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Dipendenza da web: “Vittime le persone con difficoltà emotive che lo usano per compensare i disagi “

Sedentarietà e postura scorretta le conseguenza sulla salute fisica; più gravi quelle sulla salute psichica: "Diminuzione della capacità – avverte Emiliano Lambiase, coordinatore della Comunità terapeutica Sisifo - di riconoscere i contenuti della propria mente e di quella altrui – emozioni, pensieri, fantasie, desideri, sensazioni fisiche –; di distinguerli e collegarli tra loro e con la realtà esterna; di gestirli, regolarli e quando possibile modificarli con l’azione o il ragionamento". Ma anche diminuzione di attenzione e concentrazione, di compassione, gentilezza, pazienza. In caso di patologie, si incrementano i disturbi preesistenti

Lo ha affermato lo psicoterapeuta Emiliano Lambiase, coordinatore della Comunità terapeutica Sisifo a Tuscania (Viterbo)

Sono sempre più diffuse tra adulti, adolescenti e bambini le nuove dipendenze da Internet e social. Tra le più frequenti secondo lo psicoterapeuta Emiliano Lambiase, coordinatore della Comunità terapeutica Sisifo, che a Tuscania (Viterbo) si occupa di dipendenza comportamentali, intervistato dall’agenzia di stampa Sir: «La dipendenza da giochi on line (Internet Gaming Disorders) – spiega l’esperto -, l’unica ad essere effettivamente riconosciuta come dipendenza virtuale. Altre, come ad esempio il gioco d’azzardo online, o il cybersex, sono manifestazioni di disturbi più ampi come il gioco d’azzardo patologico o la compulsività sessuale».

A questo si aggiunge la dipendenza da Facebook, Instagram e il cinese Tik Tok, e da Whatsapp e Telegram: «Vittime privilegiate – approfondisce Lambiase – le persone con difficoltà emotive e relazionali, che utilizzano lo strumento tecnologico per compensare o risolvere i propri disagi».

I pazienti trattati sono soprattutto adolescenti e giovani (dai 14/15 anni fino ai 24), alcuni adulti, mentre non ci sono bambini in terapia perché gli specialisti lavorano direttamente con i genitori, dando loro indicazioni psico-pedagogiche: «A spiegare l’aumento dell’abuso dei device digitali – osserva lo psicoterapeuta – una società sempre più impostata sul linguaggio della tecnologia, incentrato sulle emozioni e non sui valori, veloce, frammentato, multitasking».

Sedentarietà e postura scorretta le conseguenza sulla salute fisica; più gravi quelle sulla salute psichica: «Diminuzione della capacità – avverte il coordinatore della Comunità terapeutica Sisifo – di riconoscere i contenuti della propria mente e di quella altrui – emozioni, pensieri, fantasie, desideri, sensazioni fisiche –; di distinguerli e collegarli tra loro e con la realtà esterna; di gestirli, regolarli e quando possibile modificarli con l’azione o il ragionamento».

Ma anche diminuzione di attenzione e concentrazione, di compassione, gentilezza, pazienza. In caso di patologie, si incrementano i disturbi preesistenti: «Nei bambini – precisa lo psicoterapeuta Lambiase – non si può parlare di dipendenza da Internet, ma se gli adulti li abbandonano con un device attraente, ne verranno sicuramente risucchiati».

Dunque, in questi casi, diviene fondamentale la prevenzione: «È fatta – sottolinea lo studioso – di sane attività e relazioni autentiche nella vita reale. Maggiori sono, più si è protetti. Inoltre, più tardi i bambini usano la tecnologia meglio è. Come nella primissima infanzia è importante la relazione e il gioco con i genitori, crescendo diventano importanti le relazioni con gli altri l’impegno in attività gratificanti che mettano in gioco le nostre competenze. Altra cosa fondamentale le attività “contemplative” che richiedono pazienza, mente calma e ferma, concentrazione».

Per curare questa dipendenza Lambiase indica, oltre alla ripresa di relazioni e attività: «Confini chiari all’uso dei device – continua – anche impostando degli aiuti (ad esempio filtri). Va chiesto l’aiuto di altre persone. E quando non basta c’è bisogno di una terapia strutturata. Gli adulti vengono seguiti in terapia individuale e, se necessario, anche con l’aiuto farmacologico».

In alcuni casi, per sbloccare o accelerare il percorso terapeutico è suggerito il ricovero presso la comunità a Tuscania: «Ogni terapia – conclude lo psicoterapeuta – è un percorso a sé, ma gli elementi di base sono tre. Controllo dei comportamenti problematici; attività di vita sana; lavoro su emozioni e bisogni interiori che hanno favorito l’insorgere della dipendenza».

About Davide De Amicis (2987 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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