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“L’ospitalità degli stranieri è al centro della missione della Chiesa cristiana”

"L’amore per l’ospitalità degli estranei, come le due mani di Cristo sul mondo - sottolinea Padre Alin Iarca -, continua ad essere una grande prova per un seguace ideale di Cristo. C’è un detto che dice “Le braccia sono un segno d’amore, l’amore è un segno di misericordia, la misericordia è un segno di umanità e l’umanità è la prova della fede”

Lo ha affermato ieri Padre Alin Iarca, parroco ortodosso-romeno della comunità dei Santi Simeone il giusto e Anna profetessa a Pescara

Padre Alin Iarca, pronuncia l'omelia del vespro ortodosso

Si è rinnovato ieri sera nella parrocchia ortodossa-romena dei Santi Simeone il giusto e Anna profetessa, in via Caduti per servizio a Pescara, il tradizionale appuntamento con il vespro ortodosso, che quest’anno ha rappresentato il penultimo appuntamento della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani dal tema “Ci trattarono con gentilezza” (Atti 25,2).

La delegazione dei sacerdoti dioceani con Padre Alin

Ha presieduto il rito, in presenza di una nutrita delegazione di fedeli e sacerdoti dell’arcidiocesi di Pescara-Penne (guidati dal direttore dell’Ufficio diocesano per l’Ecumenismo don Achille Villanucci), il parroco ortodosso-romeno Padre Alin Iarca: «Ci incontriamo di nuovo nell’opera della preghiera – esordisce nell’omelia – con la certezza che Dio, in cui il Santo apostolo Paolo ha riposto tutte le sue speranze di scappare dalle onde del mare, ci salverà ogni volta che ci troviamo in pericolo sulle onde della nostra vita e riponiamo tutta la nostra speranza in Lui».

Il parroco ortodosso di Pescara ha quindi riflettuto sul tema dei migranti e degli stranieri, al centro della traccia di lavoro della Settimana di preghiera ecumenica: «Gesù Cristo – spiega Padre Iarca – ci insegna che il nostro atteggiamento verso gli stranieri deve migliorare, com’era al tempo dei credenti dell’antico testamento quando lo straniero era rispettato e sostenuto. Lo dico perché ai nostri giorni arriviamo anche all’accoglienza degli stranieri che, nel tempo, vogliono diventare quelli che stabiliscono le regole della casa che li ha appena ospitati, distruggendo l’armonia e la tranquillità dei benefattori. Una situazione difficile, ma la soluzione resta sempre quella di riporre fiducia totale in Dio essendo l’unico a poter ripristinare la pace, l’armonia, il comandamento dell’amore verso il prossimo (Levitico 19,18). Inoltre Cristo, parlando del giudizio finale (Matteo 25,31-46), mostra che sono decisivi per l’eredità del regno eterno la misericordia verso gli affamati, gli assetati, i poveri, i malati, i prigionieri e l’ospitalità degli estranei con cui Cristo si identificava».

Da questo presupposto è scaturito un successivo approfondimento del valore dell’ospitalità cristiana: «Essa – precisa Padre Alin – nasce dall’incarnazione del Figlio di Dio, che non nasce al centro dell’attenzione, ma nella periferia dell’umanità che è un luogo trascurato da tutti. Cristo assume la posizione di anonimo e di estraneo, risultato dal modo della sua incarnazione e della sua morte sulla croce, essendo stato abbandonato da tutti coloro che Lui aveva sollevato dall’ignoranza, dalla malattia e dalla morte. Ecco perché l’amore per l’ospitalità degli estranei, come le due mani di Cristo sul mondo, continua ad essere una grande prova per un seguace ideale di Cristo. C’è un detto che dice “Le braccia sono un segno d’amore, l’amore è un segno di misericordia, la misericordia è un segno di umanità e l’umanità è la prova della fede”».

Le delegazioni cattolica e ortodossa insieme

Del resto, il tema dell’emigrazione continuerà ad essere un fenomeno strutturale: «Secondo recenti statistiche – ricorda il parroco ortodosso-romeno -, nel mondo ogni minuto 20 persone partono lasciando tutto a causa di guerre, persecuzioni e terrorismo, ottenendo la status speciale di rifugiato. Riflettendo su questo problema, il patriarca ecumenico Bartolomeo ha affermato che “per le Chiese cristiane la crisi dei migranti e dei rifugiati, mette alla prova i nostri principi biblici ed ecclesiastici centrali. Ecco perché l’ospitalità degli stranieri è al centro della vita pastorale e della missione della Chiesa cristiana”. E il patriarca Teodoro di Alessandria, chiedendo la protezione dei rifugiati che ogni anno perdono la vita nelle acque del Mar Mediterraneo, ha dichiarato “Nessun bambino dovrebbe morire nel calmo Mar Mediterraneo, com’è successo al tempo di Erode quando il mare era diventato un cimitero per i bambini piccoli”».

Infine, l’auspicio di Padre Alin Iarca: «Il nostro desiderio e la nostra preghiera – conclude – è che il Signore ci protegga da tutti i mali, dalla tentazione e ci tenga nella via della sua buona volontà in pace, amore, armonia e umanità sotto la sua misericordiosa cura. Possa la grazia del Signore, l’amore e la sua pace essere con tutti noi, nei secoli dei secoli, amen».

About Davide De Amicis (3086 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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