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“Una fratellanza basata sulla comune origine da Dio per vincere la paura”

"Non si può giungere veramente alla pace - osserva Papa Francesco -, se non quando vi sia un convinto dialogo di uomini e donne che cercano la verità al di là delle ideologie e delle opinioni diverse"

È questo uno dei punti salienti al centro del messaggio per la Giornata mondiale per la pace

Papa Francesco

«Ogni guerra, in realtà, si rivela un fratricidio che distrugge lo stesso progetto di fratellanza, inscritto nella vocazione della famiglia umana». È il monito lanciato oggi da Papa Francesco che nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace, che si celebrerà il 1° gennaio sul tema “La pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica”, ricorda che «la pace è un bene prezioso, oggetto della nostra speranza, al quale aspira tutta l’umanità. La speranza è la virtù che ci mette in cammino, ci dà le ali per andare avanti, perfino quando gli ostacoli sembrano insormontabili, in una comunità umana che porta, nella memoria e nella carne, i segni delle guerre e dei conflitti che si sono succeduti, con crescente capacità distruttiva, e che non cessano di colpire specialmente i più poveri e i più deboli».

Questa l’analisi del Pontefice:  «Anche intere nazioni – ricorda – stentano a liberarsi dalle catene dello sfruttamento e della corruzione, che alimentano odi e violenze. Ancora oggi a tanti uomini e donne, a bambini e anziani, sono negate la dignità, l’integrità fisica, la libertà, compresa quella religiosa, la solidarietà comunitaria, la speranza nel futuro. Tante vittime innocenti si trovano a portare su di sé lo strazio dell’umiliazione e dell’esclusione, del lutto e dell’ingiustizia, se non addirittura i traumi derivanti dall’accanimento sistematico contro il loro popolo e i loro cari».

Da qui la denuncia del Santo Padre: «Le terribili prove dei conflitti civili e di quelli internazionali, aggravate spesso da violenze prive di ogni pietà, segnano a lungo il corpo e l’anima dell’umanità – afferma -. La guerra comincia spesso con l’insofferenza per la diversità dell’altro, che fomenta il desiderio di possesso e la volontà di dominio. Nasce nel cuore dell’uomo dall’egoismo e dalla superbia, dall’odio che induce a distruggere, a rinchiudere l’altro in un’immagine negativa, ad escluderlo e cancellarlo. La guerra si nutre di perversione delle relazioni, di ambizioni egemoniche, di abusi di potere, di paura dell’altro e della differenza vista come ostacolo; e nello stesso tempo alimenta tutto questo». Successivamente il Papa ha osservato come il mondo viva una dicotomia perversa: «Di voler difendere e garantire la stabilità e la pace – riflette – sulla base di una falsa sicurezza supportata da una mentalità di paura e sfiducia, che finisce per avvelenare le relazioni tra i popoli e impedire ogni possibile dialogo».

A rilanciare la situazione “paradossale” dello scenario geopolitico attuale, già denunciata nel recente viaggio in Giappone, è stato dunque il Papa, ribadendo che «la pace e la stabilità internazionale sono incompatibili con qualsiasi tentativo di costruire sulla paura della reciproca distruzione o su una minaccia di annientamento totale; sono possibili solo a partire da un’etica globale di solidarietà e cooperazione al servizio di un futuro modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità nell’intera famiglia umana di oggi e di domani». Questa la tesi di Francesco: «Ogni situazione di minaccia – ammonisce – alimenta la sfiducia e il ripiegamento sulla propria condizione. Sfiducia e paura aumentano la fragilità dei rapporti e il rischio di violenza, in un circolo vizioso che non potrà mai condurre a una relazione di pace. In questo senso, anche la dissuasione nucleare non può che creare una sicurezza illusoria».

