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Vita consacrata: “Vivere in comunione e fraternità evitando la deriva settaria”

"La nostra vocazione all’amore – sottolinea Carmen Ross, sottosegretario della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica -, ci fa promuovere la cultura della vita con un nuovo stile che ci porta a impegni concreti, a relazioni nuove tra di noi, nuove forme di essere comunità e nuovi cammini a servizio della nostra missione"

Lo ha affermato monsignor José Rodriguez Carballo, arcivescovo segretario della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata

Mons. José Rodriguez Carballo, segretario della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata

«Molte sono le sfide che in questo momento si presentano alla vita consacrata, e molti sono i rischi che i consacrati possono correre. Tra le sfide più importanti c’è quella della comunione e della fraternità. E tra i rischi più nocivi c’è quello della deriva settaria». Lo ha scritto monsignor José Rodriguez Carballo, arcivescovo segretario della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica nell’edizione de L’Osservatore Romano, in edicola ieri pomeriggio con la data odierna in cui si celebra la Giornata mondiale della vita consacrata. Soffermandosi sulla “sfida della fraternità”, l’arcivescovo spiega che: «Si presenta come uno degli elementi fondamentali della vita religiosa. La vita fraterna in comunità è profezia. Non esiste vita fraterna in comunità senza che ci siano relazioni interpersonali autentiche. La fraternità sa di uguaglianza nella diversità».

Un’altra sfida alla vita fraterna in comunità, secondo il presule, è quella di: «Essere costruttori di fraternità e non semplici consumatori – sottolinea monsignor Rodriguez Carballo – . La corresponsabilità in una comunità che si dica anche fraternità non è soltanto vitale, ma è anche il punto di partenza. Occorre, poi, creare legami positivi tra i membri, generare speranza, contenere il dolore e accogliere la vita e, quando sia il momento, esercitare la correzione fraterna».

Quindi una raccomandazione: «Tenere lontana da questa visione – ammonisce il segretario della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica – un’autorità di controllo e di potere. Da evitare anche il settarismo, quasi sempre sinonimo di intolleranza, integralismo, fondamentalismo e discriminazione, che si alimenta con l’ideologia, di qualunque segno. La deriva settaria è un fenomeno significativo nelle società contemporanee, al quale non è estranea né la Chiesa né la vita consacrata stessa».

Carmen Ros, sottosegretaria Congregazione per gli istituti di vita consacrata

E dedicarsi alla vita consacrata, vuol dire anche vivere l’intercultura: «Ogni cultura – scrive Carmen Ros, sottosegretaria della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, sempre su L’Osservatore romano – esprime un volto, un modo di essere, di vivere da discepoli di Gesù in consonanza con i carismi dei nostri istituti. Qui a Roma, come ogni anno, viviamo nella basilica di San Pietro, intorno al Santo Padre, questo evento gioioso di comunione in una polifonia di lingue, culture e sensibilità che ci consente di sperimentare, nella Chiesa, il dono della interculturalità, intesa anche come segno dell’azione dello Spirito nella nostra vita consacrata e realtà che orienta vita e missione».

Ros ha poi aggiunto che i consacrati sono chiamati ad essere segno della vicinanza di Dio: «La nostra vocazione all’amore – sottolinea -, ci fa promuovere la cultura della vita con un nuovo stile che ci porta a impegni concreti, a relazioni nuove tra di noi, nuove forme di essere comunità e nuovi cammini a servizio della nostra missione».

Nelle parole del sottosegretario della Congregazione vaticana la convinzione che: «La vita consacrata ha un volto, un pensiero e un cuore interculturali – conclude Carmen Ros -. La sfida è collocare la nostra esperienza di Dio nell’interculturale, nell’interreligioso e nell’intergenerazionale; discernere la ricchezza e le opportunità interculturali della nostra vita e missione quotidiana».

About Davide De Amicis (2953 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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