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“La Terra non è da sfruttare, ma da governare”

"La carità solidale dell’umanità – sollecita don Antonio Del Casale - dev’essere portata al massimo livello. Laddove io posso avere un’alternativa alle mie fonti energetiche, al mio modo di vivere, devo metterla in atto per il bene di chi non ha alternative. Altrimenti desertificazione, povertà e guerre create ad hoc diventeranno la tortura di molti Paesi"

Si è svolto domenica 1 settembre a Montesilvano il Green happening, per celebrare la Giornata nazionale per la custodia del creato

Don Paolo Curioni, vicario foraneo di Montesilvano, presiede la Santa messa

Ha partecipato anche l’arcidiocesi di Pescara-Penne al Green happening che si è tenuto domenica 1 settembre a Montesilvano, in Largo Venezuela sul lungomare, per celebrare la quattordicesima Giornata nazionale per la custodia del creato.

I fedeli intervenuti in Largo Venezuela

L’evento, ideato dall’associazione di promozione sociale “éculturalmente” e da Feda srl con l’organizzazione e il patrocinio del Comune di Montesilvano, è stato aperto dalla celebrazione della liturgia eucaristica presieduta da don Paolo Curioni, vicario foraneo della città adriatica e parroco della Beata Vergine Maria Madre della Chiesa: «L’uomo – esordisce il celebrante nell’omelia – può approcciare alla creazione, alle cose del mondo, agli elementi naturali, a tutto ciò che lo circonda, con delicatezza, con rispetto, col senso della corretta gestione delle cose, con la consapevolezza che le cose non sono sue, perché le ha ricevute e le dovrà lasciare a chi verrà dopo. Oppure può pensare a come sfruttarle al meglio, pensando all’oggi non al domani, in quanto ciò che importano sono il reddito e il profitto. È sotto gli occhi di tutti quello che sta accadendo in questi giorni alla foresta amazzonica, con queste fiamme che sono state appiccate con l’idea ben precisa di avere nuove terre da sfruttare, non da coltivare, puntando solo a quello che si può ottenere. Ma così non si hanno prospettive ampie, attenzioni, sensibilità ad un ecosistema. L’importante è arrivare all’obiettivo, avere nuove terre da coltivare e avere un reddito sempre più grande. Ecco l’uomo disattento e aggressivo nei confronti del mondo, perché ha sempre il profitto nella testa e nel cuore».

Dopo questa premessa, citando i versi biblici “Crescete, moltiplicatevi, governate la Terra”, don Curioni ha ricordato come all’uomo spetti la gestione temporanea del pianeta e dell’universo: «La Terra – sottolinea il presbitero – non è da spremere, da sfruttare, ma da governare. E il governo presuppone una valutazione intelligente delle cose, un’azione continua e sistematica finalizzata al sostegno dell’uomo. Ma facendo questo tutto dev’essere in un’ottica ampia, sapendo se una certa azione è proficua per adesso o se procura danni nel futuro. Bisogna collocarsi nel modo più giusto e corretto perché questo creato, che ci è stato affidato per il nostro sostentamento, possa essere migliorato – perché il lavoro dell’uomo dovrebbe migliorare la creazione – e poi dovrà essere consegnato a chi verrà dopo di noi. Abbiamo il dovere di consegnare il mondo alle generazioni future».

Ma non tutto è governabile: «Se ci guardiamo intorno – osserva il vicario foraneo di Montesilvano – vediamo il clima con la temperatura climatica mondiale aumentata. Vediamo tutta una serie di avvenimenti meteorologici, che sono frutto e conseguenza di questo cambiamento climatico. Abbiamo innescato un meccanismo e qui bisogna fare una riflessione sana e saggia. Dobbiamo tornare sui nostri passi, dobbiamo produrre meno calore, qualsiasi sia il nostro modo di produrre. Questo cosmo va ricollocato nella sua giusta dimensione, nella sua fascia creaturale – per la quale tutto è stato fatto in equilibrio – che l’uomo deve conoscere e mantenere».

Ciò è alla base di un discorso ecologico autentico: «Noi – ricorda don Paolo Curioni – non facciamo “green” perché è di moda, noi facciamo “green” perché è cristiano ed è giusto farlo. Altrimenti Papa Francesco non avrebbe scritto un’enciclica come la Laudato si’, inquadrando questo problema collocandolo in un discorso di economia mondiale, perché questo modo di concepire è un modo da gruppi sociali elitari, elevati, che decidono l’economia mondiale in funzione di un tornaconto che è per pochi. Quell’Amazzonia che brucia è abitata, ci sono esseri umani che lì hanno la loro civiltà, la loro cultura, le loro tradizioni, i loro usi, i loro costumi. Non ci si può dimenticare di questo, non si può creare nuove forme di ghettizzazione o uomini in fuga alla ricerca di chissà quale vita e speranza, senza sapere dove andare. E, tra l’altro, questo fenomeno sta accadendo anche in un paio di Paesi del Centrafrica di cui, però, si parla poco. Interessiamoci, indaghiamo sulla verità delle cose e allora sì che arriveremo alla comprensione vera e profonda, ad un rapporto autentico con il creato e con l’uomo che abita il creato, a partire dagli ultimi».

Don Antonio Del Casale, direttore Ufficio diocesano di Pastorale sociale

In un intervento successivo, nel corso della serata che ha chiuso il cartellone degli eventi estivi montesilvanesi, ha poi preso la parola il direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del Lavoro don Antonio Del Casale: «Con l’enciclica Laudato si’ – riflette il sacerdote -, Papa Francesco ha voluto lasciarci una provocazione che non può lasciarci indifferenti. Ha scritto dei capitoli molto toccanti, affermando chiaramente che nei Paesi ricchi possiamo permetterci di non avere attenzione a certi parametri, andando ad inquinare. O, come ci è stato detto all’ultimo summit climatico polacco di Katowice, i Paesi del Centro Europa non rinunceranno mai al carbone, che è una delle fonti più inquinanti, ma tutto questo si ripercuoterà sulle parti del mondo dove c’è povertà e non ci si può difendere».

Partendo da questa considerazione, Del Casale ha poi rivolto un invito: «La carità solidale dell’umanità – sollecita – dev’essere portata al massimo livello. Laddove io posso avere un’alternativa alle mie fonti energetiche, al mio modo di vivere, devo metterla in atto per il bene di chi non ha alternative. Altrimenti desertificazione, povertà e guerre create ad hoc diventeranno la tortura di molti Paesi. Il Papa ci dice “Attenzione, perché dobbiamo costruire un’umanità che non pensi solo a chi sta bene, ma metta al centro soprattutto gli ultimi”. E quegli ultimi spesso li creiamo noi. E allora diventa un pugno nello stomaco, ma non dobbiamo aver paura di farcelo dare. Il Pontefice su questo è categorico, prende delle posizioni molto nette, ci insegna a guardare in faccia la realtà, a non tirarci indietro davanti alla verità». 

Don Elio Benedetto, sacerdote e cantautore molisano

Il momento riflessivo si è concluso con il concerto del noto sacerdote e cantautore molisano don Elio Benedetto, che ha eseguito alcuni dei suoi brani più conosciuti (ispirati dalle parole di Madre Teresa di Calcutta), come “Una matita nelle mani di Dio”, “Vivi la vita” e “Cammino Semplice”. Inoltre ha presentato il suo ultimo album dal titolo “Fides, tra buio e luce”.

About Davide De Amicis (2964 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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