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Suicidio assistito: “Sarebbe devastante, l’eutanasia entrerebbe in ospedale”

"Nel momento in cui si dovesse legalizzare quest’alternativa al fine vita – ammonisce il giurista Alberto Gambino -, non sarebbero solo le persone più radicali ed estreme a prendere questa scelta, ma purtroppo ci sarebbero decine e decine di situazioni particolari che indirettamente vedrebbero attuarsi nei loro confronti forme di abbandono e, attraverso una scelta un po’ forzata, si troverebbero a chiedere l’esito finale della loro vita attraverso una iniezione letale"

Lo ha affermato il presidente di Scienza & Vita Alberto Gambino, commentando l’apertura del Comitato nazionale di bioetica

Ha fatto e farà discutere l’apertura del Comitato nazionale di bioetica verso la legalizzazione del suicidio medicalmente assistito, distinto dall’eutanasia, con il mondo cattolico che si è fermamente opposto a questa novità: «L’idea – commenta Alberto Gambino, giurista e presidente di Scienza & Vita, intervistato dall’agenzia di stampa Sir – che possa essere legalizzata qualunque forma di suicidio assistito, e anche casi di patologie irreversibili, sarebbe devastante per il nostro Sistema sanitario, perché implicherebbe che l’eutanasia entrerebbe nelle nostre corsie di ospedale. Sarebbero, soprattutto, le persone più fragili, più vulnerabili e più deboli a essere spinte verso delle forme di interruzione della propria vita prima del suo spirare naturale».

Alberto Gambino, presidente associazione Scienza&Vita

In realtà lo stesso Comitato nazionale di bioetica è profondamente spaccato al suo interno: «Ci sono 13 componenti a favore della legalizzazione dell’eutanasia – spiega il giurista – e 13 contrari. Bisogna rettificare le notizie che si stanno diffondendo, cioè che ci sarebbe una prevalenza dei favorevoli, perché tra i contrari ci sono due che sono contrari fintanto che in Italia non sia attuata fino in fondo l’implementazione delle cure palliative. Vengono considerati come tre voti diversi, ma in realtà, nel documento la postilla di questi due ribadisce che sono sempre contrari alla legalizzazione. Quindi, non c’è una prevalenza».

Evidenziando che in Europa sono solo tre i Paesi dove si è accolto il suicidio assistito e l’eutanasia (Belgio, Olanda e Lussemburgo), il presidente di Scienza & Vita sottolinea che si tratta di nazioni che «hanno sistemi sanitari dove la valutazione della dignità della vita è legata a una lettura efficentista. In Italia e nei Paesi del Mediterraneo, si è sempre rifiutato di fare un discorso su cos’è la vita degna di essere vissuta».

E avverte: «Nel momento in cui si dovesse legalizzare quest’alternativa al fine vita – ammonisce Gambino -, non sarebbero solo le persone più radicali ed estreme a prendere questa scelta, ma purtroppo ci sarebbero decine e decine di situazioni particolari che indirettamente vedrebbero attuarsi nei loro confronti forme di abbandono e, attraverso una scelta un po’ forzata, si troverebbero a chiedere l’esito finale della loro vita attraverso una iniezione letale».

Lo stesso Comitato nazionale di bioetica ha diffuso della raccomandazioni condivise: «Il Comitato nazionale di bioetica – afferma l’organismo – auspica che in qualunque sede avvenga – ivi compresa quella parlamentare – il dibattito sull’aiuto medicalizzato al suicidio si sviluppi con la dovuta attenzione alle problematiche morali, deontologiche e giuridiche costituzionali che esso solleva e col dovuto approfondimento che una tematica così lacerante per la coscienza umana esige».

Il Comitato poi raccomanda: «L’impegno di fornire cure adeguate ai malati inguaribili in condizione di sofferenza; i valori professionali e deontologici dei medici e degli altri professionisti sanitari; la solidarietà nei confronti delle persone con condizione di particolare vulnerabilità nel rispetto della dignità umana».

Il Comitato chiede, inoltre, che: «Sia documentata all’interno del rapporto di cura un’adeguata informazione data al paziente, in condizioni di inguaribilità e sofferenza, in merito alle possibilità di cure e palliazione. E ritiene indispensabile che sia fatto ogni sforzo per implementare l’informazione ai cittadini e ai professionisti della sanità delle disposizioni normative riguardanti l’accesso alle cure palliative. Si chiede, inoltre, che queste siano effettivamente incrementate e accessibili a tutti coloro che le richiedono in modo da evitare che le domande di assistenza al suicidio siano motivate da sofferenze che potrebbero essere trattate».

Infine, l’auspicio che venga promossa una ampia partecipazione dei cittadini alla discussione etica e giuridica sul tema: «E che – conclude il Comitato nazionale di bioetica – vengano promosse la ricerca scientifica biomedica e psicosociale e la formazione bioetica degli operatori sanitari in questo campo».

About Davide De Amicis (2953 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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