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“Impariamo dai missionari a vivere cercando il bene in ogni situazione”

"Chiediamo al Signore - invita don Massimo Di Lullo - questa capacità di guardare al disegno di Dio, all’aspetto bello che può esserci anche nelle difficoltà che viviamo o nelle situazioni che non comprendiamo. Questo è lo sguardo missionario che ci viene chiesto, anche quando c’è da soffrire"

Lo ha affermato ieri don Massimo Di Lullo, direttore dell’Ufficio missionario diocesano, che ha presieduto la Veglia di preghiera per i missionari martiri

Don Massimo Di Lullo presiede la Veglia di preghiera per i missionari martiri

Si è ripetuto ieri sera, nella parrocchia di San Nunzio Sulprizio a Pescara, l’appuntamento con la Veglia di preghiera per i missionari martiri, dal tema “Per amore del mio popolo non tacerò”, che ricorre ogni anno in coincidenza con l’anniversario della morte dell’arcivescovo di San Salvador monsignor Oscar Romero, ucciso il 24 marzo 1980 mentre celebrava messa, proclamato santo lo scorso 14 ottobre.

La croce con i 40 chiodi in memoria dei missionari martiri

Quella di ieri è stata una veglia di preghiera partecipata dai fedeli e toccante, durante la quale sono stati fissati a colpi di martello 40 chiodi su di una croce: uno per ogni missionario ucciso nell’ultimo anno, di cui è stato pronunciato il nome. A questi si sono aggiunti gli otto volontari, morti due settimane fa a bordo dell’areo dell’Ethiopian airlines.

Quindi sono stati ricordati anche i missionari di cui si sono perse le tracce come Padre Paolo Dall’Oglio, ma non solo: «L’altro giorno – ricorda don Massimo Di Lullo, direttore dell’Ufficio missionario diocesano e missionario nella diocesi albanese di Sapë, pronunciando l’omelia – è scomparso un sacerdote in Burkina Faso, sono tre giorni di che di lui non si sa più nulla. E poi c’è la volontaria italiana rapita in Kenya, Silvia Romano, della quale ormai non si hanno più notizie da mesi. Mi hanno colpito molti commenti sui social riferiti al rapimento di questa ragazza, molti erano del tipo “Ben gli sta” oppure “Che ci è andata a fare? Poteva starsene a casa sua”. Sono parole che fanno male, perché fanno parte di una mentalità che sta cambiando. Quello che prima era un gesto bello, da incoraggiare, oggi è visto come una cosa assurda, stupida. Per questo, con questa preghiera, non vogliamo ricordare solo chi fisicamente ha dato la vita, ma anche chi ogni giorno la vive cercando di far passare del bene».

E questo in ogni luogo: «Così come l’abito non fa il monaco – spiega don Massimo -, il luogo non fa il missionario. Ci sono persone che sono chiamate a partire, ma ogni luogo può essere missione». San Salvador lo è stato per monsignor Romero: «Le sue parole colpiscono molto – osserva il direttore dell’Ufficio missionario diocesano -. Lui era una persona timida, tranquilla, era stato fatto vescovo anche per questo. Ma cosa ha cambiato Romero? Il cardinal Martini diceva che lui era stato educato dal suo popolo, ascoltando ciò che la gente gli raccontava ogni giorno bussando alla sua porta di casa. Pian piano questa cosa gli ha cambiato il cuore».

La veglia di preghiera

Da qui emerge un primo insegnamento, che don Massimo Di Lullo ha rivolto ai fedeli pescaresi sottoforma di invito: «Dovremmo cercare di fare più attenzione alla gente che incontriamo – esorta il sacerdote pescarese -, lasciandoci toccare il cuore da loro, altrimenti con il bombardamento di cose brutte che arriva da televisione e social, rischiamo che il nostro cuore s’indurisca. Questo un po’ dipende dalle cose che accadono, ma un po’ dipende anche da quello che ascoltiamo. Se ci nutriamo solo di notizie negative, inevitabilmente, la negatività si fa largo anche nel cuore».

E da questo punto di vista, sono proprio i missionari ad indicare la strada per evitare questo rischio: «Loro hanno la bella capacità di amare il mondo – sottolinea don Massimo -, di voler bene alle persone, di avere uno sguardo bello – quello di Gesù – sulle persone e le cose. Questa capacità di non fermarsi al negativo, di camminare accanto, questo è il messaggio che vorrei lasciarvi in questa occasione. Con tutte le sue contraddizioni, il mondo è amato da Dio e noi siamo chiamati a volergli bene dovunque ci troviamo, con le persone che incontriamo, nella parrocchia dove stiamo e così via. In ogni situazione siamo chiamati a vivere cercando il bene. Papa Francesco ci richiama di continuo su questo e fa bene, perché in qualche modo è diventata una voce quasi solitaria in mezzo a tante voci negative che ascoltiamo. Ci richiama a guardare più in alto, a non lasciarci rubare la speranza».

I fedeli presenti alla veglia di preghiera

E il bene c’è, a partire da quello che è possibile trovare nelle nostre parrocchie: «Non ci pensiamo – ammette il missionario pescarese -, ma nelle nostre parrocchie c’è un “esercito” di bene, rappresentato da tutti coloro che donano il loro tempo al suo interno. Dobbiamo ricordarcelo!». E un altro insegnamento è arrivato anche dal Vangelo, quando il sacerdote missionario ha ricordato dell’episodio in cui Gesù predicava e davanti a lui c’erano solo ciechi, zoppi e storpi: «Non c’erano gli scribi, i farisei, le persone che avevano studiato – precisa don Massimo -, non c’erano i religiosi del tempo. C’erano solo i bisognosi. Allora Gesù guarda questa folla e pronuncia una preghiera: “Ti benedico Padre, Signore del cielo e della terra, perché Tu hai rivelato queste cose a queste persone”. Gesù non solo non si scoraggia, ma vede in quelle persone un disegno di Dio».

Un esempio che don Massimo ha chiesto di imitare: «Chiediamo al Signore – invita il presbitero – questa capacità di guardare al disegno di Dio, all’aspetto bello che può esserci anche nelle difficoltà che viviamo o nelle situazioni che non comprendiamo. Questo è lo sguardo missionario che ci viene chiesto, anche quando c’è da soffrire, anche quando ci fa star male sentirci dire certe cose dalla gente. Ma quando ci sentiamo soli, quando pensiamo che forse non valga la pena di fare quello che facciamo, dovremmo pensare a quel fiume di bene, rappresentato da preti, suore e laci, che ogni giorno tenta nel proprio piccolo di vivere in maniera diversa, scegliendo l’amore sempre e comunque, anche quando la fatica si fa sentire».

I fedeli si sporcano le mani per rilanciare l’impegno missionario

Successivamente, dopo la riflessione, un altro momento significativo della veglia di preghiera è stato quello in cui i fedeli presenti sono stati chiamati ad inserire le mani in una ciotola piena di farina, per prendersi letteralmente l’impegno di sporcarsi le mani, diventando protagonisti di un nuovo slancio missionario che coinvolga tutti nel quotidiano.

About Davide De Amicis (2965 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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