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Unità dei cristiani: “Siamo tutti insieme dalla parte dei poveri”

"Dobbiamo chiedere a noi stessi e alla società una giustizia sociale - sottolinea l'arcivescovo Valentinetti -. Questa logica deve diventare politica e che gli uomini che l’hanno a cuore, possano vivere la loro esperienza di servizio al Paese"

Lo hanno affermato l’arcivescovo Valentinetti e gli altri esponenti delle fedi religiose nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

La preghiera ecumenica celebrata con i senzatetto alla stazione di Pescara

Si è chiusa ieri sera, con il vespro ortodosso presieduto da Padre Alin Iarca nella parrocchia ortodossa rumena dei Santi Simeone il Giusto e Anna profetessa a Fontanelle, la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2019 dal tema “Cercate di essere veramente giusti” (cf. Deuteronomio 16, 18-20), che anche nell’arcidiocesi di Pescara-Penne è stata celebrata a partire dalla preghiera ecumenica che si è svolta venerdì 18 gennaio scorso nella chiesa pescarese dello Spirito Santo.

don Achille Villanucci, direttore Ufficio diocesano per l’Ecumenismo

Un appuntamento, questo, che così come tutti gli altri ha unito cattolici, ortodossi, valdesi, metodisti ed evangelici nell’attenzione verso gli ultimi: «Quando si tratta di aiutare i poveri – premette don Achille Villanucci, direttore dell’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso -, noi cristiani siamo uniti nel promuovere la fraternità».

Marta Bernardini, Chiesa evangelica

Lo hanno testimoniato tutte le fedi religiose presenti, a partire dalla comunità evangelica che raccontato del progetto “Mediterranean hope”, sviluppato a Lampedusa a partire dal 2014 dalla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia: «Dopo la tragedia del 3 ottobre 2010 – racconta Marta Bernardini, rappresentante della Chiesa evangelica -, quando a pochi miglia dalle coste di Lampedusa morirono 368 persone in un tremendo naufragio, le Chiese evangeliche hanno sentito una chiamata forte e una spinta ad essere in un luogo simbolico come quello. Dal primo giorno il nostro lavoro è stato ecumenico, il parroco di Lampedusa è stato uno dei primi fratelli ad accoglierci, dando vita ad un ecumenismo quotidiano. Ci siamo recati al molo dell’isola, ad accogliere i fratelli e le sorelle che arrivavano stremati dai lunghi viaggio attraverso il Mediterraneo. Li abbiamo accolti con un bicchiere di tè, una coperta, un sorriso ed una parola di benvenuto, dopo un viaggio disperato e drammatico. Abbiamo incontrato tante persone e tanti volti di fratelli e sorelle che, con la loro forza e la loro speranza, raggiungono l’Italia e l’Europa in cerca di una vita migliore. A Lampedusa, ogni giorno, insieme alla comunità locale e alla comunità cattolica, ci troviamo ad affrontare molte sfide e ad essere di aiuto e supporto per i migranti che arrivano sull’isola. La forza di Gesù, la forza trasformatrice del Vangelo, ci permette di affrontare delle grandi sfide e di farlo insieme, senza lasciarci sopraffare, ricordando sempre che l’accoglienza è qualcosa che ci viene insegnata dal messaggio cristiano».

Roberta Casalini, Comunità di Sant’Egidio

Anche da questa esperienza, nel 2015, la Federazione delle Chiese evangeliche, la Tavola valdese e la Comunità di Sant’Egidio hanno istituito i corridoi umanitari: «Un progetto pilota – ricorda Roberta Casalini, responsabile pescarese della Comunità di Sant’Egidio – che ha consentito un ingresso legale e in sicurezza sul territorio italiano, con un visto umanitario e in sinergia con i Ministeri dell’Interno e degli Esteri, a persone provenienti da luoghi di guerra di cui si conosce l’identità, dando priorità ai più fragili, con un progetto d’integrazione già delineato».

Un progetto poi condiviso anche dalla Conferenza episcopale italiana: «In Italia – sottolinea la Casalini – sono state accolte 1.800 persone provenienti da Siria e Corno d’Africa, in Francia ne hanno accolte 245 e in Belgio ad accogliere gli ultimi migranti arrivati a dicembre c’erano quasi tutte le tradizioni religiose. Penso al forte contributo che l’amicizia ecumenica può dare».