Da questo ammonimento è seguito un appello: «Non possiamo pretendere di mantenere la stabilità nel mondo attraverso la paura dell’annientamento – aggiunge Papa Bergoglio -, in un equilibrio quanto mai instabile, sospeso sull’orlo del baratro nucleare e chiuso all’interno dei muri dell’indifferenza, dove si prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada ai drammi dello scarto dell’uomo e del creato, invece di custodirci gli uni gli altri. Per rompere la logica morbosa della minaccia e della paura e spezzare la dinamica di diffidenza attualmente prevalente, dobbiamo perseguire una reale fratellanza, basata sulla comune origine da Dio ed esercitata nel dialogo e nella fiducia reciproca».

E poi c’è l’importanza del conservare la memoria: «Va custodita – raccomanda Papa Francesco – non solo per non commettere di nuovo gli stessi errori o perché non vengano riproposti gli schemi illusori del passato, ma anche perché essa, frutto dell’esperienza, costituisca la radice e suggerisca la traccia per le presenti e le future scelte di pace». Affermando ciò il Papa ha citato gli “Hibakusha”, i sopravvissuti ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki: «Sono tra quelli che oggi – sottolinea – mantengono viva la fiamma della coscienza collettiva, testimoniando alle generazioni successive l’orrore di ciò che accadde nell’agosto del 1945 e le sofferenze indicibili che ne sono seguite fino ad oggi. La loro testimonianza risveglia e conserva in questo modo la memoria delle vittime, affinché la coscienza umana diventi sempre più forte di fronte ad ogni volontà di dominio e di distruzione».

Quindi il Pontefice ha ripetuto le parole pronunciate nel discorso sulla pace a Hiroshima: «Non possiamo permettere – ripete – che le attuali e le nuove generazioni perdano la memoria di quanto accaduto, quella memoria che è garanzia e stimolo per costruire un futuro più giusto e fraterno. La memoria è l’orizzonte della speranza. Molte volte nel buio delle guerre e dei conflitti, il ricordo anche di un piccolo gesto di solidarietà ricevuta può ispirare scelte coraggiose e persino eroiche, può rimettere in moto nuove energie e riaccendere nuova speranza nei singoli e nelle comunità». Di qui la necessità di «fare appello alla coscienza morale e alla volontà personale e politica».

Ma il raggiungimento della pace ruota essenzialmente intorno al dialogo: «Il mondo – ribadisce Francesco – non ha bisogno di parole vuote, ma di testimoni convinti, di artigiani della pace aperti al dialogo senza esclusioni né manipolazioni. Non si può giungere veramente alla pace, se non quando vi sia un convinto dialogo di uomini e donne che cercano la verità al di là delle ideologie e delle opinioni diverse. La pace è un edificio da costruirsi continuamente, un cammino che facciamo insieme cercando sempre il bene comune e impegnandoci a mantenere la parola data e a rispettare il diritto. Nell’ascolto reciproco possono crescere anche la conoscenza e la stima dell’altro, fino al punto di riconoscere nel nemico il volto di un fratello – continua il Papa, definendo il processo di pace un impegno che dura nel tempo -. È un lavoro paziente di ricerca della verità e della giustizia, che onora la memoria delle vittime e che apre, passo dopo passo, a una speranza comune più forte della vendetta. In uno Stato di diritto, la democrazia può essere un paradigma significativo di questo processo, se è basata sulla giustizia e sull’impegno a salvaguardare i diritti di ciascuno, specie se debole o emarginato, nella continua ricerca della verità».

Per questo Papa Francesco ha chiesto un impegno responsabile a tutti i livelli della collettività locale, nazionale e mondiale: «Basato sul riconoscimento dei doveri nei confronti degli altri – puntualizza -. La frattura tra i membri di una società, l’aumento delle disuguaglianze sociali e il rifiuto di usare gli strumenti per uno sviluppo umano integrale,  mettono in pericolo il perseguimento del bene comune. Invece il lavoro paziente basato sulla forza della parola e della verità, può risvegliare nelle persone la capacità di compassione e di solidarietà creativa».

