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Periferie, tra comunità e palco scenico

Troppo spesso si confonde la periferia con un concetto geografico e invece è una realtà più complessa, sociale; è una comunità di persone vitali sospesa tra riscossa e facili strumentalizzazioni.

Non si può parlare di periferie partendo da una visione univoca delle stesse. Le periferie hanno assunto un ruolo nei tessuti urbani delle Città contemporanee, ormai città globali, che non permette di affettare l’argomento in maniera netta e veicolata dalla cronaca e che le condurrebbe ad essere diluite essenzialmente in una superficiale narrazione da parte della Società, sempre pronta ad una solenne attenzione nell’emergenza, esclusivamente nell’emergenza.

Come scrive Marc Augè “troppo spesso si confonde la periferia con un concetto geografico: qualcosa che sta fuori dalle città. Come se le città fossero circondate da una corona di povertà. Ma la realtà è più complessa: le periferie non sono un concetto geografico ma sociale”.

La periferia è un concetto delicatamente complesso e raccoglie fenomeni dirompenti che non si presentano mai in punta di piedi, ma con il fragore di un’esplosione, quasi a doverci ricordare ogni volta la propria esistenza, ci pregano di fermarci a capire, ad ascoltare, ad osservare, ad agire.

Tensioni sociali, povertà, voglia di riscatto sono usate come armi che rischiano di essere offerte a chi delle periferie vuole fare il proprio palco scenico e che stranamente non teme l’oblio generato dalle promesse mancate, dal paternalismo di una turpe retorica, dal “fate come dico, ma non come faccio”.

Ormai gli strati più popolari della Società sono stati abituati alla de-responsabilizzazione, alla cultura della delega, confortate in ogni loro sconfitta da un’opinione pubblica che ne inquadra le cause sempre in qualcosa di altro. Il pericolo reale è convincerci a non guardare al di là del nostro naso, inchiodandoci nel qui ed ora, cristallizzando il presente intorno ad un nemico comune, tangibile e descrivibile in ogni sua forma.

Le periferie sono Comunità di persone vitali, pensanti, solidali e resilienti che però devono fare i conti con il loro substrato più rumoroso di persone che ritengono realizzabile il proprio benessere a partire dall’ulteriore impoverimento e spesso dall’annientamento sociale di chi “sta più sotto”. La disgregazione sociale che potrebbe scaturirne è qui, nell’alimentare l’odio dei secondi ignorando i primi.

Le periferie appaiono volutamente tenute nel degrado perché terreno fertile di propaganda permanente che attecchisce perfettamente su chi, pur pretendendo sacrosanti diritti, ha dimenticato i propri doveri e, nei casi peggiori, ignora più o meno coscientemente le attitudini e le possibilità che dovrebbe cogliere e sviluppare.

Lo Stato, inteso come entità politica e istituzionale sovrana, dovrebbe equilibrare il suo peso, sbilanciato oggi dalla sola richiesta di sicurezza che va garantita e mantenuta, una richiesta necessaria a assolutamente condivisibile. Che dire però dello Stato inteso come comunità di uomini?

Il riscontro delle Istituzioni e della Società tutta in merito alla sicurezza deve avere realizzazione in un’azione più ampia che comprenda cultura, formazione, educazione e libertà, concetti che spesso il Verbo della sicurezza sacrifica: l’intervento sulla scorta di un’emergenza spesso rischia di lasciare voragini che col tempo si riempiono di incertezze, indifferenza, paure ed odii.

Le periferie devono distaccarsi da un’attenzione strumentale che accompagna solo chi urla di più e divenire Comunità razionali, generative di conoscenza e sviluppo, rifiutando l’odio come affermazione di esistenza e ponendosi domande: se i cittadini iniziassero ad interrogare anche loro stessi, forse saremmo davvero sulla strada giusta.

Nella visione ampia, complessa, e multidimensionale delle periferie, dovremmo includere anche questa.

About Giannicola D'Angelo (47 Articles)
Laureato in Sociologia presso l'Università degli Studi "G. D'Annunzio" di Chieti, si occupa di comunicazione, studi sociali e Osservatorio povertà e risorse della diocesi Pescara-Penne.