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Inclusione pastorale dei disabili: “La comunità accolga le differenze”

"Il nostro compito - sottolinea suor Veronica Donatello - è quindi di aiutare a far sì che anche la persona disabile possa stare nella sua parrocchia e vivere la propria dignità battesimale. Perché quella persona è come noi, “re, sacerdote e profeta”. Abbiamo tutti la stessa dignità battesimale e a tutti il Signore ha donato talenti da spendere nella nostra realtà"

Lo ha affermato suor Veronica Donatello, responsabile della catechesi per disabili dell’Ufficio catechistico nazionale, intervenendo a Pescara

Suor Veronica Donatello, responsabile catechesi per disabili dell’Ufficio catechistico nazionale

«A volte le persone con disabilità sembrano degli strani stranieri e anche quando entrano nelle nostre parrocchie, noi diciamo “È down” o “È tetraplegico”. Un rischio che corriamo è quello di guardare l’altro solo a partire dal suo limite, perdendo di vista l’unico dato che ci mette in comune: l’essere persona». Partendo da questa premessa suor Veronica Donatello, responsabile del settore per la catechesi per persone disabili dell’Ufficio catechistico nazionale, lo scorso 18 gennaio ha avviato il corso di formazione “Le persone con disabilità: problema o risorsa nella comunità?”, organizzato da Ufficio catechistico diocesano, Ufficio diocesano di Pastorale della salute e Centro volontari della sofferenza presso l’Istituto Toniolo di Pescara, rivolto a operatori di pastorale della salute, ministri straordinari dell’eucaristia, catechisti, insegnanti di religione cattolica, insegnanti di sostegno ed educatori.

Lo ha fatto tenendo un incontro dal tema “Il volto della persona disabile e l’inclusione nella pastorale”: «Dietro il nostro modo di parlare – spiega suor Veronica – c’è il nostro modo di pensare e di leggere l’altro. Aiutiamoci a non leggere l’altro come dislessico o disgrafico, perché il Signore ci chiama per nome e dietro questo nome c’è una disabilità, una fragilità. Aiutiamolo a rileggersi partendo dal suo limite e aiutiamo la comunità ad accoglierlo come un dono. Altrimenti rischiamo di leggerci solo attraverso delle categorie, di categorizzare la presenza della comunità cristiana».

È questo il primo di tre gravi pregiudizi, il pregiudizio cognitivo: «Invece – aggiunge la responsabile del settore per la catechesi per persone disabili dell’Ufficio catechistico nazionale – il nostro obiettivo, come percorso catechetico, è accompagnare l’altro alla santità. Aiutiamo la nostra comunità ad assumere lo sguardo che ha Dio, noi dobbiamo insegnare agli altri di non aver paura e possiamo farlo solo se prima noi stessi abbiamo già cambiare il modo di guardare, non partendo dal limite».

L’aula gremita dell’Istituto Toniolo di Pescara

Il secondo pregiudizio in cui si può cadere, nell’inclusione delle persone con disabilità nelle nostre parrocchie, è quello religioso: «Il mio parroco – racconta la consacrata – non aveva amministrato il sacramento della comunione a mia sorella Chiara (disabile), dicendo “Ma che male fa? A che gli serve?”. Noi misuriamo la fede e quindi una persona con disturbo della spettro autistico, o con disabilità intellettiva, perché non capisce non ha fede. Allora non serve prepararlo ai sacramenti, non serve accompagnarlo ad una vita cristiana. Il fallimento della nostra catechesi è cognitivizzare la fede, dando vita ad una pastorale del libro, ma Dio non si è rivelato con un libro, ha utilizzato altri codici. Allora, forse, veramente la presenza delle persone con disabilità ci fa tornare ad essere una comunità veramente cristiana. Loro sono come un pungiglione e ci ricordano che per il nostro Dio non è possibile creare le persone dicendo “Tu non sei adatto per ricevere i sacramenti”. E chi siamo noi per misurare la fede? Non tocca a noi farlo, con la misura con cui misuriamo verremo misurati. Il nostro compito è preparare il terreno, questo deve fare la catechesi, non misurare la fede. Un test svolto nella comunità cristiana americana, ha dimostrato che per le persone disabili il loro vivere in comunità li aiuta ad accettare la loro disabilità, li aiuta a riscoprire che hanno una vocazione e per loro la partecipazione ai riti, ai sacramenti corrisponde ad un passaggio di vita, ma sono rati questi momenti. In tutto ciò, quindi, il nostro compito di educatori ed accompagnatori dev’essere quello di essere ponti che accompagnano le persone disabili all’incontro con Dio, per poi scomparire, accompagnando anche persone che hanno un altro codice, un altro modo di pensare. Le persone con il disturbo dello spettro autistico non sono disabili intellettivi, hanno solo un altro modo di percepire. Il nostro compito è quello di conoscere, sintonizzarli e capire per accompagnare l’altro».

