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“L’amore di Dio lancia verso l’eternità i nostri cari che ci hanno abbandonato”

"La nostra preghiera - sottolinea l'arcivescovo Valentinetti - dev’essere di consolazione al nostro cuore se, in questi giorni, la memoria di chi ci ha lasciato è una memoria più viva e più forte. Dev’essere di consolazione, perché i morti che riposano in questa cappella possono finalmente riposare maggiormente in pace, avendo una struttura che li accoglie degnamente. Ma la nostra preghiera è per tutti coloro che riposano in questo cimitero, nell’altro cimitero di Pescara e in tutti i cimiteri della nostra diocesi, perché realmente da questi luoghi noi possiamo far salire al Signore non un grido di disperazione, ma un grido d’amore e di speranza perché da questo luogo, che tante volte è occasione di pianto, possiamo uscire con le nostre lacrime finalmente asciugate"

Lo ha affermato l’arcivescovo Valentinetti nella messa per la commemorazione dei defunti al cimitero di San Silvestro

Monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, celebra la messa sul sagrato della cappella

È stata riaperta al culto sabato in occasione della messa per la commemorazione dei defunti, presieduta dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, la cappella del cimitero di San Silvestro. Rimasta chiusa al pubblico per oltre 30 anni, nonostante la presenza di 500 tombe, a causa dei gravi problemi strutturali che l’hanno resa inagibile ultimamente, grazie ai lavori commissionati dall’abate della Cattedrale di San Cetteo monsignor Francesco Santuccione, è stata oggetto di un’importante opera di ristrutturazione del costo di 170 mila euro: «L’importo iniziale dei lavori era di 60 mila euro – ricorda Diego Amedeo Ciancetta, collaboratore dell’abate -, ma la situazione si è rivelata più grave del previsto».

La cappella del cimitero di San Silvestro riaperta al pubblico

Nella sua omelia l’arcivescovo Valentinetti ha riflettuto sull’imponderabilità della morte: «Siamo chiamati a fare nostra – spiega il presule – la parola di Giobbe che è stata proclamata “Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro”. Ma siamo capaci, di fronte al mistero della morte, di pronunciare queste parole? Certo, potremmo dire sempre con Giobbe “Il mio redentore è vivo e si ergerà sulla polvere”. Ma quando siamo chiamati a fare la dura esperienza della morte, quando la nemica, l’ultima nemica, bussa prepotentemente alla porta della nostra vita, della nostra casa, degli affetti più cari? Magari bussa prepotentemente o con una morte improvvisa o con una malattia o peggio ancora con un incidente. Le cronache di questi giorni che continuano ad arrivare al nostro orecchio sono tante. – ricorda l’arcivescovo, citando la scomparsa del piccolo Kilian –. L’ultima, un bambino di 3 anni schiacciato da una macchina a Rosciano il 31 ottobre. Ecco, quando la morte è così violenta riusciamo a dire “Quando questa pelle mi verrà strappata vedrò Dio? Lo vedranno i miei cari?”. Sono le domande angoscianti che infrangono quel legame fortissimo, che è l’amore per le persone a noi più care che portiamo nel cuore, nella nostra vita e ci sembra che quell’amore venga reciso, come il filo di un gomitolo. Dice la parola di un salmo “Hai arrotolato la mia vita e mi recidi dall’ordito”. Terribili le parole del salmista, il quale sapeva bene che stava facendo i conti con la morte e dunque paragona la sua vita con un gomitolo di lana che si arrotola e che, ad un certo punto, viene tagliato».

I fedeli riuniti al cimitero di San Silvestro

Ma a questo punto, l’arcivescovo Valentinetti ha dato una risposta a questi interrogativi drammatici sul mistero della morte: «La speranza non delude – osserva monsignor Valentinetti -. Diceva San Paolo “Perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”. L’amore sembra che sia rescisso, ma è l’amore di Dio la fonte di tutto l’amore che possiamo portare nel cuore, non possiamo amare senza l’amore di Dio perché solo Dio è amore. E allora la risposta qual è? Che la speranza e l’amore sono le uniche porte che aprono l’eternità, l’amore solo può lanciarsi dentro l’eternità. Allora l’amore che abbiamo visto tagliato, l’amore che ci sembra sia stato reciso, non lo taglia nessuno, non lo può recidere nessuno perché è l’amore di Dio che ci lancia verso l’eternità. L’amore di Dio lancia verso l’eternità tutti i nostri cari che ci hanno abbandonato prima del tempo, al tempo giusto, repentinamente o a causa di una malattia, ma l’amore di Dio ci lancia verso l’eternità. Un amore di Dio che è infinita misericordia. Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. L’amore riesce a superare anche le nostre finitudini, anche le nostre incompiutezze, anche i nostri peccati e lanciarci tutti insieme dentro questo infinto spazio che è l’eternità, dove aleggia una sola verità e una sola realtà che è l’amore di Dio. Ecco perché la parola del Vangelo ci ha fatto riascoltare la consolante parola “Chi viene a me non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo proprio per questo motivo”».

Per questo, l’arcivescovo di Pescara-Penne ha rivolto un invito ai fedeli radunati nel cimitero di San Silvestro: «La nostra preghiera dev’essere di consolazione al nostro cuore se, in questi giorni, la memoria di chi ci ha lasciato è una memoria più viva e più forte. Dev’essere di consolazione, perché i morti che riposano in questa cappella possono finalmente riposare maggiormente in pace, avendo una struttura che li accoglie degnamente. Ma la nostra preghiera è per tutti coloro che riposano in questo cimitero, nell’altro cimitero di Pescara e in tutti i cimiteri della nostra diocesi, perché realmente da questi luoghi noi possiamo far salire al Signore non un grido di disperazione, ma un grido d’amore e di speranza perché da questo luogo, che tante volte è occasione di pianto, possiamo uscire con le nostre lacrime finalmente asciugate».

Carlo Masci, sindaco di Pescara

Alla cerimonia inaugurale del cimitero di San Silvestro ha presenziato anche il sindaco Carlo Masci: «Mi è stato chiesto di prendere la parola – conclude il primo cittadino – e lo faccio con la dovuta deferenza, ma anche con grande piacere, perché credo sia giusto ringraziare l’arcivescovo monsignor Tommaso Valentinetti, monsignor Francesco Santuccione e tutti coloro che hanno lavorato affinché questa cappella potesse essere riaperta al culto. Lo faccio perché questo momento è importante, mettendo insieme tre momenti quali la parola di Cristo perché siamo a messa, un giorno di festa per la riapertura al culto della cappella e il cimitero, perché siamo qui per celebrare i nostri morti e fin quando ci saremo, fin quando ci sarà una comunità questi morti, questi cari, questi defunti continueranno a vivere con noi. E dobbiamo sempre onorarli e ringraziarli, perché grazie a loro questa città è cresciuta, grazie a loro siamo tutti qui».

About Davide De Amicis (3004 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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