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“Dio ci preservi dall’avidità dei nuovi colonialismi”

"Non siamo venuti qua per inventare programmi di sviluppo sociale - ammonisce il Papa -, per tutelare una cultura come fosse un museo, con uno stile non contemplativo, come si fanno le azioni di disboscamento. Andiamo a contemplare, a comprendere e a servire i popoli, e lo facciamo percorrendo un cammino sinodale, non una conferenza"

Lo ha affermato ieri Papa Francesco aprendo, in Vaticano, i lavori del Sinodo per l’Amazzonia

Papa Francesco, durante la messa d'apertura, con un'amazzone

«Dio ci preservi dall’avidità dei nuovi colonialismi». Con questa invocazione ieri Papa Francesco ha concluso l’omelia della messa inaugurale del Sinodo per l’Amazzonia i cui lavori, alla presenza dei 184 padri sinodali, si sono aperti in Vaticano oggi per concludersi il 27 ottobre: «Il fuoco appiccato da interessi che distruggono, come quello che recentemente ha devastato l’Amazzonia – ammonisce il Papa – non è quello del Vangelo. Il fuoco di Dio è calore che attira e raccoglie in unità. Si alimenta con la condivisione, non coi guadagni. Il fuoco divoratore, invece, divampa quando si vogliono portare avanti solo le proprie idee, fare il proprio gruppo, bruciare le diversità per omologare tutti e tutto».

Da qui il riferimento al libro dell’Esodo: «È fuoco d’amore che illumina, riscalda e dà vita, non fuoco che divampa e divora – ricorda il Santo Padre -. Quando senza amore e senza rispetto si divorano popoli e culture, non è il fuoco di Dio, ma del mondo. Eppure quante volte il dono di Dio non è stato offerto ma imposto, quante volte c’è stata colonizzazione anziché evangelizzazione! Annunciare il Vangelo è vivere l’offerta, è testimoniare fino in fondo, è farsi tutto per tutti, è amare fino al martirio. Ringrazio Dio perché nel Collegio cardinalizio ci sono alcuni fratelli cardinali martiri, che hanno assaggiato nella vita la croce del martirio».

Quindi un pensiero rivolto agli abitanti di quella regione: «Tanti fratelli e sorelle in Amazzonia – ricorda Bergoglio – portano croci pesanti e attendono la consolazione liberante del Vangelo, la carezza d’amore della Chiesa». Quindi il Papa ha citato il cardinale Hummes: «“Quando siete in Amazzonia – cita Francesco -, andate a cercare le tombe dei missionari”. E poi, con un po’ di furbizia, disse al Papa “Non si dimentichi di loro, meritano di essere canonizzati”. Per loro, con loro, camminiamo insieme».

I 184 padri sinodali riuniti nell’Aula del Sinodo

Il Sinodo per l’Amazzonia, tra l’altro, è stato affidato a San Paolo apostolo, chiamato ad illuminare il lavoro dei padri sinodali: «Il più grande missionario della storia della Chiesa – riconosce il Papa -, che ci aiuta a “fare Sinodo”, a “camminare insieme”. Siamo vescovi perché abbiamo ricevuto un dono di Dio. Non abbiamo firmato un accordo, non abbiamo ricevuto un contratto di lavoro in mano, ma mani sul capo, per essere a nostra volta mani alzate che intercedono presso il Signore e mani protese verso i fratelli. Abbiamo ricevuto un dono per essere doni. Un dono non si compra, non si scambia e non si vende, si riceve e si regala. Se ce ne appropriamo, se mettiamo noi al centro e non lasciamo al centro il dono, da Pastori diventiamo funzionari».

Questo il monito del Papa: «Facciamo del dono una funzione e sparisce la gratuità – avverte -, e così finiamo per servire noi stessi e servirci della Chiesa. La nostra vita, invece, per il dono ricevuto, è per servire – ricorda Francesco citando l’espressione evangelica “servi inutili”, che può voler dire anche “servi senza utile” -. Significa che non ci diamo da fare per raggiungere un utile, un guadagno nostro, ma perché gratuitamente abbiamo ricevuto e gratuitamente diamo. La nostra gioia sarà tutta nel servire perché siamo stati serviti da Dio, che si è fatto nostro servo. Cari fratelli, sentiamoci chiamati qui per servire mettendo al centro il dono di Dio».