Il terzo, infine, è il pregiudizio comunitario, con il rischio di discriminare le persone con disabilità: «Il nostro compito – sottolinea suor Veronica Donatello – è aiutare gli altri ad includere le persone con disabilità. Pensiamo al valore della liturgia domenicale, dove con tutti i gruppi ci troviamo insieme. Facciamo sì che la loro presenza non dia fastidio, ma che neanche vengano tenuti lì facendoli partecipare a messe speciali solo per loro. Il Signore non ha creato messe speciali, all’ultima cena Gesù aveva invitato tutti. Dunque, il nostro compito dev’essere quello di aiutare la comunità a non spaventarsi perché, ad un certo punto, un ragazzo urla. Da questo punto di vista, il sacerdote è una figura fondamentale perché media tutto. Il nostro compito è quindi di aiutare a far sì che anche la persona disabile possa stare nella sua parrocchia e vivere la propria dignità battesimale. Perché quella persona è come noi, “re, sacerdote e profeta”. Abbiamo tutti la stessa dignità battesimale e a tutti il Signore ha donato talenti da spendere nella nostra realtà».

Dunque, cosa vuol dire includere?: «Vuol dire – ribadisce la suora – mettere in atto un processo trasformativo che però non è uguale per tutti, ognuno ha la sua parrocchia, il suo territorio. Vuol dire mettere in atto un processo che trasforma idee, pregiudizi e modalità. Il concetto di inclusione pastorale ha origine nella Trinità ed è grande. Attenti a non legarlo a mode pastorali, includere non è una moda pastorale. È la scelta di Dio, che si è rivolto ad un popolo e non ad una persona. Allora il nostro compito è lavorare perché l’inclusione pastorale sia la normalità. Non c’è un motivo per cui qualcuno possa pensare che l’invito non sia per lui, nessuno è escluso dalla gioia della Parola del Signore. Questo dobbiamo fare, lavorare come Catechesi insieme all’Ufficio liturgico, alla Pastorale della salute, alle associazioni, affinché ciò sia ordinario e la comunità impari ad accogliere le differenze».

BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI (ha collaborato Massimiliano Spiriticchio)

Nel secondo appuntamento del corso, lo scorso 15 febbraio, è stata invece la psicologa ed esperta di disturbi dell’apprendimento e dello sviluppo cognitivo Chiara Maddalena ad approfondire i cosiddetti Bisogni educativi speciali: «Una macro-categoria – spiega l’esperta – che comprende, oltre a situazioni di alunni con disabilità, anche alunni con disturbi del neuro-sviluppo – tra cui disturbi specifici dell’apprendimento – che non sono disabilità, ma sono delle caratteristiche di stampo neurobiologico le quali portano i bambini ad avere delle cadute specifiche nella lettura, nella scrittura e nel calcolo. Tra l’altro, il quoziente intellettivo di questi alunni è nella media se non superiore ad essa. Quindi siamo fuori dalla categoria della disabilità».

Chiara Maddalena, psicologa ed esperta dei disturbi dell’apprendimento

Una delle modalità per il trattamento dei disturbi dell’apprendimento, è agevolare i ragazzi a casa: «L’ambito scolastico – approfondisce la dottoressa Maddalena – si riversa su quello domestico. Non esiste una ricetta preconfezionata che vada bene per tutti i ragazzi, però già se riuscissimo a fare in modo che i compiti non siano il mostro che fagocita i loro pomeriggi, saranno già a buon punto. Questo perché i ragazzi avranno anche difficoltà di lettura, scrittura e calcolo, ma come genitori dobbiamo prepararli alla vita e, per fortuna, anche se queste abilità impregnino la nostra vita, lasciamo spazio ai ragazzi affinché abbiano tempo mentale e fisico per attivare i loro interessi e le loro passioni, scoprendo chi sono e cosa sono chiamati a fare nella loro vita».

Un altro approccio da utilizzare con i bambini che presentano disturbi dell’apprendimento, è quello di attenderli nelle risposte: «I ragazzi con disturbo del neuro-sviluppo – chiarisce la psicologa – hanno le risposte alle nostre domande, ma hanno bisogno di un tempo di latenza maggiore per pescarle ed emetterle. Così, impariamo ad attendere qualche secondo in più quella risposta, che sarà creativa e molto bella».

Anche il linguaggio simbolico può facilitare l’interazione con i ragazzi con disturbo dell’apprendimento e, infine, anche i libri di testo vengono attualmente adeguati a questa esigenza: «Il Ministero dell’istruzione – conclude la dottoressa Chiara Maddalena – sta incentivando l’uso di libri che suggeriscono strategie d’insegnamento e percorsi semplificati, attraverso l’adozione di mappe presenti nel libro o in formato multimediale con appositi cd allegati. La Scuola, dunque, lentamente sta dando delle risposte, ma per gli insegnanti e gli educatori sarà fondamentale avere anche una buona dose di creatività per cogliere nel segno».

Il terzo appuntamento del corso pastorale si terrà venerdì 8 marzo, sempre dalle 18.30 alle 20.30 presso l’Istituto Toniolo di Pescara, con la presenza di Annalisa Caputo, docente di Filosofia presso l’Università “A. Moro” di Bari, che approfondirà alcuni elementi sulla sindrome dello spettro autistico

Foto: Ufficio catechistico diocesano

About Davide De Amicis (2902 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero ed è direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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