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“Senza gruppi di ascolto della Parola in parrocchia, non ci convertiremo mai!”

"Se non c’è chi annuncia - ammonisce l'arcivescovo Valentinetti -, se non c’è chi porta la parola, come si convertirà il mondo? E attenzione, farlo saggiamente, non in modo spocchioso, per farsi vedere, in modo urtante, ma farlo semplicemente, farlo con amore, farlo con gioia, creando cenacoli piccoli nelle case in obbedienza ai sacerdoti che chiaramente devono essere i garanti dell’annuncio della Parola. Ma che sia un annuncio efficace, che ci cambi realmente la vita"

Lo ha affermato ieri l’arcivescovo Valentinetti presiedendo la messa all’incontro diocesano dei gruppi di preghiera di Padre Pio

Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, presiede la santa messa

Riprendendo il Vangelo e le letture di ieri (il libro di Neemia 8,1-4.5-6.7-12 e Lc 10, 1-12) ha rilanciato l’importanza dell’ascolto e dell’annuncio della Parola di Dio l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti che ieri sera, nella Cattedrale di San Cetteo, ha presieduto la santa messa in occasione del raduno diocesano dei gruppi di preghiera di Padre Pio: «Ora, cari fratelli – osserva il presule, che ha concelebrato la messa con il fondatore dei gruppi di preghiera di Padre Pio Padre Guglielmo Alimonti -, la Parola di Dio è contenuta nella Bibbia, ma molto spesso questo libro è poco usato nelle nostre case. Se ce l’abbiamo nello scaffale è già tanto di guadagnato, ma lì sta per prendere la polvere e non per essere usato. Voi direte “Ma la Bibbia è difficile, abbiamo provato a leggerla, abbiamo provato con le prime pagine del libro della Genesi, ma sono parole difficili. Chi ce le può spiegare?”. Io credo che se non ci rimettiamo alla scuola della Parola di Dio, se non ripromuoviamo nelle nostre comunità parrocchiali gruppi di ascolto della Parola di Dio, discernimento e comprensione di quello di cosa dice al nostro cuore, noi non ci convertiremo mai. Perché, sapete, anche queste mie parole, quelle che vi sto dicendo questa sera, sono parole umane. Non è Parola di Dio o, perlomeno, cerco di spiegare la Parola di Dio. Ma essa è contenuta prima di tutto e primariamente nei santi evangeli. Così come diceva San Francesco, che festeggiamo oggi, “Tutto sta nell’ascolto del anto evangelo, nella regola che il santo evangelo di nostro Signore Gesù Cristo ci ha lasciato”».

Successivamente, l’arcivescovo Valentinetti ha lanciato una provocazione riprendendo ciò che accade nell’attualità degli ultimi giorni: «Non vuole essere una critica – afferma -, ma si sta facendo una grande battaglia perché i crocifissi rimangano al loro posto nei luoghi pubblici e nelle scuole, ma come cattolici abbiamo mai fatto una battaglia perché la Parola di Dio rimanesse seriamente nelle nostre famiglie? Lì è contenuta la Parola di Dio che parla. Il crocifisso è simbolo della fede e del mistero della redenzione, ma è un simbolo. Invece la sacra scrittura, la Bibbia, è fondamentalmente il libro che contiene il Dio che parla, il Dio che si rivela in Gesù e Lui quando parla rivela il Padre (Dio nessuno l’ha mai visto. Il Figlio unigenito che è rivelato nel seno del Padre , Lui lo ha rivelato). Ma che fine ha fatto la Parola di Dio nelle nostre comunità?».

I gruppi di preghiera di Padre Pio alla celebrazione

Partendo da questo interrogativo, l’arcivescovo di Pescara-Penne ha poi approfondito maggiormente questo aspetto: «Attenzione anche – ammonisce – a come proclamiamo la Parola di Dio durante la celebrazione eucaristica. Questa sera, grazie a Dio, sia la prima lettura che il salmo sono state proclamate non bene, benissimo. Ma la Parola di Dio va preparata il giorno prima della celebrazione, non va improvvisata all’ultimo momento con un foglietto volante dato da qualcuno che ci incarica di leggere e poi non si capisce niente! “Parola di Dio” si dice alla fine del testo. Scusate se scendo in questi minimi particolari, ma è il rispetto e il grande amore che ho per la Parola a portarmi a dire quanto sia importante rivalutare la Parola e rivalutare, alla luce della pagina del Vangelo, gli annunciatori della Parola “Li mandò due a due davanti a sé in ogni città, in ogni luogo dove stava per recarsi… Pace a questa casa e annunciate tutto ciò che io vi ho detto, tutto ciò che io vi ho comandato. Entrate, mangiate, bevete, ma vi accoglieranno perché portate la mia Parola, perché portate ciò che rivela il Padre, l’amore del Padre, ciò che rivela il Signore come Signore della storia e della vita”».

Quindi, monsignor Tommaso Valentinetti, sempre citando il Vangelo di ieri (“La messe è molta, ma sono pochi gli operai”), ha rivolto un pensiero ai sacerdoti e come sia necessario che i laici li supportino: «Purtroppo – constata – stiamo diventando sempre di meno, io mi volto indietro e non oso fare la media d’età di chi mi sta alle spalle, che è alta al di là di qualche giovane che la attenua un po’. Allora, fratelli, ci fidiamo solo del fatto che debbano essere i presbiteri gli annunciatori della Parola, oppure il popolo di Dio deve farsi protagonista dell’annuncio della Parola? E voi mi direte “E chi lo sa fare?”. Bisogna studiare, abbiamo l’Istituto superiore di Scienze religiose “Giuseppe Toniolo” dove si insegna la sacra scrittura. Non è necessario frequentare tutte le materie, si possono frequentare anche solo le lezioni di sacra scrittura come uditori per imparare la Parola, per capirla, per comprenderla, per discernerla e soprattutto per annunciarla, perché diventi poi Parola viva, forte, vivente, che scarnifica il cuore, che ci commuove, che ci salva, che ci cambia la vita così come ha cambiato la vita a Mosè, ai profeti, a Elia, così come ha cambiato la vita degli apostoli e a tutti coloro che si sono fatti obbedienti alla Parola, così come ha cambiato la vita a noi. Infatti noi ci siamo fatti preti perché un giorno abbiamo ascoltato una parola, non per sentimentalismo, non per superficialità, ma per una parola che abbiamo ascoltato. Proprio in questi giorni ascoltato la testimonianza di un fratello, il quale mi diceva di essersi convertito e diventato sacerdote non tanto perché avesse ascoltato una parola di chiamata ai discepoli, ma una parola che gli aveva fatto capire che la sua vita doveva essere totalmente di Dio. Ma se non c’è chi annuncia, se non c’è chi porta la parola, come si convertirà il mondo? E attenzione, farlo saggiamente, non in modo spocchioso, per farsi vedere, in modo urtante, ma farlo semplicemente, farlo con amore, farlo con gioia, creando cenacoli piccoli nelle case in obbedienza ai sacerdoti che chiaramente devono essere i garanti dell’annuncio della Parola. Ma che sia un annuncio efficace, che ci cambi realmente la vita».

Infine un auspicio: «Se vogliamo essere veramente degni figli di San Pio – conclude l’arcivescovo Valentinetti -, il quale era innamoratissimo della Parola di Dio tanto, tanto innamorato del crocifisso quanto innamorato dell’eucaristia, rimettiamoci alla scuola della Parola. Ci rimettiamo alla scuola di Dio Padre, di Gesù, per la potenza dello Spirito Santo che ci illumina».

About Davide De Amicis (3006 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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