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“La vocazione alla santità è stampata in noi dal battesimo”

"Nella ferialità della vita, nella quotidianità della nostra esistenza - sottolinea l'arcivescovo Valentinetti -, nel sentirci piccoli piccoli e poveri poveri dentro questa storia e dentro questa vita di questa comunità diocesana e di queste comunità parrocchiali e dei movimenti e delle associazioni che la compongono, una cosa ve la posso promettere. Che un giorno, forse, anche noi saremo vestiti di bianco, anche noi porteremo la veste del battesimo e qualcuno domanderà “Ma da dove vengono?” e sarà risposto “Signore, Tu lo sai, essi sono coloro che vengono da una tribolazione del quotidiano e hanno lavato le loro vesti rendendole candide nel sangue dell’Agnello"

Lo ha affermato venerdì l’arcivescovo Valentinetti, nell’omelia della messa di Ognissanti presieduta nella Cattedrale di San Cetteo

Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, presiede la Santa messa

È stata una riflessione sull’imitazione della santità a guidare l’omelia dell’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, all’interno della santa messa celebrata venerdì nella Cattedrale di San Cetteo per la solennità di Ognissanti: «Lode alla Santissima Trinità – esordisce il presule -, perché ci ha fatto figli di Dio, figli del Figlio, e ci ha dato la speranza di ciò che saremo con la certezza che saremo simili a Lui, perché lo vedremo così come Egli è. Lode a Te, santa, una e indivisa Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, perché nel nostro cuore hai messo questa speranza e continui a purificarci, perché nel cammino della santità possiamo giungere a questa felice meta, essere come Te o Dio».

In seguito, pensando alla santità oggi l’arcivescovo ha espresso due pensieri: «Innanzitutto – afferma – i tanti santi che abbiamo conosciuto, anche canonizzato ultimamente, che hanno vissuto in questo squarcio di tempo. Penso a Santa Madre Teresa di Calcutta, penso a San Giovanni Paolo II, a San Pio da Pietrelcina o più in là. Penso a Santa Faustina Kowalska e, anche se non proprio contemporaneo, al nostro santerello San Nunzio Sulprizio canonizzato da Papa Francesco il 14 ottobre 2018. Ma è questo il senso di questa festa? Oppure l’altro pensiero che può venire “Voglio diventare santo”. La vocazione alla santità è stampata in noi dal giorno in cui siamo stati battezzati, quello è il giorno in cui siamo stati inseriti nella Santa Trinità e proprio perché il solo Dio è santo, tre volte santo, lo diciamo nell’eucaristia tutte le volte che la celebriamo “Santo, Santo, Santo”, inseriti in quel mistero di santità siamo chiamati ad essere santi. E allora è la corsa eroica a diventare santi? A imitare coloro che ci hanno preceduto in questo itinerario? Sicuramente sì, anche questo è un pensiero che anche oggi deve albergare nel nostro cuore».

I fedeli nella Cattedrale di San Cetteo

Quindi l’arcivescovo di Pescara-Penne si è posto una domanda: «È solo questa la santità? È solo questo ciò che Dio vuole nella storia dell’umanità? Abbiamo ascoltato il testo del libro dell’Apocalisse, un testo significativo, che ci parla di alcuni “segnati con il sigillo”. 144 mila provenienti dalle tribù del Regno d’Israele, ma forse simbolicamente questo numero riguarda proprio coloro che oggi, al di là del popolo d’Israele, la Chiesa ha dichiarato santi canonizzandoli e inserendoli nell’elenco dei santi. Ma poi il libro dell’Apocalisse dice, assodata la presenza di questi santi, “Ecco una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua”. La santità non è solo nostra proprietà, è Dio che la riconosce in ogni nazione, tribù, popolo e lingua. La santità non è in vista della Chiesa, è in vista del Regno e del Regno fanno parte moltitudini immense che nessuno può contare di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Mistero d’amore? Solo Dio riconosce il mistero d’amore, solo Dio riconosce l’intimo nel cuore di ognuno, solo Dio riesce a guardare se quel sigillo dello Spirito che appartiene a ciascuno di noi per la santità del battesimo, ma che appartiene ad ogni uomo per la santità della creazione, è il seme che ha portato frutto ed è germogliato per dare e spargere santità nel mondo intero. È un mistero, perché solo costoro possono gridare a gran voce che la salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono dell’Agnello. Forse qualcuno, quando si sentirà chiamato, così come attestato dall’evangelista Matteo dirà “Signore, quando mai ti ho riconosciuto origine e fonte della mia santità?”. E allora il Signore dirà “Vieni, benedetto dal Padre mio, ricevi il premio e il posto riservato per te fin dalla creazione del mondo”».

