loro vegetazione, vanno preservati perché costituiscono depuratori naturali in caso di presenza di sostanze biodegradabili «“mangiate” dagli organismi acquatici», ma il cambiamento più importante da attuare è quello culturale: «Che crea le premesse – osserva il biologo – per chiedere ai nostri politici un impegno concreto per utilizzare al meglio le reti idriche. Se non c’è la domanda dei cittadini, gli amministratori non s’interessano. Del resto, le stesse pratiche individuate dall’enciclica Laudato si’ sono attendibili se le capiamo e le pratichiamo, incalzando i politici in campagna elettorale su temi quali il clima, l’acqua, il verde pubblico. Se vogliamo applicare l’enciclica la cultura è tutto».

Da qui un ulteriore appello: «Se tutti noi, ad esempio – esorta Giovanni Damiani -, risparmiamo 5 litri d’acqua, creiamo le premesse per costringere la politica a fare le cose, che tutti sentono e vogliono». Il prossimo appuntamento con il Corso di formazione all’impegno socio-politico si terrà a gennaio prossimo, durante la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

About Davide De Amicis (2942 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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