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“Non c’è relazione tra disgrazia e peccato, la morte viene quando viene”

"La giustizia umana - spiega l'arcivescovo Valentinetti - non è come la giustizia divina. Infatti il massimo della giustizia di Dio è la misericordia e il massimo della misericordia di Dio è la giustizia. E giustizia e misericordia solo Dio li sa coniugare, mentre noi uomini non ci riusciamo mai"

Lo ha affermato ieri l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la messa in memoria delle vittime della tragedia di Rigopiano

Monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, pronuncia l'omelia

È stato l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti a presiedere, una volta terminata la fiaccolata della memoria, la santa messa dedicata ai parenti delle vittime di Rigopiano, nella chiesa di San Nicola vescovo a Farindola, in occasione del terzo anniversario della tragedia dell’Hotel Rigopiano, spazzato via da una valanga di neve e ghiaccio di 120 mila tonnellate il 18 gennaio 2017. Ha concelebrato con lui il parroco di Farindola don Luca Di Domizio, che poco prima aveva presieduto la preghiera davanti al totem dell’hotel, accompagnando poi i parenti delle vittime a deporre un fiore nel punti in cui le salme vennero ritrovate.

L’arrivo della fiaccolata dei parenti delle vittime sul sagrato della chiesa

Davanti ai familiari delle 29 vittime hanno preso posto le autorità, sullo sfondo della corona di fiori invita dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, mentre i Vigili del fuoco hanno voluto posizionarsi accanto a loro, per rinvigorire quel rapporto di solidarietà e vicinanza che si era instaurato nei giorni della tragedia e della ricerca dei superstiti. Iniziando la celebrazione, il presule ha esordito rivolgendo una preghiera particolare: «Per chi non è più in mezzo a noi – afferma – a causa dei drammatici eventi accaduti tre anni fa. Preghiamo per tutti coloro che sono rimasti qui tra noi, perché dalla forza della preghiera e dalla fede trovino consolazione e forza. Preghiamo perché, realmente, la verità, la giustizia e quanto a chi è nella necessità di risposte, al più presto vengano date».

In seguito, nell’omelia l’arcivescovo Valentinetti ha commentato un brano biblico particolarmente calzante per l’occasione nel quale Gesù spiega ai discepoli che, a differenza di quanto si pensasse abitualmente a quel tempo, chi muore a causa di una tragedia non è peccatore: «“Non pensate – cita l’arcivescovo – che quelli sono periti sotto la distruzione della torre di Siloe (una struttura molto grande che cadde uccidendo 80 persone), fossero più peccatori di altri”. Ma poi aggiunge una frase che ci punge “Ricordatevi che se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo”. Quasi a smentire quella parola primaria “Non perché erano peccatori sono morti”».

Un concetto espresso per trarre un’importante considerazione: «Per dimostrare – precisa l’arcivescovo di Pescara-Penne – che non c’è relazione tra disgrazia e peccato. La morte viene quando viene. Può venire in un momento inatteso o atteso, ma la morte deve ricordarci la fragilità della vita, così come la precarietà della nostra coscienza. Perché chi è senza peccato, scagli la prima pietra».

L’arcivescovo Valentinetti saluta i parenti delle vittime

Per questo il presule ha invitato tutti a fare assoluto affidamento alla misericordia e alla giustizia di Dio: «Il riconoscere che siamo finiti – sottolinea monsignor Tommaso Valentinetti -, che abbiamo un limite nella nostra fisicità, ma anche nel nostro pensiero, anche nel nostro animo, anche nella nostra vita, anche nel nostro essere uomini e donne che amano, ci deve mettere nella condizione di rifugiarci sempre di più nelle mani di Colui che solo è il Misericordiosissimo. Affidare le persone che sono morte al Misericordiosissimo, affidarci tutti noi al Misericordiosissimo e, se giustizia dev’essere, che sia giustizia che proviene anche dal Misericordiosissimo. Perché la giustizia umana non è come la giustizia divina. Infatti il massimo della giustizia di Dio è la misericordia e il massimo della misericordia di Dio è la giustizia. E giustizia e misericordia solo Dio li sa coniugare, mentre noi uomini non ci riusciamo mai».

Da qui le conclusioni dell’arcivescovo: «A noi – l’invito finale – la capacità di saper vivere i tempi della vita, così come ci sono dati ed entrare dentro i tempi della vita con tanta fede e con tanta forza, confidando nel nostro essere piccoli come Matteo e nell’essere grande di Cristo, che continua ad amare. Ama i nostri cari che sono periti, ama noi e ama tutti perché il suo è un regno d’amore».

About Davide De Amicis (3257 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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