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San Nunzio: “La bellezza della sua santità ci ricorda la bellezza di Dio”

"Nunzio - sottolinea monsignor Guido Marini - non ha fatto opere straordinarie, ma si è donato lì dove viveva e ci ricorda che la santità consiste in questa carità quotidiana, in questo dono lì dove siamo, nel donare la nostra vita dove siamo chiamati a viverla ogni giorno"

Lo ha affermato lunedì monsignor Guido Marini, cerimoniere di Papa Francesco, celebrando il primo anniversario della canonizzazione

Monsignor Guido Marini, cerimoniere di Papa Francesco, presiede la santa messa

Lunedì sera è stato il cerimoniere di Papa Francesco, monsignor Guido Marini, a celebrare la santa messa in occasione del primo anniversario della canonizzazione di San Nunzio Sulprizio, presso il Santuario di Pescosansonesco.

Mons. Marini con il sindaco di Pescosansonesco Nunzio Di Donato e il rettore don Mauro Pallini

Accolto dal rettore don Mauro Pallini e dal sindaco Nunzio Di Donato, il maestro delle cerimonie liturgiche pontificie ha dapprima visitato il luogo di culto, fermandosi in preghiera davanti al Santissimo sacramento e all’urna di San Nunzio, prima di ricevere il benvenuto dai tanti fedeli che hanno gremito il santuario: «Proprio un anno fa, verso quest’ora – esordisce don Mauro Pallini -, ritornavamo da piazza San Pietro dopo essere partiti al mattino presto con tanti pullman per la canonizzazione di San Nunzio. E quando siamo tornati ricordo la grande gioia. Ci siamo messi davanti all’urna cantando, dando lode per il grande dono della canonizzazione di Nunzio e abbiamo pregato. Quella gioia del 14 ottobre 2018 un po’ si rinnova anche con la sua presenza, visto che quel giorno era in piazza per la canonizzazione di Nunzio. Come vede questo santuario è moderno, nasce ai piedi di questa roccia perché io dico sempre che Pescosansonesco è una piccola Nazareth, un piccolo borgo dov’è vissuto per 15 anni un piccolo ragazzo. Io credo che il mistero della piccolezza avvolga la vita di Nunzio. Lui veniva qui e quando dico ai pellegrini “Guardate che quando camminate qui, le vostre orme saranno combaciate con quelle di Nunzio e quando toccate la roccia molto probabilmente combaceranno anche le vostre mani con quelle di Nunzio”. È una terra benedetta, perché questo ragazzo fondamentalmente penso che ci insegni ad affrontare i dolori affettivi e fisici della vita, come lui li ha avuti in compagnia di Dio. Questo è il grande segreto della felicità è lui in questo è stato un maestro. Durante quest’anno sono venuti in visita 15 mila pellegrini dal Ruanda, dall’Australia, dall’America e da varie parti dell’Europa. Con la canonizzazione si è risvegliata l’attenzione per questo ragazzo. Tanti giovani sono anche venuti qui in pellegrinaggio. È difficile arrivare qui, la strada è tortuosa, come la vita di ogni giorno. Poi arriviamo qui e veniamo ripagati di tutti i sacrifici, che diventano un’oasi di pace. Noi oggi siamo molto contenti che lei oggi è venuto qui a celebrare l’eucaristia. Ieri (domenica scorsa) era impegnato in piazza San Pietro con altri santi. La Chiesa cresce attraverso i testimoni della fede. Ci auguriamo che questo anniversario, per noi, possa essere un rinnovare fortemente la nostra fede, perché Dio ci vuole felici e ci dà la possibilità di esserlo con la sua grazia».

