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Acs: “Sono i cristiani il gruppo religioso più perseguitato”

"In alcune parti del mondo - sottolinea il cardinale Leonardo Sandri -, essere cristiano è tornato ad essere un pericolo per la propria vita. In altre parti si può essere cristiani, purché rimanga un fatto privato… e così via. In questo contesto, bisogna ripensare al significato attuale della parola ‘testimonianza’, che non è più solo spirituale e morale. È vitale"

È emerso dal nuovo studio sulla persecuzione anticristiana della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) “Perseguitati più che mai”

Roma, 23 giugno 2016. Mons. Angelo Maria Becciu presiede la veglia di preghiera per la Giornata Mondiale del Rifugiato a Santa Maria in Trastevere

I cristiani sono il gruppo religioso maggiormente perseguitato e di questi quasi 300 milioni vivono in terre di persecuzione, mentre l’asse del fondamentalismo islamista si è ormai spostato dal Medio Oriente all’Africa e all’Asia meridionale ed orientale.

Card. Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali

Sono i dati più significativi emersi dal nuovo studio sulla persecuzione anticristiana della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) “Perseguitati più che mai. Focus sulla persecuzione anticristiana tra il 2017 e il 2019”, presentato stamattina a Roma nella basilica di San Bartolomeo all’Isola, che ha esaminato  gli sviluppi più significativi nei 20 Paesi (Arabia Saudita, Burkina Faso, Camerun, Cina, Corea del Nord, Egitto, Eritrea, Filippine, India, Indonesia, Iran, Iraq, Myanmar, Niger Nigeria, Pakistan, Repubblica Centrafricana, Siria, Sri Lanka, Sudan) che destano maggiore preoccupazione a causa delle violazioni dei diritti umani subite dai cristiani, dal luglio 2017 ad oggi: «Anche oggi nel mondo molti Abele hanno versato il loro sangue per dare testimonianza al Signore Gesù – premette il cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali -. Ormai in tutto il mondo si moltiplicano le leggi alla cui radice non vi è più un pensiero cristiano. In alcune parti del mondo, essere cristiano è tornato ad essere un pericolo per la propria vita. In altre parti si può essere cristiani, purché rimanga un fatto privato… e così via. In questo contesto, bisogna ripensare al significato attuale della parola ‘testimonianza’, che non è più solo spirituale e morale. È vitale».

Nei differenti contesti geografici e sociali testimoniare, secondo il porporato, assumerà un senso diverso: «In alcune parti sarà dare la vita anche fisica, il sangue – osserva  -. In altre richiederà il coraggio della parresia; in altre ancora isolamento, incomprensione o derisione». Soffermandosi sui diversi scenari di persecuzione il cardinale Sandri ha rilevato come sia un segno di speranza la Dichiarazione sulla fraternità umana, firmata ad Abu Dhabi dal Santo Padre e dal Grande Imam di Al-Ahzar nel febbraio di quest’anno: «Il documento – sottolinea – può esprimere la voce di molti credenti nell’Islam che non si riconoscono in una propaganda violenta e omicida, che invocando il nome di Dio per sottomettere il fratello in umanità, in realtà ne sfigura l’immagine e la sacralità. Per questo dobbiamo sforzarci di studiare e far conoscere la Dichiarazione, perché le mani che ancora impugnano spade e fucili possano stringersi in gesti di pace, mentre quelle che si arricchiscono e cercano il potere umano travestendolo di supremazia religiosa, si fermino e smettano di camminare su quei sentieri di distruzione».

Alessandro Monteduro, direttore Acs Italia

Nel periodo preso in esame dal rapporto, la situazione è tutt’altro che migliorata e la lista dei Paesi in cui i cristiani soffrono si arricchisce di nazioni quali Camerun, Burkina Faso e Sri Lanka. Gli ultimi due rappresentano per il direttore di Acs Alessandro Monteduro, gli esempi più drammatici di questo mutato scenario della persecuzione anticristiana che trova nuove forme e nuove territori, anche in virtù dell’inadeguatezza delle strategie finora messe in campo: «Il focus Acs – illustra Monteduro – dimostra purtroppo che la sola risposta militare non è sufficiente. Dal 2017 infatti, dalla sconfitta di Isis nel nord dell’Iraq e in gran parte della Siria, abbiamo assistito alla migrazione del terrorismo in altre aree del mondo, innanzitutto in Africa e in Asia meridionale e orientale. I 20 Paesi che Aiuto alla Chiesa che soffre ha monitorato, evidenziano come territori nei quali le minoranze cristiane soffrono la persecuzione ospitano 4 miliardi di persone. Dunque la difesa della libertà religiosa dovrebbe essere come non mai prioritaria nell’agenda delle grandi potenze nazionali e delle istituzioni sovranazionali. Così ancora oggi non è!».