Tanti fede, sotto la pioggia, hanno partecipato alla preghiera ecumenica

Un’amicizia ecumenica che si è sviluppata concretamente anche a Pescara, proprio a beneficio degli ultimi: «Periodicamente le nostre visite ai senza fissa dimora – racconta la responsabile pescarese della Comunità di Sant’Egidio –, sono state accompagnate dalla presenza di altri amici cristiani, in particolare dei nostri amici ortodossi che hanno servito la cena a tutti secondo la tradizione romena e la preghiere celebrate da Padre Alin Iarca in commemorazione dei defunti, insieme a persone romene che vivono in strada, hanno visto la partecipazione e la commozione di tutti».

È stato così anche per la preghiera ecumenica celebrata lo scorso lunedì sera, insieme ai senzatetto radunati nei pressi della stazione ferroviaria di Pescara centrale: «È stato il segno di un passo comune che va avanti – precisa Roberta Casalini -, di un ponte lanciato verso questa amicizia radicata nei poveri. L’amore per loro ci unisce in profondità, sono nel cuore di ognuno di noi e più sarà così, più i cristiani saranno uniti».

Padre Alin Iarca, parroco ortodosso romeno dei Santi Simeone il Giusto e Anna profetessa

Da qui è scaturita la riflessione di Padre Alin sul significato più profondo della povertà: «Essere povero – osserva il parroco della parrocchia ortodossa romena San Simeone il Giusto e Anna Profetessa – non significa non avere cose materiali, ma avere la mancanza delle cose sante, dello Spirito del nostro Signore che ci ha dato come doni prima alla nostra famiglia e poi alla società in cui stiamo vivendo. Il nostro compito è quello di cercare di ritornare ad essere così come siamo venuti sulla terra, puri con il Signore. Così ognuno di noi si arricchisce di più e, avendo il Signore nel suo cuore, comprende che il bisogno del bisognoso diventa il suo bisogno».

Greetie van der Veer, pastora metodista

Alla stessa preghiera ha partecipato anche la pastora della chiesa metodista Greetje van der Veer, che ha approfondito il tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: «Chi cerca la giustizia – lamenta la pastora – troppe volte sbatte la testa contro un muro di burocrazia e disumanità. Sempre più ci accorgiamo che intorno a noi ci sono vite minacciate da tante forme di violenza. Ma Gesù ci dà la risposta alla domanda “quale giustizia vogliamo”. Siamo chiamati ad evangelizzare, a guarire, ad annunciare la liberazione, a proclamare l’anno del Signore».

Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne

Al di là di tutto, come conferma anche il Vangelo, è evidente come Gesù sia di parte: «Dalla parte degli ultimi – approfondisce monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne -, dei poveri, degli esclusi, degli emarginati, degli immigrati, dei malati, dei senzatetto, di chi è nell’afflizione, nella povertà, nell’assenza di speranza nella propria vita. Dentro questa logica di amore e carità, Gesù ci chiede di agire, di fare come Lui ha fatto. Gesù non ha solo predicato la carità, non ha dato solo indicazioni su come vivere la vita cristiana, Lui ha vissuto fino in fondo ciò che predicava. E allora Gesù ci insegna a vivere di parte, perché Lui è di parte, “Sono venuto a portare il lieto annuncio ai poveri, a fasciare i cuori spezzati, a proclamare l’anno di liberazione”. Sono parole che ci devono struggere nel cuore e di fronte a queste parole non c’è la possibilità di dividersi, perché siamo tutti insieme dalla parte di questa umanità dolente».

Tutto questo richiede l’impegno personale di ognuno: «“Avevo fame e mi avete dato da mangiare – conclude monsignor Valentinetti, citando il Vangelo – avevo sete e mi avete dato da bere, ero nudo e mi avete vestito, malato e in carcere e siete venuti a visitarmi, forestiero e mi avete accolto”. Dobbiamo vivere dentro questa logica di carità e unità, ma non basta. Come cristiani, come credenti, dobbiamo chiedere a noi stessi e alla società una giustizia sociale. Questa logica deve diventare politica e che gli uomini che l’hanno a cuore, possano vivere la loro esperienza di servizio al Paese. In un Paese dove questi valori cristiani possano essere riconosciuti e non negati. Ciò significa essere di parte, ma o noi entriamo dentro queste logiche e viviamo un’azione concreta di vita da tradurre in giustizia sociale – non solo riguardo a poveri ed immigrati, ma anche nelle problematiche sanitarie e le altre che si abbattono sui più deboli – o tra poco chi non avrà soldi potrà curarsi malamente o forse non si curerà per niente».

About Davide De Amicis (2964 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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