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“Probabile un Sinodo della Chiesa italiana per camminare sul sicuro”

Vi sono due direzioni – spiega Papa Francesco -. Sinodalità dal basso verso l’alto, ossia il dover curare l’esistenza e il buon funzionamento di diocesi, Consigli, parrocchie, coinvolgimento dei laici… A cominciare dalle diocesi. Non si può fare un grande Sinodo senza andare alla base. E la valutazione del ruolo dei laici. E poi la sinodalità dall’alto verso il basso, in conformità al discorso che ho rivolto alla Chiesa italiana al Convegno ecclesiale di Firenze"

Lo ha affermato oggi pomeriggio Papa Francesco, intervenendo all’Assemblea generale dei vescovi italiani

Papa Francesco all'Assemblea generale dei vescovi italiani

«La sinodalità è la cartella clinica che descrive lo stato di salute della Chiesa italiana». Lo ha detto Papa Francesco, oggi pomeriggio, nel suo discorso a braccio in apertura dell’assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, in corso in Vaticano fino al 23 maggio. Declinando il primo punto del suo discorso – “sinodalità e collegialità” – Francesco ha citato il discorso pronunciato in occasione della commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi, il 17 ottobre 2015: «Dove ho voluto chiarire – afferma il Pontefice – che il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio. È dimensione costitutiva della Chiesa, cosicché quello che il Signore ci chiede, in un certo senso, è già contenuto tutto nella parola Sinodo».

Poi il Papa ha fatto un’ampia citazione del documento della plenaria della Commissione teologica internazionale sulla sinodalità e la vita e missione della Chiesa, che risale al 2017, dove si legge che “la sinodalità, nel contesto ecclesiologico, indica lo specifico modus vivendi e operandi della Chiesa popolo di Dio, la quale realizza il suo essere comunione nel camminare insieme, nel radunarsi in assemblea e nel partecipare attivamente di tutti i suoi membri alla missione evangelizzatrice”: «Mentre il concetto di sinodalità, dunque – osserva il Santo Padre – richiama il coinvolgimento di tutto il popolo di Dio nella vita e nella missione della Chiesa, il termine collegialità precisa il significato teologico e la forma di esercizio del Sinodo dei vescovi, affidato alla Chiesa particolare e nella comunione dell’unica Chiesa di Cristo, mediante la comunione gerarchica del collegio episcopale con il vescovo di Roma».

La collegialità, secondo il documento della Commissione teologica internazionale, è quindi la forma specifica in cui la sinodalità ecclesiale si manifesta e si realizza: «Mi rallegro che questa assemblea ha voluto approfondire questo argomento – il tributo di Papa Bergoglio –, che in realtà descrive la cartella clinica dello stato di salute della Chiesa italiana e del vostro operato pastorale ed ecclesiale». Alla Chiesa italiana, Francesco ha dato il compito di riflettere sulla «eventuale carente collegialità e partecipazione nella condizione della Conferenza Cei, sia nella determinazione dei piani pastorali che negli impegni programmatici economico-finanziari».

Successivamente, Papa Francesco ha parlato anche della possibilità che venga celebrato un Sinodo della Chiesa italiana: «Se qualcuno pensa a fare un Sinodo della Chiesa italiana – raccomanda il Santo Padre -, si deve incominciare dal basso in alto e dall’alto in basso, col documento di Firenze. Questo porterà tempo, ma si camminerà sul sicuro e non sulle idee».

Quindi Papa Francesco ha declinato il significato della parola sinodalità: «Anche in un contesto di un probabile Sinodo della Chiesa italiana – ho sentito un “rumore” ultimamente di questo, sono arrivati fino a Santa Marta – vi sono due direzioni – spiega il Papa -. Sinodalità dal basso verso l’alto, ossia il dover curare l’esistenza e il buon funzionamento di diocesi, Consigli, parrocchie, coinvolgimento dei laiciA cominciare dalle diocesi. Non si può fare un grande Sinodo senza andare alla base. E la valutazione del ruolo dei laici. E poi la sinodalità dall’alto verso il basso, in conformità al discorso che ho rivolto alla Chiesa italiana al Convegno ecclesiale di Firenze, il 10 novembre 2015, che rimane ancora vigente e deve accompagnarci in questo cammino».