Il dono dell’icona di San Nunzio

Quindi il rettore del santuario ha omaggiato monsignor Marini, con il dono di un’icona raffigurante il volto di San Nunzio, che ha replicato: «Ringrazio tanto il vostro parroco – afferma il cerimoniere pontificio, originario di Genova -. Sono molto contento di essere qui sia perché la terra abruzzese mi piace molto, quando riesco faccio qualche piccola fuga da Roma e vengo in mezzo a queste montagne che a me piacciono tanto. E poi sono molto contento di essere qui pellegrino tra quei 15 mila pellegrini che, nell’anno, sono venuti per fare questa esperienza di toccare la santità. È sempre molto bello questo, poter andare suoi luoghi dove hanno vissuto i santi, respirare l’aria della santità e, possibilmente, rimanerne anche un po’ impregnati. Voi avete la grazia di poter, abbastanza abitualmente, respirare quest’aria, toccare questi luoghi. Sono tanto contento di avere anch’io, stasera, questa grazia. Non conoscevo Nunzio Sulprizio quando era stata data la notizia che il Papa lo avrebbe canonizzato durante il Sinodo dei giovani. Quella, per me, è stata l’occasione d’incontrare, conoscere questa figura così bella, grande perché piccola come ricordava il vostro parroco. Ho avuto modo di approfondire un po’, di conoscere e in qualche modo questo pellegrinaggio completa questo itinerario di conoscenza e approfondimento della vita di questo santo al quale oggi, insieme a voi, mi affido. La gioia più grande è quella di poter vivere insieme questo momento di preghiera, la celebrazione della messa nella quale ci rivolgiamo al Signore per intercessione di San Nunzio. Ecco, grazie ancora per l’accoglienza così cordiale, così calda, vi sono molto grato e già fin d’ora vi chiedo la carità di ricordarvi di me e io vi assicuro di ricordarmi di voi nella preghiera».

Dopo aver indossato i paramenti liturgici, monsignor Guido Marino ha presieduto la celebrazione concelebrata dal vicario generale dell’arcidiocesi di Pescara-Penne monsignor Francesco Santuccione e dallo stesso rettore del santuario don Mauro Pallini, nonché dai parroci della forania. Una liturgia accompagnata dai canti polifonici della Cappella musicale panphiliana diretta dal maestro Alessandro Sabatini

Mons. Marini incensa le reliquie di San Nunzio

Pronunciando l’omelia, il maestro delle cerimonie liturgiche pontificie è tornato a riflettere sulla figura di San Nunzio Sulprizio: «La vita dei santi – osserva – ci attrae sempre molto. Questo spiega il motivo per cui i luoghi in cui hanno vissuto, le chiese, i santuari che contengono le spoglie mortali dei santi, diventano meta di pellegrinaggi, di visite. C’è qualcosa che in loro ci attrae. Come ha ricordato il parroco don Mauro, prima della celebrazione, Nunzio ha vissuto tutta quanta la propria vita perché in compagnia di Dio. In questo sta la sua bellezza, la sua vita è stata bella perché tutta vissuta in compagnia di Dio. Non sempre è stata facile, Nunzio ha anche sofferto, ha sofferto tanto fisicamente e moralmente. Eppure la sua vita è stata bella è anche oggi ci attira perché ha vissuto in compagnia di Dio, perché Dio ha abitato la sua vita tutta, dalle cose piccole alle cose grandi. Questo fatto ci ricorda una verità importante per noi. Spesso siamo tentati di pensare che Dio possa essere un concorrente della nostra gioia, della nostra felicità. È, probabilmente, per questo che tante volte non lo accogliamo davvero nella nostra vita, non ne mettiamo in pratica la Parola. Rimaniamo un po’ distratti rispetto alla sua presenza, perché non crediamo fino in fondo che Dio davvero ci ami e che quello che ci dice sia realmente il nostro bene, che la Sua volontà corrisponda alla pienezza della nostra vita e della nostra grazia e che la Sua presenza, là dove viviamo, possa portare un significato autentico a tutto quello che facciamo non lo crediamo davvero. Incontrarci con i santi significa ricordarci questa grande verità. Dio non è un concorrente della nostra gioia, ne è il più grande alleato. Dio non ci deruba di nulla, Dio ci dà tutto. Non dobbiamo temere ad accogliere troppo il Signore nella nostra vita, dobbiamo temere a non accoglierlo troppo abbastanza nella nostra vita, perché Dio è bellezza, santità e gioia, perché Dio è gioia, santità e pienezza di vita perché Dio è pienezza di vita. Nunzio ci dà una grande lezione, con la bellezza della sua santità ci ricorda la bellezza di Dio e con il fatto che la sua vita sia stata così bella, a motivo dell’accoglienza piena di Dio in lui, ci ricorda che anche noi siamo chiamati a questo, ad accoglierlo di più il Signore, ad aprirgli le porte maggiormente, a farlo ancora di più compagno di viaggio della nostra vita».

