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“Non ci piegheremo alle potenze di questo mondo, solo a Cristo sia gloria”

"Venti di guerra - ammonisce l'arcivescovo Valentinetti - si stanno affacciando all’orizzonte dell’umanità. Sciocchi e presuntuosi uomini di questo mondo, credono di risolvere i problemi dell’umanità con la forza, l’odio e la violenza, come nuovi Erodi del nostro tempo. Quanti bambini saranno ammazzati? Quante madri soffriranno a causa di guerre ingiuste? Quante famiglie dovranno ancora soffrire? Come la famiglia di Nazareth che, avvertita in sogno, deve partire e andare lontano, perché c’era qualcuno che voleva attentare alla vita del Bambino"

Lo ha affermato ieri l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la santa messa nella solennità dell’Epifania

È stata presieduta ieri sera dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, nella Cattedrale di San Cetteo a Pescara, la santa messa della solennità dell’Epifania di Nostro Signore Gesù Cristo: «Manifestazione al cosmo – spiega il presule -, manifestazione al mondo, manifestazione agli uomini, manifestazione a ciascuno di noi. Vogliamo accogliere la manifestazione della divinità della nostra vita. Dopo aver contemplato l’umanità di Cristo, ora contempliamo il suo essere Dio da adorare con tutto il cuore».

Dopo l’annuncio della Pasqua, che cadrà domenica 12 aprile 2020, l’arcivescovo Valentinetti ha poi approfondito il senso dell’adorazione attraverso la figura dei Magi: «Venuti da lontano – ricorda monsignor Valentinetti -, venuti da popoli sconosciuti, venuti ad adorare. E la parola “adorare” risuona per ben tre volte nel testo evangelico che abbiamo ascoltato. La prima volta nel momento in cui i Magi arrivano a Gerusalemme e chiedono del Bambino, perché hanno visto spuntare la sua stella e sono venuti per adorarlo. La seconda volta la parola ricorre non sulla bocca dei Magi, ma su quella di Erode, il quale chiede ai Magi di andare ad informarsi perché, quando l’avessero trovato, potessero fargli conoscere l’ubicazione del Bambino in quanto egli voleva adorarlo. E, infine, quando arrivano finalmente alla grotta di Betlemme, entrati videro il Bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono».

Il tradizionale bacio del Bambinello a fine messa

Ma c’è una differenza tra l’adorazione dei Magi e quella di Erode: «L’adorazione dei Magi – precisa l’arcivescovo di Pescara-Penne – è la vera “proskỳnesis”, quello che i testi sacri chiamano il piegarsi davanti, il prostrarsi fino a terra per riconoscere colui che è il Signore. Mentre Erode non voleva adorare il Bambino, voleva adorare ancora una volta se stesso. , perché c’è un’adorazione che è moto del cuore, moto della profondità dell’anima, moto della vita interiore, e c’è un’adorazione che invece parte dalla voglia di potere, di denaro, di forza, di sopraffazione, di crudeltà, di affermazione della propria individualità e del proprio istinto. E allora l’adorazione non è a colui che è il Signore ma, nella volontà di volerlo eliminare, l’adorazione ancora una volta di se stessi».

Da qui il monito dell’arcivescovo Valentinetti: «Fratelli – esorta -, siamo chiamati a fare una verifica della nostra vita. Chi adoriamo? Chi vogliamo mettere al centro dei nostri pensieri? Chi vogliamo realmente considerare affinché la nostra “proskỳnesis”, il nostro buttarci a terra, sia totale e definitiva? Il mondo, purtroppo, sempre di più adora la forza, la potenza, la guerra. Venti di guerra si stanno affacciando all’orizzonte dell’umanità. Sciocchi e presuntuosi uomini di questo mondo, credono di risolvere i problemi dell’umanità con la forza, l’odio e la violenza, come nuovi Erodi del nostro tempo. Quanti bambini saranno ammazzati? Quante madri soffriranno a causa di guerre ingiuste? Quante famiglie dovranno ancora soffrire? Come la famiglia di Nazareth che, avvertita in sogno, deve partire e andare lontano, perché c’era qualcuno che voleva attentare alla vita del Bambino. Non piegheremo la nostra mente, né tantomeno la nostra vita, alle potenze di questo mondo. Non piegheremo la nostra adorazione al denaro e al potere da qualunque parte esso venga, perché un pezzetto di potere tutti quanti lo vogliamo tenere per noi stessi. Non piegheremo assolutamente la nostra mente e il nostro cuore alle potenze politiche ingiuste, non piegheremo la nostra mente e il nostro cuore di fronte a chi non vuole prendersi cura di questa umanità, di questo cosmo e di questa natura che sta distruggendo se stessa. Gli uomini di questo mondo fanno finta di niente, ma ciò che sta accadendo in Australia è terribilmente premonitore di una catastrofe che potrebbe diventare irreversibile. Piegheremo la nostra mente a questi poteri? Piegheremo il nostro cuore a queste convenienze? Piegheremo la nostra vita a chi, in realtà, vuole usurpare il vero potere? A chi vuole usurpare la vera gloria, che è del Signore?».

I fedeli presenti nella Cattedrale di San Cetteo

Da qui l’importanza della nascita di Gesù Cristo, che si è manifestato al mondo attraverso l’Epifania: «A noi – ribadisce il presule – è stato manifestato un mistero grandissimo che, spogliando la semplicità, la poesia e l’umanità della grotta di Betlemme, ci fa ridire ancora una volta che il mistero del Dio rivelato è un mistero d’amore per tutta l’umanità e che nessun uomo e nessuna donna dell’umanità può sfuggire a questo amore. Anzi, lo straniero, il diverso, colui che potrebbe non pensarla come noi, potrebbe essere la chiave d’interpretazione di una rinnovata adorazione, di una rinnovata fratellanza, di una rinnovata ricerca di amore e di verità. I magi sono il simbolo di questa “stranierità”, di questo venire da lontano, di questo essere ancora una volta cercatori di diversità, d’amore, di pace, di giustizia e di pacificazione universale. Ma a noi tutto questo è stato rivelato, ne siamo responsabili, non è stato manifestato alle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti, per mezzo dello Spirito secondo la lettera agli Efesini. Che tutte le genti, in Cristo Gesù, sono chiamate a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo, ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo. , lo stesso corpo. Facciamo parte del corpo della Chiesa, di questa comunità dei credenti che cammina nel tempo, la quale molte volte è ferita e peccatrice, ma sempre portatrice di questo annuncio di salvezza. Facciamo parte di questo corpo che è il genere umano, a cui noi dobbiamo tutto e che Cristo Gesù è venuto a condividere, perché del genere umano facciamo parte. Ecco la gloria che si manifesterà, ecco ciò che si manifesterà sempre fino al Suo ritorno. A Cristo che era, che è e che viene, Signore del tempo e della storia, sia gloria nei secoli dei secoli. A Lui solo, amen».

About Davide De Amicis (3123 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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