I vescovi partecipanti

Un altro tema al centro dell’Assemblea generale dei vescovi italiani è quello della riforma del processo matrimoniale: «Mi rammarica constatare che la riforma, dopo più di 4 anni – afferma il Pontefice – rimane ben lontana dall’essere applicata nella gran parte delle diocesi italiane, nonostante la Chiesa italiana abbia previsto un aggiornamento circa la riforma del regime amministrativo dei tribunali ecclesiastici. Con queste parole, il Papa ha ribadito che il suo rescritto del dicembre 2015 ha abolito il Motu Proprio di Pio XII del 1938, il quale istituiva i tribunali ecclesiastici regionali in Italia, e ha auspicato che l’applicazione dei due Motu Proprio sulla riforma del processo matrimoniale, Mitis Iudex e Mitis et Misericors Jesus: «Trovino piena e immediata applicazione in tutte le diocesi dove ancora non si è provveduto. Non dobbiamo mai dimenticare che la spinta riformatrice del processo matrimoniale canonico – caratterizzata da prossimità, grautità e celerità delle procedure – è volta a mostrare che la Chiesa è madre e ha a cuore il bene dei propri figli – il monito di Francesco – che in questo caso sono quelli segnati dalla ferita di un amore spezzato, e pertanto tutti gli animatori dei tribunali devono agire perché questo si realizzi e non anteporre null’altro che possa impedire o rallentare la riforma».

Secondo Francesco, il buon esito della riforma del processo matrimoniale canonico passa attaverso la conversione delle strutture e delle persone: «Non permettiamo – ammonisce – che l’intervento di alcuni avvocati o la paura di perdere il potere di alcuni vicari giudiziali freni o ritardi la riforma». Con i due Motu Proprio, ha ricordato Francesco, sono stati riordinati tre tipi di processo, ordinario, breviore, documentale: «L’esigenza di snellire le procedure – ricorda – ha condotto a semplificare il processo ordinario con l’abolizione della doppia decisione con forma obbligatoria. D’ora in poi, se non si appella la prima sentenza che dichiara la nullità matrimonio, diventa esecutiva. Il processo breviore, invece, è da applicarsi nei casi  in cui l’accusata nullità di matrimonio è sostenuta dalla domanda congiunta dei coniugi e da argomenti evidenti, essendo il processo di nullità matrimoniale di rapida dimostrazione. La dichiarazione finale di nullità o di rinnovo della causa del processo ordinario appartiene al vescovo stesso, in forza del suo ufficio pastorale, quale garante dell’unità cattolica nella fede e nella disciplina».

Inoltre, il Santo Padre ha ribadito che sia il processo ordinario che il processo breviore sono di natura prettamente giudiziaria: «Il che significa – precisa – che la nullità matrimoniale può essere sancita solo qualora ci sia un giudizio di certezza morale sulla base degli atti e delle prove raccolte. Il processo breviore ha introdotto così una tipologia nuova, cioè la possibilità di rivolgersi al vescovo come capo della diocesi, chiedendogli di pronunciarsi personalmente nei casi più manifesti di nullità».

Il che, per il Papa, non solo manifesta la prossimità del pastore diocesano ai suoi fedeli, ma anche la presenza del vescovo come segno di Cristo, segno di salvezza: «Il vescovo e il metropolita – raccomanda Papa Francesco – devono procedere all’elezione del tribunale diocesano, se non ancora costituito, e in caso di difficoltà possono accedere al tribunale diocesano o interdiocesano vicini. Questo è molto importante».

Il Santo Padre ha definito la riforma del processo matrimoniale canonico una riforma basata sulla prossimità e sulla gratuità: «La prossimità alle famiglie ferite – approfondisce – significa che il giudizio, per quanto possibile, si celebri nella chiesa diocesana, senza indulgere e senza inutili tentennamenti. La gratuità, invece, rimanda al mandato evangelico “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”, e richiede che la pronuncia di nullità non equivalga ad un elevato costo che le persone disagiate che non riescono a sostenere».

About Davide De Amicis (2965 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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