Mons. Marini saluta i portatori di San Nunzio

In un secondo momento il cerimoniere di Papa Francesco si è domandato anche in cosa consiste la santità di Nunzio Sulprizio: «Abbiamo ripetuto nel ritornello del salmo “Chi segue il Signore poterà frutti di vita eterna”. Nunzio ha vissuto la santità perché per lui Gesù è stato il centro della vita, lo ha guardato, lo ha amato, lo ha seguito. Non ha mai distolto gli occhi da lui. Gesù è stato la passione della sua giovane vita, se n’è innamorato e ha vissuto da innamorato di Gesù. Quest’ultimo per lui è stato tutto. Santo è colui che in Gesù trova il proprio tutto, santo è colui che s’innamora di Gesù, che non lo perde mai di vista. Pensando a Nunzio, mi viene in mente un racconto. C’era un famoso istruttore di una disciplina sportiva un po’ particolare, il tiro con l’arco, che per un anno intero istruì un gruppo di giovani in questa disciplina. Al termine volle far loro sperimentare un’esperienza di agonismo e allora li portò con sé in un grande spiazzo, un prato molto grande. Con loro si diresse da una parte di questo prato dove c’erano alcuni alberi, su di un tronco fece piazzare un cerchio rosso e poi invitò i ragazzi ad iniziare la competizione. Uno di loro si fece avanti, si preparò, tese l’arco pronto a tirare la sua freccia, ma prima che potesse scoccare la sua freccia l’istruttore lo fermò e gli disse “Senti, tu vedi là in fondo quell’albero?”. Il ragazzo, preso da un po’ di stupore gli rispose “Sì, lo vedo”. E l’istruttore gli disse “Non sei pronto, torna al tuo posto”. Si fece avanti un secondo ragazzo e anche a lui, al momenti di tirare la freccia, l’istruttore chiese “Ma tu vedi su quegli l’alberi l’uccello che vola?”. E il ragazzo, anch’egli sorpreso, rispose “Sì, lo vedo”. E l’istruttore lo invitò a tornare a posto. Questo avvenne anche con altri ragazzi finché, ad un certo punto, si fece avanti un altro ragazzo al quale l’istruttore chiese, ancora una volta, se vedesse quell’albero e il giovane rispose “No, non lo vedo”. Allora l’istruttore gli fece una seconda domanda “Ma tu quegli uccelli che volano li vedi?”. E rispose “No, non li vedo”. Allora l’istruttore lo guardò negli occhi e gli chiese “Ma tu cosa vedi?”. E il ragazzo replicò “Io vedo il cerchio rosso”. E allora l’istruttore gli disse “Tira che sei pronto”. E fece centro. Questo racconto mi sembra una parabola della vita di Nunzio, che non si è mai distratto da quel cerchio rosso, non ha distolto mai gli occhi da Gesù, è rimasto concentrato perché innamorato di Gesù e ha centrato il bersaglio. È diventato santo. Ecco, Nunzio è santo perché per lui Gesù è stato tutto. Ma Nunzio ha sperimentato la santità anche da un altro punto di vista. Abbiamo ascoltato nella prima lettura questa lettura dell’apostolo “Chi vive di Spirito, cammina anche secondo lo Spirito”. Cioè chi vive di fede, chi vive del Signore, poi cammina anche nella vita alla luce del Signore. Cammina scegliendo, operando alla luce del Signore. Nunzio ha vissuto così, perché in Nunzio tutto nella vita è stato pensato, deciso, scelto, vissuto secondo la volontà del Signore. Quante volte, invece, dobbiamo ammettere che in noi c’è come una doppia vita parallela. Una della fede, quella che diciamo di avere, e quella del cammino quotidiano in cui la fede non è principio di decisioni, di scelte del modo in cui ci sentiamo le cose, in cui le vediamo e in cui le progettiamo. Per Nunzio la fede è stato il principio unificatore della vita. Alla luce della fede ha vissuto tutto, la gioia come il dolore, l’età bambina, adolescente e giovane, l’impegno sul lavoro come il divertimento, ogni relazione in famiglia e al di fuori della famiglia. La fede ha unificato la vita e tutto ha vissuto secondo lo Spirito, ha camminato secondo lo Spirito, ogni passo del suo cammino è stato secondo lo Spirito, cioè secondo la fede. Nunzio è santo perché ha vissuto anche così».

