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Povertà assoluta: “Nelle famiglie di operai è aumentata del 624% dal 2008”

"Il volto dei minori delle periferie difficili e complesse delle nostre città - afferma don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana -, degli anziani isolati dentro il caos delle grandi aree urbane o nella solitudine delle aree interne, dei disoccupati ultracinquantenni privati della loro dignità di lavoratori, delle donne schiacciate tra difficoltà occupazionali e lavoro di cura, dei nuovi cittadini immigrati con le loro speranze di un futuro migliore. Se il nostro paese non dimenticherà questi volti, renderà sempre più realistiche, concrete e incrementali le misure per lottare contro povertà ed esclusione"

Emerge dal Flash Report sulla povertà ed esclusione sociale 2019 di Caritas italiana

L’Italia è il sesto Paese maggiormente a rischio di povertà d’Europa (27,3%), dopo Bulgaria (32,8%), Romania (32,5%), Grecia (31,8%), Lettonia (28,4%) e Lituania (28,3%), davanti alla Spagna (26,1%) che è settima. È uno dei dati principali ad emergere dal Flash Report sulla povertà ed esclusione sociale 2019 di Caritas italiana, pubblicato oggi alla vigilia della terza Giornata mondiale dei poveri.

In questa edizione, oltre a riportare i dati provenienti dagli oltre 3.300 Centri di Ascolto di tutta Italia, un focus è stato curato insieme a Legambiente per dedicarlo alle strette connessioni tra ambiente, degrado, povertà e giustizia sociale. Non a caso, il report è stato presentato all’interno della quarta edizione del Festival dell’economia civile di Campi Bisenzio (Firenze). All’incontro dal tema “Povertà e crisi ecologica: cause, connessioni e risposte” hanno partecipato il direttore di Caritas Italiana don Francesco Soddu, il responsabile Area nazionale Promozione Caritas Renato Marinaro, il responsabile nazionale Ufficio Economia civile Legambiente nazionale Enrico Fontana e il sindaco di Campi Bisenzio Emiliano Fossi.

A proposito di ecologia integrale, nel 2018 l’Abruzzo è risultato al sesto posto nella classifica italiana delle regioni con maggior deprivazione materiale, con un dato dell’11,3% superiore alla media nazionale. Il Molise è invece risultato undicesimo, con un dato del 4,7% inferiore alla media nazionale. Per quanto riguarda i reati ambientali commessi e accertati, l’Abruzzo è al dodicesimo posto con 862 infrazioni . Il Molise, invece, è diciottesimo con 366 infrazioni: due dati entrambi al di sotto della media nazionale.

Tornando ai dati sulla povertà europea, nel 2018 109,2 milioni di persone, pari al 21,7% della popolazione europea, risultano a rischio di povertà o esclusione sociale 21,7% (-0,7% rispetto al 2017). In Italia, invece, oggi risultano in uno stato di povertà assoluta 1 milione e 800 mila famiglie (il 7,0% dei nuclei familiari), per un totale di oltre 5 milioni di individui (l’8,4% della popolazione). I dati appaiono pressoché stabili se confrontati con quelli di un anno fa; nel 2017 infatti l’incidenza si attestava al 6,9% per le famiglie e all’8,4% per gli individui. Dal 2007 ad oggi il numero dei poveri, ha registrato un incremento del 181% (+121% sulle famiglie). Nelle regioni di Sud e Isole, l’incidenza della povertà assoluta sugli individui raggiunge rispettivamente l’11,1% e il 12,0%, a fronte di valori molto più contenuti registrati nel Centro (6,6%) e nel Nord (6,8%).

Ad incidere in modo particolare sulla povertà assoluta, che si attesta su di una media nazionale del 7%, risultano per lo più la cittadinanza, l’ampiezza dei nuclei e l’eventuale presenza di figli minori, il livello di istruzione, l’età, lo stato di disoccupazione e, in caso di occupazione, il tipo di lavoro svolto. Nelle famiglie con capofamiglia tra i 18 e 34 anni, la povertà si attesta al 10,4% (la povertà aumenta al decrescere dell’età). Nelle famiglie il cui capofamiglia non possiede alcun titolo di studio, o al massimo la licenza di scuola media inferiore, i livelli di povertà si collocano rispettivamente all’11% e al 10,0%. Più critica della media la situazione delle famiglie numerose (19,6%), in modo particolare in quelle dove sono presenti uno o più figli minori.

Tra i disoccupati la povertà assoluta arriva oggi al 27,6%. Tra le famiglie di soli stranieri l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 27,8%, a fronte del 5,3% nelle famiglie di soli italiani. Nel corso del 2018 redtendono ancora ad aumentare i cosiddetti “working poor” (poveri nonostante lo stipendio). In particolare cresce la situazione di criticità delle famiglie il cui “capofamiglia” è impiegato come operaio o assimilato; tra loro risulta povero in termini assoluti il 12,3% del totale. Colpisce e allarma il confronto tra la situazione delle famiglie di operai di oggi con quella antecedente al 2008: tra loro, in soli dieci anni, l’incidenza della povertà assoluta è aumentata del 624% (passando dall’ 1,7% del 2007 al 12,3% di oggi).

