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Ottobre missionario: “Una scossa per diventare attivi nel bene”

"Nessuno è escluso dalla missione della Chiesa - sottolinea il Papa -. Il Signore ti chiede di farti dono lì dove sei, così come sei, con chi ti sta vicino; di non subire la vita, ma di donarla; di non piangerti addosso, ma di lasciarti scavare dalle lacrime di chi soffre. Coraggio, il Signore si aspetta tanto da te"

Lo ha affermato lunedì Papa Francesco, celebrando i vespri con cui ha aperto il mese missionario

Papa Francesco presiede i vespri

Lunedì sera Papa Francesco, nell’omelia della preghiera liturgica dei vespri presieduti nella basilica di San Pietro lunedì 1 ottobre (memoria di Santa Teresa di Gesù Bambino, patrona delle missioni), ha avviato il mese missionario straordinario di ottobre sul tema “Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”: «Il Signore – afferma il Papa – ci chiama a far fruttare i talenti con audacia e creatività. Dio ci domanderà se ci saremo messi in gioco, rischiando, magari perdendoci la faccia. Questo mese missionario straordinario vuole essere una scossa per provocarci a diventare attivi nel bene. Non notai della fede e guardiani della grazia, ma missionari».

Successivamente, il Pontefice ha spiegato come si diventa missionari: «Vivendo da testimoni – sottolinea -, testimoniando con la vita di conoscere Gesù; è la vita che parla. Testimone è la parola-chiave, una parola che ha la stessa radice di senso di martire. E i martiri sono i primi testimoni della fede, non a parole, ma con la vita. Sanno che la fede non è propaganda o proselitismo, è dono di vita. Non possiamo tacere la gioia di essere amati, la certezza di essere sempre preziosi agli occhi di Dio. Questo è l’annuncio che tanta gente attende. Ed è responsabilità nostra». Da qui l’invito a chiedersi in questo mese: “Come va la mia testimonianza?”.

Successivamente, commentando la parabola dei talenti in cui Dio è severo con il servo, il Santo Padre ha puntualizzato che l’omissione è il contrario della missione: «Dio è così severo con il servo – spiega – perché ha peccato di omissione. Sant’Alberto Hurtado diceva “È bene non fare del male, ma è male non fare del bene”. E questo può essere il peccato di una vita intera, perché abbiamo ricevuto la vita non per sotterrarla, ma per metterla in gioco e il segreto per possedere la vita è donarla. Vivere di omissioni è rinnegare la nostra vocazione».

La celebrazione dei vespri nella basilica di San Pietro

Secondo il Papa, pecchiamo di omissione quando ci chiudiamo in un triste vittimismo: «Quando cediamo alla rassegnazione – aggiunge Bergoglio -, quando continuiamo a dire che va tutto male, nel mondo come nella Chiesa, quando siamo schiavi delle paure che immobilizzano e ci lasciamo paralizzare dal “si è sempre fatto così”. Pecchiamo contro la missione anche quando viviamo la vita come un peso e non come un dono; quando al centro ci siamo noi con le nostre fatiche, non i fratelli e le sorelle che attendono di essere amati. Dio ama chi dona con gioia, pertanto ama una Chiesa in uscita».

E su questo, Papa Francesco ha rivolto un ammonimento ai credenti: «Stiamo attenti – avverte -. Se non è in uscita non è Chiesa, la Chiesa è per la strada, cammina. Una Chiesa in uscita, missionaria, è una Chiesa che non perde tempo a piangere le cose che non vanno, i fedeli che non hanno più, i valori di un tempo che non ci sono più; non cerca oasi protette, ma desidera solo essere sale della terra e lievito per il mondo. Sa che questa è la sua forza, la stessa di Gesù. Non la rilevanza sociale o istituzionale, ma l’amore umile e gratuito».

Da questo invito, è poi seguita un’altra esortazione: «Per favore – si appella il Papa -, non viviamo una fede da sacrestia. Oggi entriamo nell’ottobre missionario accompagnati da tre “servi” che hanno portato molto frutto – ricorda richiamando Santa Teresa di Gesù Bambino, “che fece della preghiera il combustibile dell’azione missionaria nel mondo”, San Francesco Saverio, “uno dei grandi missionari della Chiesa” e la venerabile Pauline Jaricot, operaia che, “con le offerte che detraeva dal salario, fu agli inizi delle Pontificie Opere Missionarie”».

E questo è anche il mese del Rosario, in base al quale ha rivolto a tutti una domanda e un monito: «Facciamo di ogni giorno un dono per superare la frattura tra Vangelo e vita? – interroga Francesco – Per favore, non viviamo una fede da sacrestia. La religiosa, il sacerdote e la laica appena richiamati ci dicono che nessuno è escluso dalla missione della Chiesa (padri e madri di famiglia, giovani, lavoratori, disoccupati, malati). Il Signore ti chiede di farti dono lì dove sei, così come sei, con chi ti sta vicino; di non subire la vita, ma di donarla; di non piangerti addosso, ma di lasciarti scavare dalle lacrime di chi soffre. Coraggio, il Signore si aspetta tanto da te. Si aspetta anche che qualcuno abbia il coraggio di partire, di andare là dove più mancano speranza e dignità, là dove troppa gente vive ancora senza la gioia del Vangelo».

«Ma devo andare da solo? – l’interrogativo posto a braccio da Francesco -. Questo non va. Se noi abbiamo in mente organizzazioni e piani di lavoro, questo non va. Protagonista della missione è lo Spirito Santo». Da qui l’esortazione finale: «Va’, il Signore non ti lascerà solo; testimoniando, scoprirai che lo Spirito Santo è arrivato prima di te per prepararti la strada. Coraggio, fratelli e sorelle; coraggio, Madre Chiesa, ritrova la tua fecondità nella gioia della missione!».

About Davide De Amicis (2986 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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