I fedeli hanno gremito il Santuario di San Nunzio Sulprizio

Ma c’è anche un terzo elemento a motivare la santità di Nunzio Sulprizio: «Ce lo ha ricordato la pagina del Vangelo – precisa monsignor Guido Marini -. Lì abbiamo ascoltato Gesù dirci “La vita la trova colui che la perde, colui che la dona senza riserve. Mentre chi la trova per sé, chi vuole conservarla, è destinato a perderla”. Si parla della carità, del dono di se stessi, della propria vita. Nunzio è santo perché si è donato, perché ha donato, perché ha vissuto la carità senza condizioni, perché ha vissuto sempre bene a tutti, anche a chi lo ha fatto soffrire. Si è donato, ha donato e ha amato con tutto il suo cuore. Una volta una giovane donna chiese a Madre Teresa di Calcutta “Madre, lei tutta la vita ha vissuto nella carità, opera tante cose a favore degli altri. Io mi sento così piccola, io non potrò mai fare quello che ha fatto lei”. Madre Teresa le rispose così “Non preoccuparti, torna a casa e donati lì”. Ecco, Nunzio non ha fatto opere straordinarie, ma si è donato lì dove viveva e ci ricorda che la santità consiste in questa carità quotidiana, in questo dono lì dove siamo, nel donare la nostra vita dove siamo chiamati a viverla ogni giorno. Ecco i ritratti della santità di Nunzio. Gesù al centro, la fede come principio unificatore della vita, la carità nel quotidiano, dove Nunzio ha trovato la forza, lo stimolo, per vivere questo ogni giorno e dunque per percorrere il cammino della santità in tanta preghiera, nell’eucaristia e nella Madonna».

Da tutto questo, il noto presbitero ha tratto un invito che ha poi rivolto all’assemblea: «Noi siamo qui per pregare anche Nunzio perché ci aiuti – conclude –, ma siamo qui perché vogliamo imitarlo nel cammino della santità. Vogliamo, come lui, essere santi e lo vogliamo essere portando nella vita questa centralità di Gesù, la fede come principio unificatore di tutto e la carità del quotidiano. Ma come realizzarlo? Con tanta preghiera, con la nostra relazione quotidiana con la preghiera, con la nostra relazione quotidiana con l’eucaristia, con l’amore alla Madonna. Questo ci lascia come insegnamento Nunzio Sulprizio. C’è una preghiera molto semplice che lui faceva che può diventare, ma certamente lo è già, la nostra preghiera di ogni giorno “Mamma mia, aiutami a fare la volontà di Dio”. Una preghiera così semplice, così breve, ma dove c’è tutto “Mamma mia, aiutami a fare la volontà di Dio, aiutami a diventare santo”. E terminiamo così, perché qualcuno potrebbe anche dire la santità. In una famosa opera di un romanziere francese molto noto convertito, la protagonista di questa storia dice “Mi sono resa conto ora, verso la fine, che nella vita c’è una sola tristezza, quella di non essere santi”. Chiediamo a Nunzio di provare questa tristezza e, provandola, di uscire da questa chiesa con il desiderio rinnovato, forte, deciso, d’incamminarci di più sulla via della santità che vediamo risplendere così bella in lui».

About Davide De Amicis (3008 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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