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“Una società che vive sulla paura del diverso non cerca Dio”

"Stiamo cercando veramente Dio? - s'interroga l'arcivescovo Valentinetti - Lo stiamo cercando sul serio nella nostra vita, nella nostra esistenza? Lo stiamo cercando nella nostra società, nelle nostre strutture, nelle nostre realtà di convivenza umana o, forse, stiamo cercando solo una nostra sicurezza?"

Lo ha affermato stanotte l’arcivescovo Valentinetti presiedendo, nella chiesa pescarese dello Spirito Santo, la Santa messa della veglia di Natale

L'omelia dell'arcivescovo Valentinetti durante la veglia di Natale

«Stiamo cercando veramente Dio o forse stiamo cercando solo di appagare quell’istinto innato, che c’è in noi, di farci rapire da una poesia ancora una volta, di farci rapire da una devozione, ma non stiamo cercando Dio?». Con questa domanda stanotte, nella chiesa pescarese dello Spirito Santo, l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti ha scosso le coscienze dei tanti fedeli presenti.

L’arcivescovo Valentinetti intona il canto della Kalenda

Dopo aver intonato il tradizionale canto della Kalenda, che annuncia il Natale, il presule ha scoperto il velo sull’effige del Bambinello all’interno del presepe e ha presieduto la Santa messa della veglia di Natale: «La notte di Natale – premette l’arcivescovo Valentinetti – porta con sé sempre una magica poesia, che ci vuole far sentire forse una tenerezza struggente nel cuore. Da molti giorni, ormai, la società, il mondo esterno, si prepara a questo giorno, a questo evento. Luci per le strade, fretta per gli acquisti dei regali di Natale e tutto sembra concorrere a un voler ripetere che, in fondo, vogliamo risperimentare l’attenzione ad un bambino che nasce, ad un bambino che non è solo un bambino, ma che è il Figlio di Dio, che è Dio. Ma mi sorge nel cuore una domanda. Stiamo cercando veramente Dio? Lo stiamo cercando sul serio nella nostra vita, nella nostra esistenza? Lo stiamo cercando nella nostra società, nelle nostre strutture, nelle nostre realtà di convivenza umana o, forse, stiamo cercando solo una nostra sicurezza?».

La risposta arriva dalla realtà e dal contesto socio-politico che stiamo vivendo in questo periodo: «Una società che vive sulla paura – ammonisce l’arcivescovo Valentinetti -, particolarmente sulla paura dell’altro, una società che vive facendo leggi di esclusione, non riuscendo ad integrare chi è diverso, vive sulla paura e se vive sulla paura non cerca Dio, cerca se stessa, cerca le proprie sicurezze. Una società che, molte volte, fonda tutto sui poteri, che siano piccoli e grandi, non cerca Dio, perché Dio non ha potere. Diciamo che è onnipotente, ma è onnipotente nell’amore, non è onnipotente nel male. E poi una società che cerca di costruire le dimensioni della vita sulla ricchezza, sul benessere, non cerca Dio».

Da qui il riferimento al monito del profeta Isaia, preso dalle letture, relativo al popolo che camminava nelle tenebre e ha visto una grande luce: «Un monito – sottolinea l’arcivescovo di Pescara-Penne – che ci deve interpellare ancora una volta, perché la luce non ce l’abbiamo ancora. Brancoliamo in tante piccole e grandi tenebre e dobbiamo lasciare che veramente quella luce ci invada. Quella luce che viene da un bambino, il quale è nato per noi e ci è stato dato come figlio, possa invadere veramente la nostra vita».

Ma che significa tutto questo?: «Che Dio – approfondisce l’arcivescovo – ha scelto di farsi uomo, di lasciarsi trovare dentro la storia dell’umanità di ogni uomo e di ogni donna che vive sulla faccia della terra. Allora sì, si può sperimentare la moltiplicazione della gioia, perché finalmente si spezza il giogo che opprime sul collo e sulle spalle, il giogo di tutte quelle negatività che poc’anzi ho purtroppo enumerato».

I fedeli riuniti nella chiesa dello Spirito Santo

I pastori hanno saputo cercare Dio: «Il testo evangelico stride – osserva monsignor Valentinetti – perché l’ambientazione storica è quella che rappresenta il potere terribile di Cesare Augusto, che si era fatto divinità, ma i pastori non hanno cercato Dio lì e, convinti dagli angeli, l’hanno cercato a Betlemme di Giudea nella piccolezza di una grotta che era stata riservata a quella coppia, perché per essi non c’era posto nell’albergo, condividendo l’esperienza e la tristezza di chi non trova posto nella realtà della vita, nella realtà dell’esistenza, nella realtà di chi dovrebbe sperimentare logiche dell’accoglienza. E allora lì vanno a cercare Dio e finalmente lo trovano e si lasciano, a questo punto, rapire da quel canto angelico “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama”. Perché quel bambino riesce finalmente a fare ciò che tanti uomini e tante donne non hanno saputo fare sulla faccia della terra. Riesce a fare ciò che il potere, che la forza, che il denaro, che la presunzione non riuscirà mai a fare, perché quel bambino ha con sé un grande segreto, la forza dell’amore. Perché per amore, e solo per amore, quel bambino entra dentro la storia dell’umanità, diventa uomo, condivide tutta la storia dell’umanità e in quella storia riesce a trasfondere l’amore».

Infine, l’arcivescovo Valentinetti ha concluso l’omelia rivolgendo ai fedeli un intenso augurio di Natale, tratto da un messaggio che egli stesso ha ricevuto:

“Natale racconta di Gesù, il Figlio di Dio che viene in questo nostro mondo e ci indica la via attraverso la quale costruire una società accogliente, solidale, civile, la via del primato dell’amore. Viviamo, scrive San Paolo, giorni cattivi. Per questo è necessario che ogni uomo e ogni donna faccia la sua parte di bene ogni giorno. Etty Hillesum, scrittrice olandese ebrea vittima dell’Olocausto, nell’inferno del lager nazista ha scritto «Ora tocca a noi aiutare Dio, tocca a noi aiutarlo ora a nascere, a crescere, a trovare casa, a trovare lavoro, a trovare accoglienza e ospitalità». Seneca scriveva «L’uomo dev’essere sacro all’uomo». Vale per tutti, ma soprattutto per chi crede nel Figlio di Dio che ripete «Ogni volta che avete fatto queste cose ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me». È Natale ogni volta che, davanti al volto dell’altro, malato, abbandonato alla solitudine, affamato, assetato, vittima dell’ingiustizia, della prepotenza, dell’egoismo, ferito nella dignità, rifiutato a causa del colore della pelle, i tuoi passi si fermano  e ti fai buon samaritano, offrendo solidarietà, comprensione, amicizia, preghiera e curando le ferite dell’anima e del corpo”.

«Auguri, fratelli e sorelle – conclude l’arcivescovo Valentinetti -, auguri responsabili. Con tanto affetto da parte mia, buon Natale».

About Davide De Amicis (2942 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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