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Europa: “Il suo futuro non è nelle istituzioni, ma nella società”

"La Gran Bretagna, culla della liberaldemocrazia, che abbandona l’Europa – sottolinea il professor Flavio Felice - significa perdere una delle due matrici europee, l’altra è quella la cristiana"

Lo ha affermato ieri il costituzionalista Andrea Simoncini, intervenendo al convegno pescarese “Sotto il cielo d’Europa, storia politica e istituzioni alla prova dell’oggi”

Europa: all’inizio un ideale, poi un miracolo, oggi un problema. Alla vigilia delle elezioni europee del 26 maggio prossimo ieri, presso la sala consiliare del Comune di Pescara, si è discusso di questo nell’ambito del convegno dal tema “Sotto il cielo d’Europa, storia politica e istituzioni alla prova dell’oggi”, organizzato dal Centro culturale di Pescara con il patrocinio dell’amministrazione comunale.

Una riflessione partita dall’analisi della crisi dell’europeismo attuale: «I prodromi della crisi – ricostruisce Flavio Felice, docente di Storia delle Dottrine politiche Università degli studi del Molise – erano già presenti all’origine, generato dal contrasto tra l’impostazione federalista e quella funzionalista emerse nel 1946. I federalisti volevano la fine dello stato nazione ed, essendo idealisti, guardavano a formare gli Stati uniti d’Europa. Per i funzionalisti, invece, la via per il superamento dello stato nazionale è una cooperazione per risolvere singoli problemi. De Gasperi era funzionalista, come Einaudi, perché era realista».

Due approcci, questi, che hanno accompagnato tutta la fase di costruzione europea generando, secondo Felice, due atteggiamenti contrapposti come l’eurofobia l’euroforia. Poi si arriva al 1957: «Il momento più alto della fase di costruzione con il Trattato di Roma – ricorda l’accademico dell’Università del Molise -. Poi ci sono stati alti e bassi fino all’introduzione della moneta unica».

Il punto più basso si è infine toccato con Brexit: «La Gran Bretagna, culla della liberaldemocrazia, che abbandona l’Europa – sottolinea Felice – significa perdere una delle due matrici europee, l’altra è quella la cristiana». Ma l’Europa da problema deve tornare a rappresentare un’opportunità, mediante la democrazia che: «Con il suo mettere la persona al centro – continua il docente di Storia delle Dottrine politiche – dev’essere una battaglia quotidiana. È necessaria un’educazione alla democrazia».

Un momento del convegno

Riguardo a quest’ultima, però, c’è chi ha lanciato l’allarme relativo ad un suo deficit, legandolo ad uno strapotere dell’oligarchia burocratica: «Premesso che l’Europa è un esperimento, un tentativo – chiarisce il professor Andrea Simoncini, docente di Diritto costituzionale Università degli studi di Firenze -, non dimentichiamo che tutta la burocrazia di Bruxelles è la metà del nostro Ministero dei trasporti. Inizialmente il deficit democratico, con i governi che decidono tutto, era molto forte. Oggi il sistema è diverso, perché il parlamento eletto ha un ruolo effettivo».

Da qui un’ulteriore domanda, sul perché in tempi di deficit democratico eravamo euroforici e oggi che votiamo siamo scettici: «È una questione di fiducia – replica il costituzionalista -. La crisi economica del 2008 ha sparigliato le carte. Oggi manca la fiducia».

C’è poi chi si chiede se la democrazia si possa esprimere solo mediante l’ottenimento di una maggioranza nel voto o se, oltre a ciò, sia anche segno di partecipazione e cittadinanza: «La democrazia – puntualizza il professor Simoncini – dipende dal giudizio che ognuno si fa della realtà. L’importanza di formarsi un giudizio consapevole».

E poi c’è il grande tema della paura, che oggi caratterizza il contesto sociale europeo e occidentale: «Viviamo in un’epoca di caduta delle evidenze, come la pace – osserva il costituzionalista dell’Università di Firenze -. Viviamo nella scontatezza. La percezione sociale è di essere sotto assedio. Abbiamo l’impressione che nessuno più ci difenda».

Di fronte a tutto ciò, dunque, diviene centrale la questione educativa: «La secolarizzazione che viviamo – conclude Simoncini – è che non c’è più un’esperienza di popolo. Quindi il futuro non è nelle istituzioni, ma il punto di ripartenza è nella società. Oggi si è drammaticamente indebolita la relazione. O rischiamo in prima persona o deleghiamo alle istituzioni».

A margine dell’appuntamento, il movimento ecclesiale Comunione e liberazione ha diffuso un volantino informativo sulle elezioni europee.

About Davide De Amicis (3200 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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