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“Tutti dovranno capire che essere battezzati significa essere inviati”

"La missione in Albania - racconta don Massimo Di Lullo -, a livello di strutture, è stata costruita; i villaggi invece si stanno spopolando. Sono stati ordinati alcuni sacerdoti giovani e ci sono tanti religiosi. A settembre, come comunità missionaria, ci siamo fermati per programmare l'anno pastorale. Abbiamo capito che tutto il lavoro fatto in questi anni, ci permette oggi di poter fare noi qualche passo indietro, perché siano sempre più loro a prendersi cura della parrocchia e diventino protagonisti in prima persona"

È questo il prossimo obiettivo da raggiungere per l’Ufficio missionario diocesano di Pescara-Penne

Don Massimo Di Lullo con un gruppo di giovani albanesi

Non sono passati molti giorni dal ritorno di don Massimo Di Lullo, direttore dell’Ufficio missionario diocesano di Pescara-Penne, nella diocesi albanese di Sapë dov’è missionario da un anno essendosi unito ai missionari laici Goffredo e Tiziana Leonardis e Maria Palma Di Battista presenti fin dal 2012 attraverso il progetto “Vllaznia” (parola albanese che significa fratellanza). Infatti ad ottobre, in occasione del mese missionario, il presbitero è tornato in diocesi per dar vita ad una serie di incontri di riflessioni organizzati nelle foranie: il 3 ottobre nella chiesa di Santa Vittoria a Castilenti, per la forania di Cermignano-Castiglione Messer Raimondo, l’11 ottobre nella chiesa della Madonna del Carmelo a Penne, il 18 ottobre nella chiesa di Santa Lucia a Cepagatti e il 25 ottobre nella chiesa del Cristo Re ad Alanno stazione per la forania di Torre de’ Passeri.

Appuntamenti, questi, a cui sono stati aggiunti una serie di “aperitivi missionari” organizzati da Missio giovani: «Come Centro missionario diocesano (Cmd) – racconta don Massimo – ci siamo interrogati tanto su come far diventare l’invito del Papa, a celebrare un ottobre straordinario, un’occasione di preghiera, di riflessione e di impegno missionario anche nella nostra diocesi. Da alcuni anni abbiamo rinunciato ad organizzare una veglia diocesana. Abbiamo preferito stimolare i referenti parrocchiali, affinché ogni comunità organizzasse momenti propri di preghiera e di riflessione. Quest’anno però volevamo fare qualcosa di diverso e allora, come Cmd, siamo stati in quattro foranie della diocesi per proporre un momento di preghiera e testimonianza missionaria. La partecipazione agli incontri è stata numerosa e attenta, ma ancora più bella è stata l’accoglienza ricevuta sia dai parroci che dalle comunità. Sicuramente un’esperienza che ci ha colpito e interrogato tanto e che proveremo a ripetere in qualche modo. Anche Goffredo, Tiziana e Palma, che hanno partecipato all’incontro di apertura a Castilenti, ci hanno incoraggiato a proseguire in questa direzione. Il gruppo Missio Giovani, invece, ha pensato e organizzato a Pescara tre aperitivi missionari in alcuni locali cittadini amici. I ragazzi sono stati molto bravi ad alternare dinamiche, ascolto, coinvolgimento e buon cibo “equo e solidale” o a chilometro zero».

Don Massimo con gli altri missionari diocesani: Goffredo e Tiziana Leonardis e Maria Palma Di Battista

Durante questi incontri non sono mancati momenti dei momenti particolarmente significativi: «Molto forte – sottolinea don Massimo – è stata la testimonianza di una donna iraniana sulla condizione del suo paese, il racconto delle proteste represse con il sangue di questi ultimi mesi, così come il racconto dell’impegno in Zambia delle suore per l’alfabetizzazione, in particolare delle donne. È stato bello, poi, scoprire che anche altre parrocchie si sono organizzate in autonomia per proporre momenti missionari. Così come è stata stimolante e arricchente per me anche l’esperienza di girare le parrocchie della diocesi che lo chiedevano, per celebrare la messa e raccontare un po’ della missione. Sono stati tanti gli amici incontrati e abbracciati. Il bilancio, quindi, è stato molto positivo sia per la disponibilità dei membri del Centro missionario diocesano e di Missio Giovani a mettersi in gioco, sia per l’accoglienza ricevuta alle proposte, ma ancora di più per i feedback ricevuti in cambio. Abbiamo materiale su cui lavorare».

Una presenza, quella di don Massimo Di Lullo, che non a caso si alterna tra l’Albania e Pescara proprio per alimentare la vocazione missionaria nella comunità diocesana, condividendo con essa gli sforzi fatti in terra albanese: «Della missione in Albania – spiega il direttore dell’Ufficio missionario diocesano – porto con me l’importanza, prima di fare qualsiasi scelta, di non dare mai niente per scontato, di ascoltare e di guardare bene, per capire dove ti trovi, quali sono i bisogni reali delle persone che hai davanti, quali gli obiettivi, il senso di quello che fai. Della missione pescarese mi porto invece, da un lato, l’importanza di responsabilizzare le persone per aiutarle a crescere, di accompagnarle per renderle autonome. Dall’altro, anche l’importanza di privilegiare gli adulti rispetto ai bambini e ai giovani. Di non dedicare cioè a loro tutte le energie e gli sforzi. Anche se è molto più difficile inventare strade nuove per arrivare agli adulti».

E dopo l’ottobre missionario ora, per tutta l’equipe diocesana pescarese, è tempo di verifiche e riflessioni da fare prima di ripartire con slancio: «Da noi a Pescara – osserva don Massimo Di Lullo – i momenti vissuti durante l’ottobre sono stati importanti. Dovremo ripensare e approfondire i tanti stimoli che abbiamo ricevuto “indietro” e non lasciarli cadere. Il Papa ci chiede di far sì che tutti capiscano che essere “battezzati” significa essere “inviati”. Come farlo spetta a noi, ma abbiamo ricevuto belle indicazioni. Per quanto riguarda l’Albania invece, a gennaio inizieremo il nostro ottavo anno di presenza. Don Giovanni Cianciosi è arrivato infatti il 2 gennaio 2012. Anche qui ci stiamo interrogando. La situazione in questi otto anni è cambiata. La missione, a livello di strutture, è stata costruita; i villaggi invece si stanno spopolando (Mabë non arriva a 500 abitanti e Dragushë a poco più di 250); sono stati ordinati alcuni sacerdoti giovani e ci sono tanti religiosi. A settembre, come comunità missionaria, ci siamo fermati per programmare l’anno pastorale. Abbiamo capito che tutto il lavoro fatto in questi anni ci permette oggi di poter fare noi qualche passo indietro, perché siano sempre più loro a prendersi cura della parrocchia e diventino protagonisti in prima persona».

Insomma per la comunità diocesana di Sapë, che come tutta la comunità cattolica albanese si sta riprendendo dopo aver subito le dure persecuzioni perpetrate dal dittatore Enver Hoxha dal 1944 al 1985, è finalmente venuto il momento di tornare lentamente a camminare da sola. Una fase, quest’ultima, molto delicata e che verrà monitorata attentamente dai nostri missionari: «Accompagnateci con la preghiera – invita don Massimo -, ne abbiamo bisogno! Noi lo facciamo sempre per i bisogni della nostra diocesi». Tutte le attività missionarie diocesane possono essere seguite attraverso la pagine Facebook del Centro missionario diocesano e, in particolar modo, quelle svolte a Sapë sul blog Missione Albania.

About Davide De Amicis (3022 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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