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Sbarco sulla Luna: “La speranza tradita di un futuro migliore”

"È stata una grandissima emozione seguirlo alla tv. – rievoca Nicola Mattoscio -. Pensavo che da quel momento gli uomini avrebbero finalmente dato maggiore attenzioni alla grandezza dell’universo, rispetto alla piccolezza delle vicende terrestri, avendo speranza per il possibile avvento della pace sulla terra. Una speranza che poi è stata tradita"

Il ricordo dello sbarco del primo uomo sulla Luna di tre pescaresi illustri: il sindaco Carlo Masci, lo storico Enzo Fimiani e l’accademico Nicola Mattoscio

Sullo sbarco dell’uomo sulla Luna un’intera generazione di giovani, anche abruzzesi, ha proiettato sogni e speranze di un futuro migliore. Tra questi anche il sindaco di Pescara Carlo Masci, lo storico Enzo Fimiani e l’accademico, nonché direttore generale della Fondazione Pescarabruzzo, Nicola Mattoscio. Ad unirli l’aver assistito, in quella notte tra il 20 ed il 21 luglio 1969, alla mitica diretta Rai in cui Tito Stagno da Roma e il corrispondente Ruggero Orlando dal centro Nasa di Houston, raccontarono i primi passi lunari degli astronauti Neil Armostrong e Buzz Aldrin.

Carlo Masci, sindaco di Pescara

Il giovane Carlo Masci, classe 1958, in quel periodo aveva poco più di 10 anni e seguì quel momento storico nella sua casa sul lungomare nord, insieme ai familiari: «Lo sbarco dell’uomo sulla Luna – esordisce Masci – faceva parte di quei sogni di bambino che ad un tratto sono stati realizzati. Ricordo perfettamente quando Armostrong mise piede sulla Luna, la bandiera statunitense ferma e dritta, che dava l’idea della conquista di un mondo nuovo. In quel momento sembrava che ognuno potesse realizzare i propri sogni».

E da sogno era anche la vita nella Pescara del 1969: «Era una città – racconta il sindaco – dove i ragazzi si conoscevano tutti e si viveva sulla strada, senza macchine a creare problemi. Era la scoperta di una città che si stava espandendo in maniera esagerata. C’erano le aree verdi con i canneti e terreni incolti che ospitavano campetti di calcio che, da un anno all’altro, diventavano palazzi».

Enzo Fimiani, storico

Enzo Fimiani, classe 1959, aveva 10 anni in quel 20/21 luglio del 1969: «Ci eravamo trasferiti a Pescara due anni prima da Ortona – ricorda lo storico – nella nostra nuova casa di via Venezia. Ricordo la diretta televisiva e il fascino che la Nasa e quell’evento avevano nell’immaginario di un bambino. Del resto io provengo da una generazione che era proiettata sul futuro, che pensava di cambiare il mondo, per la quale lo sbarco sulla Luna doveva essere un punto di partenza verso un futuro migliore. Mentre, storicamente, fu il culmine di una certa idea di progresso, nel contesto post bellico di una liberal democrazia del welfare state in cui si coniugavano capitalismo e diritti civili».

Ma se lo sbarco sulla Luna era stata una conquista, all’epoca lo era anche recarsi in piazza Salotto da via Venezia: «Allora questa zona era periferica – sottolinea Fimiani –, guardava al fiume, al mare, a Villa De Riseis. E andare in centro era un’avventura, come andare sulla Luna. Bisognava andarci con circospezione, il centro era un altro mondo, era come attraversare un confine».

Nicola Mattoscio, docente e direttore generale della Fondazione Pescarabruzzo

Il giovane Nicola Mattoscio, invece, nel ’69 aveva 19 anni e vide la diretta dello sbarco sulla Luna in un locale di Torricella Peligna con amici: «È stata una grandissima emozione seguirlo alla tv. – rievoca -. Pensavo che da quel momento gli uomini avrebbero finalmente dato maggiore attenzioni alla grandezza dell’universo, rispetto alla piccolezza delle vicende terrestri, avendo speranza per il possibile avvento della pace sulla terra. Una speranza che poi è stata tradita».

Tradita dalle successive crisi economiche e geopolitiche: «Tutto cambiò nel 1971 – approfondisce lo studioso -, quando il presidente statunitense Nixon dichiarò l’inconvertibilità del dollaro in oro. Prima gli americani erano degli stampatori di moneta, il dollaro era la moneta di ultima istanza, e così finanziarono anche le missioni spaziali per tenere testa all’Unione sovietica. Poi, con l’avvento dei cambi flessibili, iniziò l’anarchia». Un avvenimento che avvenne in un Abruzzo ancora “selvaggio”: «Era una regione ancora agricola – precisa Mattoscio -, ai primordi della sua rivoluzione industriale degli anni ’70, con una società contadina ancora segnata dal dramma dell’emigrazione di massa e dal basso tasso di alfabetizzazione».

Foto copertina di Ponciano da Pixabay

About Davide De Amicis (2987 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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