Ma allora, qual è la chiave d’interpretazione di questa santità?: «Chi ci può aprire questa porta? – s’interroga monsignor Tommaso Valentinetti -. Chi ci può spalancare il mistero di Dio? Solo il Vangelo che abbiamo ascoltato, Vangelo che Gesù proclama per il popolo che lo seguiva e in modo particolare per i dodici. Per il popolo perché comprendesse e per i 12 perché potessero discernere, perché potessero capire che i santi, i beati, sono i poveri, sono coloro che hanno il coraggio di affrontare le difficoltà e le sofferenze della vita, sono coloro che vivono nella mitezza e non nel rancore e nella competizione continua, sono gli affamati e gli assetati della giustizia divina, ma forse anche della giustizia umana. Quanti popoli oggi gridano per il desiderio di giustizia! Popoli sperequati, che non sopportano che ci siano poveri sempre più poveri e popoli sempre più ricchi. La giustizia, chiaramente, sulla terra non arriverà mai perché il famoso detto “homo homini lupus” è purtroppo sempre presente nella vita di ogni creatura, ma gli affamati e gli assetati di giustizia sono coloro che vivono costantemente la logica della santità. E poi i beati e i santi sono i misericordiosi, chi sa fare misericordia su se stesso e chi sa fare misericordia all’altro, chi non si pone come giudice a condannare e a puntare il dito, ma chi sa scorgere nelle pieghe del peccato le motivazioni profonde del peccato, perché questo Gesù ha fatto. “Donna, nessuno ti ha condannato, neppure io ti condanno. Va e non peccare più”. È santo chi è puro di cuore, ma non solo nel fisico, anche nella mente. Chi non sparla, chi non mormora, chi non fa giudizi cattivi, chi non traccia giudizi gratuiti, chi chiaramente purifica anche se stesso nel cuore, nell’amore, nella mente. Chi non pone ostacoli, chi non pone barriere, chi non pone difficoltà, chi è capace di vivere la purezza del cuore, della mente e la purezza della vita. È santo chi opera la pace. Quanti guerrafondai sulla faccia della terra! – accusa -. Quanti soldi sciupati per armi inutili che concorrono alla distruzione dell’umanità. Ed è santo chi per queste cose, che sono tutte la giustizia divina, ed è perseguitato a causa del Regno dei cieli».

Infine, è emersa una considerazione su quello che può essere il nostro auspicio di raggiungere la santità: «Fratelli – ammette l’arcivescovo Valentinetti -, come vescovo non vi posso promettere che sicuramente qualcuno di voi, un giorno, possa essere iscritto nell’elenco dei santi riconosciuti dalla Chiesa, non ve lo prometto, non posso promettervelo. Così come non posso promettervi che saremo capaci di diventare quei santi che ci hanno preceduto nel Regno dei cieli. Ma nella ferialità della vita, nella quotidianità della nostra esistenza, nel sentirci piccoli piccoli e poveri poveri dentro questa storia e dentro questa vita di questa comunità diocesana e di queste comunità parrocchiali e dei movimenti e delle associazioni che la compongono, una cosa ve la posso promettere. Che un giorno, forse, anche noi saremo vestiti di bianco, anche noi porteremo la veste del battesimo e qualcuno domanderà “Ma da dove vengono?” e sarà risposto “Signore, Tu lo sai, essi sono coloro che vengono da una tribolazione del quotidiano e hanno lavato le loro vesti rendendole candide nel sangue dell’Agnello”».

About Davide De Amicis (3004 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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