Alfredo Mantovano, presidente Acs Italia

Dal canto suo Alfredo Mantovano, presidente di Acs-Italia, ha avvertito che anche le migliorate relazioni diplomatiche tra i capi delle nazioni occidentali e i loro omologhi di regimi, come quelli della Corea del Nord o della Cina, non devono far pensare a miglioramenti delle condizioni dei cristiani in tali aree: «Non dobbiamo illuderci – ammonisce – che all’eventuale riduzione delle reciproche dotazioni di armamenti o ai trattati di cooperazione economica corrisponda, all’interno dei confini, un allentamento della persecuzione religiosa. La “Via della seta” sarà pure percorsa con più facilità dalle merci e dal denaro, ma mentre Paesi come l’Italia sottoscrivono i relativi accordi, nel sub-continente cinese vi è una ulteriore stretta per le manifestazioni della fede in pubblico (talora anche in privato), che non siano controllate dalle strutture del Partito».

La mappa della persecuzione anticristiana nel mondo

In base allo studio, i numerosi attentati verificatisi nel triennio 2017-2019 mostrano come, al pari dell’Africa subsahariana, l’Asia meridionale ed orientale rappresenti oggi il nuovo campo d’azione jihadista. Lo ha confermato la testimonianza del rettore del santuario di Sant’Antonio a Colombo, don K.A. Jude Raj Fernando, che ha raccontato l’attacco terroristico contro la sua chiesa in Sri Lanka nel giorno di Pasqua, costato la vita a 258 persone: «Perdoniamo – afferma -, ma continuiamo a chiedere giustizia per le nostre vittime. È per questo che preghiamo ogni giorno. Non potevo credere ai miei stessi occhi. Ho visto i miei fedeli morti, sanguinanti e mi sono chiesto “Dio mio, perché? Ma nonostante la grave ferita infertaci, restiamo saldi nella nostra fede che ci consente di perdonare i nostri persecutori». Ieri, nel corso dell’udienza generale, il sacerdote ha incontrato e salutato Papa Francesco. Oggi nella basilica di San Bartolomeo all’Isola, santuario dei martiri del XX e XXI secolo, dove si è svolta la presentazione, il rettore ha portato una teca contenente oggetti personali appartenuti alle vittime dell’attentato, come un biberon e una statuetta spaccata a metà, e poi dei vetri rotti della chiesa e un cero pasquale.  

Oltre all’Africa, dunque, è l’Asia orientale l’altro fronte caldo del fondamentalismo islamico: «Dei 18 sacerdoti e una religiosa uccisi nel mondo nel 2019 – si legge nel rapporto Acs -, ben 15 sono stati assassinati in questo continente, dei quali 3 in Burkina Faso». A tal proposito è significativa la testimonianza rilasciata dal sacerdote burkinabé don Roger Kologo: «In Burkina Faso – racconta – è in atto una vera e propria caccia ai cristiani, i quali vengono colpiti durante processioni ed espressioni della loro fede e perfino raggiunti nelle loro case e giustiziati». Il sacerdote ha riassunto la tragica escalation di attacchi anticristiani iniziata proprio dalla sua diocesi, quella di Dori, lo scorso Venerdì Santo, e ha parlato del suo amico don Joel Yougbare, rapito lo scorso 17 marzo: «La sera prima del sequestro – ricorda il presbitero – abbiamo cenato insieme. Mi aveva detto che sarebbe andato a visitare una comunità in un’area remota. Sapeva che era rischioso, i jihadisti lo tenevano d’occhio e più volte l’avevano seguito, ma lui non voleva abbandonare i suoi fedeli. È un uomo di grande coraggio e noi continuiamo a pregare il Signore affinché possiamo ritrovarlo in vita». Don Kologo ha ricordato anche il delegato della comunità di Essakane ucciso da terroristi islamici, perché non aveva digiunato e pregato come loro (durante il mese del Ramadan): «Nella diocesi di Ouahigouya – aggiunge – questo tipo di esecuzioni sono ancor più numerose. Nei villaggi caduti ormai nella più totale insicurezza, i nostri fratelli nella fede sono degli obiettivi chiaramente identificati e vengono uccisi perché sono cristiani. Dall’inizio dell’anno sono più di sessanta i fedeli uccisi per la loro fede». Un pensiero il sacerdote lo ha rivolto anche al missionario salesiano spagnolo don César Fernandez, ucciso il 15 febbraio al confine con il Togo e a «tutti coloro che sono stati uccisi perché appartenenti alla leadership locale o perché si sono opposti alla violenza terroristica, come i 16 musulmani uccisi nella loro moschea l’11 ottobre».

About Davide De Amicis (3004 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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