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“Il vero pericolo è il consumismo: case piene di cose, ma vuote di figli”

"Sostenere la bella tradizione delle nostre famiglie – scrive Papa Francesco -, che nei giorni precedenti il Natale preparano il presepe. Come pure la consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze… È davvero un esercizio di fantasia creativa, che impiega i materiali più disparati per dare vita a piccoli capolavori di bellezza"

Lo ha affermato ieri Papa Francesco nell’omelia della messa per la comunità congolese

Papa Francesco pronuncia l'omelia

Ha lanciato un chiaro monito Papa Francesco, nell’omelia della messa celebrata ieri per la comunità congolese in occasione del 25° anniversario della fondazione della Cappellania: «Il consumismo – accusa il Papa – è un virus che intacca la fede alla radice, perché ti fa credere che la vita dipenda solo da quello che hai, e così ti dimentichi di Dio che ti viene incontro e di chi ti sta accanto. Il Signore viene, ma segui piuttosto gli appetiti che ti vengono; il fratello bussa alla tua porta, ma ti dà fastidio perché disturba i tuoi piani».

È questo, per Francesco, l’atteggiamento egoistico del consumismo: «Il vero pericolo – spiega il Pontefice – è ciò che anestetizza il cuore. È dipendere dai consumi, è lasciarsi appesantire e dissipare il cuore dai bisogni. Allora si vive di cose e non si sa più per cosa; si hanno tanti beni ma non si fa più il bene; le case si riempiono di cose, ma si svuotano di figli. Questo è il dramma di oggi».

Queste il grido d’allarme del Papa: «Case piene di cose ma vuote di figli – ribadisce il Santo Padre -, l’inverno demografico che stiamo soffrendo. Si butta via il tempo nei passatempi, ma non si ha tempo per Dio e per gli altri. E quando si vive per le cose, le cose non bastano mai, l’avidità cresce e gli altri diventano intralci nella corsa e così si finisce per sentirsi minacciati e, sempre insoddisfatti e arrabbiati, si alza il livello dell’odio. “Io voglio di più, voglio di più, voglio di più…”. Lo vediamo oggi là dove il consumismo impera. Quanta violenza, anche solo verbale, quanta rabbia e voglia di cercare un nemico a tutti i costi! Così, mentre il mondo è pieno di armi che provocano morti, non ci accorgiamo che continuiamo ad armare il cuore di rabbia».

Da qui l’invito per l’Avvento: «Vigilare, vegliare – esorta il Papa -, cioè vincere la tentazione che il senso della vita è smascherare l’inganno che si è felici se si hanno tante cose, resistere alle luci abbaglianti dei consumi, che brilleranno ovunque in questo mese, e credere che la preghiera e la carità non sono tempo perso, ma i tesori più grandi». Infine, la preghiera per la pace in Congo: «Gravemente minacciata nell’Est del Paese – continua il Pontefice -, specialmente nei territori di Beni e di Minembwe dove divampano i conflitti, alimentati anche da fuori, nel silenzio complice di tanti. Conflitti alimentati da coloro che si arricchiscono vendendo le armi».

LA VISITA DI PAPA FRANCESCO A GRECCIO, DOVE NACQUE IL PRESEPE

Papa Francesco visita il Santuario di Greccio

Nel pomeriggio, inoltre, il Papa ha visitato Greccio dove San Francesco d’Assisi realizzò il primo presepe della storia. In questa occasione, Papa Francesco ha firmato la lettera apostolica Admirabile signum: «Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia». Comincia così la lettera apostolica Admirabile signum. Per il primo Papa a prendere il nome di Francesco, pellegrino nel luogo dove Francesco d’Assisi ha realizzato il primo presepe della storia, il presepe «è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura».

L’obiettivo della lettera è evidente: «Sostenere la bella tradizione delle nostre famiglie – scrive il Santo Padre -, che nei giorni precedenti il Natale preparano il presepe. Come pure la consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze… È davvero un esercizio di fantasia creativa, che impiega i materiali più disparati per dare vita a piccoli capolavori di bellezza». A fare il presepe “si impara da bambini”, ricorda il Papa: «Quando papà e mamma, insieme ai nonni – sottolinea – trasmettono questa gioiosa abitudine, che racchiude in sé una ricca spiritualità popolare. Mi auguro che questa pratica non venga mai meno». Da qui il suo appello: «Anzi spero che, là dove fosse caduta in disuso, possa essere riscoperta e rivitalizzata».

Poi il Santo Padre si è soffermato sull’origine del presepe: «Che trova riscontro – ricorda il Pontefice – anzitutto in alcuni dettagli evangelici della nascita di Gesù a Betlemme. Mangiatoia, infatti, in latino si dice “Praesepium”, e il fieno, nutrimento per gli animali, diventa il primo giaciglio per Colui che si rivelerà come il pane disceso dal cielo». Una simbologia, questa, che insieme ad altri Padri aveva colto già Sant’Agostino, quando scriveva: “Adagiato in una mangiatoia, divenne nostro cibo”: «Il presepe – aggiunge il Papa – contiene diversi misteri della vita di Gesù e li fa sentire vicini alla nostra vita quotidiana».

About Davide De Amicis (3022 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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