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Mafie: “Dobbiamo alzare la voce, mentre tanti scelgono il silenzio”

"Non è possibile, in un Paese civile - denuncia don Ciotti - che l'80% dei familiari delle vittime non conosce la verità o la conosce solo in parte. Quella delle vittime innocenti delle mafie deve essere una memoria viva, una memoria che si assume l’impegno e la responsabilità di realizzare gli ideali di chi è stato ucciso perché non ha voluto piegarsi alla violenza, al sopruso, alla corruzione"

Lo ha affermato oggi don Luigi Ciotti, chiudendo a Padova la XXIV Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie

Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera contro le mafie

Cinquantamila persone, questa mattina, hanno gremito le strade e le piazze di Padova animando la manifestazione nazionale, organizzata da Libera e da Avviso pubblico, in occasione della ventiquattresima Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Ventuno pullman sono arrivati nella città veneta da tutta Italia, oltre ai treni che hanno trasportato migliaia di partecipanti i quali, una volta arrivati, hanno preso parte ad un lungo corteo che, dopo aver attraversato il centro di Padova, si è poi concluso in piazza Prato della valle dove ad attenderli c’era il fondatore di Libera contro le mafie: «C’è gente che ha deciso di metterci la faccia e far capire da che parte sta – esordisce don Luigi Ciotti -. In questo momento nel nostro Paese dobbiamo alzare la voce, mentre tanti scelgono un prudente silenzio. Le mafie sono presenti in tutto il territorio nazionale, come dice il rapporto che è stato fatto dal Parlamento».

Ma soprattutto si sono infiltrate nella società a tutti i livelli: «Si sono rese più flessibili e reticolate – denuncia il sacerdote antimafia -, sono loro che fanno rete e crescono nelle alleanze. Soprattutto sono diventate imprenditori e imprenditrici. Non possiamo dimenticare questa area grigia di commistione tra legale e illegale». Per questo, oggi, intorno alla mafie è sceso il silenzio: «Se le mafie oggi sparano meno – ricorda don Ciotti – è perché i mafiosi sono diventati imprenditori. Una mafia imprenditoriale che si è insediata nel tessuto sociale senza trovare opposizione».

Insomma, la mafia in mezzo a noi: «Le mafie non sono un mondo a parte, gridiamo da vent’anni – ribadisce il presbitero che ieri sera, nella basilica di Sant’Antonio di Padova, ha presieduto una veglia di preghiera alla presenza di centinaia di familiari delle vittime di mafia giunti da tutto il Paese -, ma è un grido finito troppo spesso nel vuoto. È da 163 anni che parliamo di mafie, non è possibile. Non è possibile in un Paese civile che l’80% dei familiari delle vittime non conosce la verità o la conosce solo in parte. È certamente un dato che fa pensare e che induce a chiedersi quanto nel nostro Paese si sia andati a fondo nel contrasto del fenomeno mafioso, colpendo i legami – comprovati, nel corso di decenni, da svariate indagini – tra mafie e parti del mondo politico e economico. Per questo Libera ha deciso sin dalla fondazione di stare accanto ai famigliari delle vittime e di legare la memoria dei loro cari all’impegno. Quella delle vittime innocenti delle mafie deve essere una memoria viva, una memoria che si assume l’impegno e la responsabilità di realizzare gli ideali di chi è stato ucciso perché non ha voluto piegarsi alla violenza, al sopruso, alla corruzione».

Quindi don Ciotti ha ricordato gli ultimi casi più spinosi: «Abbiamo bisogno – rilancia – della verità su Giulio Regeni e Ilaria Alpi e abbiamo bisogno di notizie su Padre Dell’Oglio e Silvia Romano. Sto con la nave Mediterranea che salva le vite e sto con Roberto Saviano che scrive parole graffianti. Gli immigrati sono rappresentati come nemici e usurpatori, fingendo di non sapere che è il sistema economico dell’Occidente che ha depredato intere zone del mondo, costringendoli a lasciare le loro terre i loro affetti. No alla gestione repressiva dei migranti, no all’attacco dei diritti umani. Le leggi devono tutelare i diritti non il potere».

Ma per il noto sacerdote, la vera svolta antimafia deve ancora avvenire: «Avverrà – conclude il fondatore di Libera – quando, nel nostro Paese, vittime di mafia si reputeranno anche persone che non hanno subito direttamente la violenza e l’intimidazione mafiose, ma che si ribellano all’idea di convivere con un sistema parassita, che deruba il bene comune e la speranza di tutti».

About Davide De Amicis (2877 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero ed è direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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