Stamani, dunque, sono partiti i lavori della prima Congregazione generale del Sinodo a cui sono giunte alcune raccomandazioni dal Pontefice: «Se qualcuno viene qua con intenti pragmatici – ammonisce -, è un peccatore e si converta. Non siamo venuti qua per inventare programmi di sviluppo sociale, per tutelare una cultura come fosse un museo, con uno stile non contemplativo, come si fanno le azioni di disboscamento».

Per questo non è mancato un invito al rispetto degli usi e dei costumi delle popolazioni indigene: «Mi ha fatto tristezza – confida Papa Francesco – ascoltare qui dentro un commento burlone su queste persone che girano con le piume in testa. Che differenza c’è tra le piume sulla testa e i copricapi che usano gli officiali dei nostri dicasteri? Corriamo il rischio di approcci semplicemente pragmatici, quando al contrario serve contemplazione dei popoli, capacità di ammirazione dei popoli».

Partendo da questo presupposto, il Papa ha rivolto un’ulteriore esortazione agli addetti ai lavori: «Dobbiamo accostarci ai popoli amazzonici in punta di piedi – invita, mettendo in guardia dal fare una colonizzazione ideologica -, rispettandola loro storia, la loro cultura, il loro stile del ‘buen vivir’ nel senso etimologico della parola, e non nel significato sociale. Ogni popolo ha un’identità propria, una coscienza di sé da cui viene un sentire, un modo di vedere la verità, una storia, un’ermeneutica».

Il Papa ha  poi chiesto di cominciare il Sinodo non con “programmi confezionati”, per “disciplinare, addomesticare” il popolo amazzonico: «Il centralismo omogeneizzante e omogeneizzatore – avverta ancora il Pontefice – distrugge l’autenticità della cultura di un popolo. Le ideologie sono riduttive, così come la pretesa di comprendere intellettualmente, ma senza ammirare e quella a ridurre la realtà in categorie, coniando “ismi” in nome di una presunta civilizzazione che serve ad annientare i popoli».

Successivamente, Papa Francesco ha spiegato che il Sinodo per l’Amazzonia ha quattro dimensioni: «Pastorale, culturale, sociale, ecologica – elenca -. La prima è l’essenziale, abbraccia tutto. Non esiste un’ermeneutica asettica, viviamo la realtà amazzonica con occhi di discepoli e missionari. Senza lo Spirito Santo non c’è annuncio di Gesù Cristo, che non va confuso con il proselitismo».

Papa Francesco apre ufficialmente i lavori

Quindi ha rilanciato l’obiettivo dell’assemblea sinodale: «Deforestazione, uniformizzazione e spogliazione – ribadisce il Papa -. È un programma che non rispetta la poesia dei popoli, la realtà dei popoli, che è sovrana. Andiamo a contemplare, a comprendere e a servire i popoli, e lo facciamo percorrendo un cammino sinodale, non una conferenza».

E se il Sinodo non è una conferenza, non è neanche un parlamento. Ne è sicuro il Pontefice, che ha voluto mettere in guardia da «una Chiesa sensazionalista – osserva -, tanto distante dalla nostra santa Chiesa madre cattolica e dalla nostra santa madre Chiesa gerarchica e dalla tentazione di imporre qualche idea o qualche piano. Il Sinodo è camminare uniti, secondo l’ispirazione dello Spirito Santo, che è l’attore principale del Sinodo. “Non lasciamolo per la strada!».

Da qui i verbi che, secondo Francesco, dovranno essere le parole d’ordine a guidare il lavoro dei padri sinodali: «Pregare, riflettere, dialogare, ascoltare con umiltà. Parlare con coraggio, con parresia. Discernere – riporta il Santo Padre -. E tutto custodendo la fraternità che deve esistere qui dentro. Il Sinodo è entrare in un processo, non è occupare uno spazio. E il processo ecclesiale ha una necessità, deve essere custodito, guidato, accompagnato con delicatezza».

Il Papa ha fatto poi una distinzione tra il “Sinodo dentro” e il “Sinodo fuori”: «Il Sinodo dentro – spiega – è il cammino della madre Chiesa, il Sinodo fuori implica un supplemento di attenzione da parte dei 184 padri sinodali, perché un’informazione data alla leggera, con imprudenza, potrebbe portare a equivoci da parte di chi fa l’informazione».

About Davide De Amicis (2986 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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