Un altro elemento per diventare costruttori di pace è vivere nel perdono: Che – osserva il Santo Padre – accresce la nostra capacità di diventare donne e uomini di pace». Per questo, secondo il Papa, è necessario «abbandonare il desiderio di dominare gli altri e imparare a guardarci a vicenda come persone, come figli di Dio, come fratelli. L’altro non va mai rinchiuso in ciò che ha potuto dire o fare, ma va considerato per la promessa che porta in sé. Solo scegliendo la via del rispetto, si potrà rompere la spirale della vendetta e intraprendere il cammino della speranza».

Del resto, a detta di Bergoglio, quello che è vero della pace in ambito sociale, è vero anche in quello politico ed economico: «Poiché – approfondisce – la questione della pace permea tutte le dimensioni della vita comunitaria. Non vi sarà mai vera pace se non saremo capaci di costruire un più giusto sistema economico». Poi il Santo Padre ha rilanciato quanto scritto da Benedetto XVI dieci anni fa, nella Caritas in veritate: “La vittoria del sottosviluppo richiede di agire non solo sul miglioramento delle transazioni fondate sullo scambio, non solo sui trasferimenti delle strutture assistenziali di natura pubblica, ma soprattutto sulla progressiva apertura, in contesto mondiale, a forme di attività economica caratterizzate da quote di gratuità e comunione”.

L’ultima parte del messaggio per la Giornata mondiale per la pace è stata dedicata, quindi, all’ecologia: «Di fronte alle conseguenze della nostra ostilità verso gli altri – afferma -, del mancato rispetto della casa comune e dello sfruttamento abusivo delle risorse naturali – viste come strumenti utili unicamente per il profitto di oggi, senza rispetto per le comunità locali, per il bene comune e per la natura – abbiamo bisogno di una conversione ecologica». Nel dire ciò il Papa ha ripreso il messaggio centrale della Laudato sì e il recente Sinodo sull’Amazzonia: «Che ci spinge – riflette Bergoglio – a rivolgere, in modo rinnovato, l’appello per una relazione pacifica tra le comunità e la terra, tra il presente e la memoria, tra le esperienze e le speranze. Questo cammino di riconciliazione è anche ascolto e contemplazione del mondo che ci è stato donato da Dio, affinché ne facessimo la nostra casa comune. Le risorse naturali, le numerose forme di vita e la Terra stessa ci sono affidate per essere coltivate e custodite anche per le generazioni future, con la partecipazione responsabile e operosa di ognuno».

Da ciò è scaturito un nuovo monito del Pontefice: «Abbiamo bisogno di un cambiamento nelle convinzioni e nello sguardo – esorta -, che ci apra maggiormente all’incontro con l’altro e all’accoglienza del dono del creato, che riflette la bellezza e la sapienza del suo Artefice, auspicando un nuovo modo di abitare la casa comune, di essere presenti gli uni agli altri con le proprie diversità, di celebrare e rispettare la vita ricevuta e condivisa, di preoccuparci di condizioni e modelli di società che favoriscano la fioritura e la permanenza della vita nel futuro, di sviluppare il bene comune dell’intera famiglia umana. La conversione ecologica alla quale facciamo appello, ci conduce quindi a un nuovo sguardo sulla vita, considerando la generosità del Creatore che ci ha donato la Terra e che ci richiama alla gioiosa sobrietà della condivisione».

Questa l’esortazione finale sulla “conversione integrale”: «Intesa – conclude il Pontefice – come una trasformazione delle relazioni che intratteniamo con le nostre sorelle e i nostri fratelli, con gli altri esseri viventi, con il creato nella sua ricchissima varietà, con il Creatore che è origine di ogni vita. Non si ottiene la pace se non la si spera. Bisogna credere nella possibilità della pace, credere che l’altro ha il nostro stesso bisogno di pace. Il sacramento della riconciliazione può essere un aiuto per deporre ogni violenza nei pensieri, nelle parole e nelle opere, sia verso il prossimo sia verso il creato».

About Davide De Amicis (3308 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa metropolitana di Pescara-Penne. Recentemente ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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