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Rigopiano: “Giusto fare memoria, ma ci sono persone che attendono giustizia”

"Abbiamo bisogno di una nuova umanità – esorta don Luca Di Domizio, parroco di Farindola -, che deve nascere dall’amore che Cristo stesso ci ha donato nel giorno del battesimo e che ci chiama a trovare il punto di accordo e non di divisione. Questa è la primavera nuova che deve risollevare la nostra Italia, la nostra Chiesa, a partire dalla comunione che ognuno di noi è chiamato a vivere, innanzitutto nelle nostre case e poi nella società e nel ricordo di questi nostri cari e dell’amore che ci hanno donato"

Lo ha affermato ieri l’arcivescovo Valentinetti in un video messaggio dedicato ai familiari delle 29 vittime dell’Hotel Rigopiano

La fiaccolata dei familiari delle 29 vittime della valanga sull'Hotel Rigopiano

Una fiaccolata silenziosa e toccante della comunità cittadina di Farindola ieri mattina, dopo il commosso omaggio tributato alle 29 vittime della valanga davanti al totem dell’Hotel Rigopiano, ha accompagnato i familiari delle vittime nella chiesa del paese dove ad attenderli per celebrare la Santa messa non c’era l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, come inizialmente previsto, rappresentato dal parroco don Luca Di Domizio: «L’arcivescovo – precisa il presbitero –, visto l’orario della Santa messa, ha dovuto rinunciare a partecipare per far fronte ad un impegno successivo».

Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne

Monsignor Valentinetti ha comunque rivolto un messaggio al Comitato vittime di Rigopiano: «È giusto fare memoria – riflette il presule, inviando un video messaggio all’agenzia Sir – anzitutto per coloro che non ci sono più, 29 persone che hanno perso la vita e famiglie intere tra di loro, ma anche per ricordare che ci sono persone che attendono di capire, che attendono una giustizia umana difficile da trovare, ma sempre giustamente da ricercare. La Chiesa non ha capacità di dare giudizi e non li vuole nemmeno dare. Si china in preghiera nei confronti di chi non c’è più e di chi è rimasto, perché possa trovare forza e consolazione».

Con l’occasione, l’arcivescovo di Pescara-Penne ha anche ricordato quando lo scorso anno aveva accompagnato i familiari delle vittime ad un incontro privato con Papa Francesco: «È stato un incontro toccante – ripercorre monsignor Valentinetti -, Francesco ha avuto parole di consolazione. Anche noi ci stringiamo vicino a loro perché la consolazione umana e del Signore possa giungere oggi al loro cuore».

Quindi la celebrazione eucaristica quando, nel corso dell’omelia, don Luca Di Domizio ha anch’egli rivolto un pensiero ai partenti delle 29 vittime presenti, facendo riferimento al brano evangelico del paralitico: «Siamo in tanti – osserva il parroco di Farindola – a commemorare il ricordo di ciò che è avvenuto due anni fa, di ciò che ancora oggi continua a portare sofferenza, divisione, male. E un po’ come il paralitico del Vangelo, ognuno di noi ha qualcosa che ci paralizza come la sofferenza che ci ha colpito due anni fa, che torna e ci lascia stremati. Poi, però, insieme al paralitico c’è il portatore ovvero colui che si fa carico di aiutarci e portarci da chi davvero può salvarci, facendoci guardare ad una verità più grande delle nostra. Perché la morte ci fa paura, non ci fa vedere la vita eterna, una libertà e una verità che solo Cristo può darci».

La Santa messa presieduta dal parroco don Luca Di Domizio

Dunque, ognuno di noi è chiamato a vivere il dolore della paralisi, ma anche la capacità di accogliere chi ci è accanto: «Per aiutarci a trovare – continua don Luca –  una verità più grande di quella in cui crediamo. Questo è ciò a cui siamo chiamati, che ci avvicina alla serenità di andare oltre, non mettendo davanti alla persona regole e principi».

Da qui un auspicio: «Abbiamo bisogno di una nuova umanità – conclude il parroco di Farindola -, che deve nascere dall’amore che Cristo stesso ci ha donato nel giorno del battesimo e che ci chiama a trovare il punto di accordo e non di divisione. Questa è la primavera nuova che deve risollevare la nostra Italia, la nostra Chiesa, a partire dalla comunione che ognuno di noi è chiamato a vivere, innanzitutto nelle nostre case e poi nella società e nel ricordo di questi nostri cari e dell’amore che ci hanno donato».

About Davide De Amicis (2921 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero ed è direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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