Per quanto riguarda i centri di ascolto Caritas (Cda), diffusi capillarmente da Nord e Sud del Paese, essi sono 3.366. Un numero che comprende tipi di strutture diverse per dimensioni (Cda di livello parrocchiale, zonale o diocesano), forme organizzative (in termini di orari di apertura, strumenti di raccolta dati, personale dedicato) e tipologia di utenza (servizi multiutenza o rivolti a target specifici). Nel corso del 2018 le persone incontrate e sostenute da oltre 2 mila di questi centri sono state 195.541. Rispetto al passato, dunque, è diminuito il numero medio di persone incontrate in ciascun centro, essendo passato da 99,6 individui a 90,3 (nel 2016 la media era di 113,9). A fronte di un calo delle persone incontrate, si registra però un continuo incremento del numero medio di ascolti annui per individuo che passa in soli dodici mesi da 6,6 a 7,2. E appare in continuo aumento la quota di soggetti che vivono situazioni croniche di povertà, accompagnati da 5 anni e più, magari in modo discontinuo (25,2%). Delle persone incontrate i genitori rappresentano il 63,4% del totale (in valore assoluto si tratta di 88 mila soggetti); tra loro quasi 30 mila persone convivono con figli minori (dato che registra un incremento del +15% rispetto ad un anno fa). Preoccupano in modo particolare le storie di fragilità e deprivazione vissute da bambini e minori, anche alla luce dei primi episodi di trasmissione intergenerazionale della povertà testimoniati dalla rete Caritas.

don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana

In termini di bisogni prevale la povertà economica, che si traduce di fatto con un reddito insufficiente o del tutto assente. Seguono poi i problemi occupazionali o abitativi (mancanza di casa, casa provvisoria o inadeguata). Da non trascurare anche le fragilità familiari (problemi legati per lo più a separazioni e divorzi) e quelle legate allo stato di salute (legati per lo più al disagio psicologico, a patologie oncologiche e cardiovascolari). A complicare in modo particolare i percorsi di accompagnamento, sono le numerose situazioni nelle quali  si sommano fragilità di diversa natura. Dall’analisi dettagliata dei dati, emerge infatti che oltre il 60% dell’utenza manifesta due o più ambiti di criticità combinati insieme: «Dietro ai numeri presentati – commenta don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana – ci sono vere storie di vita, situazioni concrete. Non fredde statistiche, ma persone. Abbiamo tutti ben impresso negli occhi i loro volti. Il volto dei minori delle periferie difficili e complesse delle nostre città, degli anziani isolati dentro il caos delle grandi aree urbane o nella solitudine delle aree interne, dei disoccupati ultracinquantenni privati della loro dignità di lavoratori, delle donne schiacciate tra difficoltà occupazionali e lavoro di cura, dei nuovi cittadini immigrati con le loro speranze di un futuro migliore. Se il nostro paese non dimenticherà questi volti, renderà sempre più realistiche, concrete e incrementali le misure per lottare contro povertà ed esclusione».

Il Flash report sulla povertà di Caritas italiana ha poi messo a confronto lo strumento passato del reddito d’inclusione (Rei) e quello attuale del reddito di cittadinanza, evidenziandone benefici e criticità: «L’esperienza del Rei – si legge nel dossier – ci ha insegnato che la possibilità di offrire ai beneficiari un orientamento alla misura, sia nella fase iniziale che in itinere, è fondamentale per garantire a tutti gli aventi diritto la possibilità di accedere effettivamente ad essa. Il coordinamento territoriale tra gli attori territoriali coinvolti nella presa in carico delle persone in povertà, beneficiari della misura, ha offerto unitarietà di sguardo sui bisogni del nucleo e ha permesso di costruire interventi integrati. Le risorse umane un ruolo fondamentale nell’attuazione, per cui il rafforzamento amministrativo e la formazione devono avvenire contestualmente all’avvio della misura e congiuntamente per gli attori coinvolti. Il sistema locale di welfare ha condizionato il modo in cui la misura nazionale si è calata nei contesti locali, favorendone o riducendone l’efficacia».

Invece il Reddito di cittadinanza, pur avendo una platea di beneficiari potenziali di gran lunga superiore al Rei (e a oggi ne ha raggiunte più di 2milioni), fa contare degli esclusi: «Sono gli 87 mila nuclei di stranieri extra Ue – precisa il rapporto – che sono stati tagliati fuori dal criterio della residenza da 10 anni e i senza dimora, i restanti poveri assoluti che non rispettano i criteri di residenza e quelli che non rispettano quelli di reddito e patrimonio. Prevede importi molto più sostanziosi del Rei, ma vi sono degli sfavoriti ovvero i nuclei con 5 e più componenti e i nuclei con i figli minori, che ricevono un aumento meno che proporzionale, tanto che i singoli ricevono un contributo superiore della soglia di povertà, mentre le famiglie con 4 e più ricevono un importo sempre inferiore alla soglia di povertà. Non prevede un coordinamento unitario delle risposte territoriali, che non è più in capo a i soli servizi sociali e scompagina il sistema di interventi, segmentandolo (con persone convocate dai Centri per l’impiego o dai Servizi sociali). I progetti di accompagnamento con i Centri per l’impiego e i servizi sociali non sono stati avviati contestualmente alla ricezione del beneficio economico, ma stanno partendo dopo alcuni mesi».

Infine, Caritas italiana traccia delle prospettive per il futuro: «Per le persone che vivono in povertà – conclude – l’attuazione non è meno importante dell’approvazione di una legge. Questo significa osservare e accompagnare l’attuazione con un approccio chirurgico, ovvero intervenire con piccoli aggiustamenti mirati e incrementali per rendere efficace ed adeguata la misura. Facendo in modo che un tale stanziamento, che rappresenta un’opportunità storica per il contrasto alla povertà nel nostro paese, vada utilizzato al meglio evitando sbilanciamenti e sperequazioni.

About Davide De Amicis (3022 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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