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“I poveri ci ricordano che il Vangelo si vive come mendicanti protesi verso Dio”

"Anziché provare fastidio quando li sentiamo bussare alle nostre porte – invita il Papa -, possiamo accogliere il loro grido di aiuto come una chiamata a uscire dal nostro io, ad accoglierli con lo stesso sguardo di amore che Dio ha per loro"

Lo ha affermato ieri Papa Francesco, celebrando la messa per la Giornata mondiale dei poveri 2019

Papa Francesco presiede la Santa messa

«Non va seguito chi diffonde allarmismi e alimenta la paura dell’altro e del futuro, perché la paura paralizza il cuore e la mente». È stato il monito lanciato da Papa Francesco, che nell’omelia della messa celebrata ieri nella basilica di San Pietro per la terza Giornata mondiale dei poveri ha esclamato: «Quante volte ci lasciamo sedurre dalla fretta di voler sapere tutto e subito, dal prurito della curiosità, dall’ultima notizia eclatante o scandalosa, dai racconti torbidi, dalle urla di chi grida più forte e più arrabbiato, da chi dice ‘ora o mai più’. Ma questa fretta – spiega -, questo tutto e subito non viene da Dio. Se ci affanniamo per il subito, dimentichiamo quel che rimane per sempre, inseguiamo le nuvole che passano e perdiamo di vista il cielo. Gesù, infatti, ci dice che quasi tutto passerà. Quasi tutto, ma non tutto. A crollare, a passare sono le cose penultime, non quelle ultime, il tempio, non Dio; i regni e le vicende dell’umanità, non l’uomo. Passano le cose penultime, che spesso sembrano definitive, ma non lo sono».

Terremoti, segni nel cielo e guerre sulla terra, sono stati gli esempi citati dal Papa: «A noi sembrano fatti da prima pagina – osserva il Pontefice -, ma il Signore li mette in seconda pagina. In prima rimane quello che non passerà mai, il Dio vivo, infinitamente più grande di ogni tempio che gli costruiamo, e l’uomo, il nostro prossimo, che vale più di tutte le cronache del mondo». Queste cronache, dunque, distolgono la nostra attenzione da ciò che conta davvero: «Attratti dall’ultimo clamore – ammonisce il Santo Padre -, non troviamo più tempo per Dio e per il fratello che ci vive accanto. Nella smania di correre, di conquistare tutto e subito, dà fastidio chi rimane indietro ed è giudicato scarto. Quanti anziani, nascituri, persone disabili, poveri ritenuti inutili. Si va di fretta, senza preoccuparsi che le distanze aumentano, che la bramosia di pochi accresce la povertà di molti. Gesù, come antidoto alla fretta, propone la perseveranza, che è andare avanti ogni giorno con gli occhi fissi su quello che non passa, il Signore e il prossimo. Chiediamo per ciascuno di noi e per noi come Chiesa di perseverare nel bene, di non perdere di vista ciò che conta».

Quindi il Papa ha ricordato come il cristiano se non ricerca il subito ma il sempre, non sia un discepolo dell’io, ma del tu: «Non segue, cioè, le sirene dei suoi capricci – precisa Papa Francesco -, ma il richiamo dell’amore, la voce di Gesù. Non basta l’etichetta “cristiano” o “cattolico” per essere di Gesù: «Bisogna parlare la stessa lingua di Gesù, quella dell’amore, la lingua del tu. Parla la lingua di Gesù non chi dice io, ma chi esce dal proprio io. Eppure, quante volte, anche nel fare il bene, regna l’ipocrisia dell’io. Faccio del bene ma per esser ritenuto bravo; dono, ma per ricevere a mia volta; aiuto, ma per attirarmi l’amicizia di quella persona importante. Così parla la lingua dell’io. La Parola di Dio, invece, spinge a una carità non ipocrita, a dare a chi non ha da restituirci, a servire senza cercare ricompense e contraccambi».

Alcuni dei 1.500 poveri che hanno partecipato alla messa e al successivo pranzo con Papa Francesco

Da qui è scaturita la proposta del Papa di fare tutti un esame di coscienza: «Io aiuto qualcuno da cui non potrò ricevere? – s’interroga il Pontefice -. Io, cristiano, ho almeno un povero per amico? I poveri sono preziosi agli occhi di Dio perché non parlano la lingua dell’io. Non si sostengono da soli, con le proprie forze, hanno bisogno di chi li prenda per mano. Ci ricordano che il Vangelo si vive così, come mendicanti protesi verso Dio. La presenza dei poveri ci riporta al clima del Vangelo, dove sono beati i poveri in spirito».

Per questo Francesco ha invitato ad impostare un cambio di atteggiamento nei confronti dei poveri: «Allora, anziché provare fastidio quando li sentiamo bussare alle nostre porte – invita -, possiamo accogliere il loro grido di aiuto come una chiamata a uscire dal nostro io, ad accoglierli con lo stesso sguardo di amore che Dio ha per loro. Che bello se i poveri occupassero nel nostro cuore il posto che hanno nel cuore di Dio! Stando con i poveri, servendo i poveri, impariamo i gusti di Gesù, comprendiamo che cosa resta e che cosa passa».

Infine, il Santo Padre ha ricordato come tra tante cose penultime, che passano, il Signore vuole ricordarci quella ultima, che rimarrà per sempre: «È l’amore – conclude Papa Francesco -, perché Dio è amore e il povero che chiede il mio amore mi porta dritto a lui. I poveri ci facilitano l’accesso al cielo, per questo il senso della fede del Popolo di Dio li ha visti come i portinai del cielo. Già da ora sono il nostro tesoro, il tesoro della Chiesa. Ci dischiudono infatti la ricchezza che non invecchia mai, quella che congiunge terra e cielo e per la quale vale veramente la pena vivere, l’amore».

About Davide De Amicis (3022 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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