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“Ecologia integrale è dare a tutti una vita dignitosa”

"La comunità europea - ricorda Giuseppe Di Marco, presidente di Legambiente Abruzzo - ha messo in campo 1.000 miliardi di euro, 100 miliardi l’anno in 10 anni, per accompagnare la riconversione non solo ambientale, ma anche economica e sociale. Questa è la grande sfida che abbiamo in questo momento ed è una sfida che non possiamo vincere da soli. E noi oggi dobbiamo avere la capacità di vedere il mondo tutto attaccato, perché c’è una sfida globale che dobbiamo vincere anche attraverso un’azione locale"

Lo ha affermato l’arcivescovo Valentinetti, sabato 25 gennaio, presiedendo la Marcia per la pace 2020 a Cermignano

L'arcivescovo Valentinetti guida la Marcia per la pace 2020

Conversione ecologica ed ecologia integrale sono stati i due grandi temi al centro della quindicesima edizione della Marcia per la pace, organizzata dalla Caritas diocesana di Pescara-Penne, che nella serata di sabato 25 gennaio, con la partecipazione di 800 persone giunte da tutto il territorio diocesano, si è snodata tra antiche e strette vie del centro storico di Cermignano. Una scelta non casuale quella dello svolgimento della marcia in questa ridente località, ubicata nel versante teramano dell’arcidiocesi di Pescara-Penne, essendo stata individuata per esprimere un sentimento di vicinanza alla popolazione locale che, nel gennaio 2017, è stata tra quelle rimaste isolate dalla neve patendo gravi disagi per giorni. Questi ultimi, in particolare, sono stati ricordati attraverso la proiezione di alcune immagini che hanno raccontato quei giorni difficili.

Luigina Tartaglia, responsabile Ufficio Mondialità Caritas Pescara-Penne

Del resto il messaggio di Papa Francesco in occasione delle Giornata mondiale della pace 2020 dal titolo “La Pace come cammino di Speranza”, a sua volta ripreso come slogan della Marcia per la pace, ha per tema proprio la riconciliazione: «Riconciliazione con gli uomini e con il creato – premette Luigina Tartaglia, responsabile dell’Ufficio mondialità della Caritas pescarese – e tutti noi sappiamo quanto è importante questa riconciliazione».

Don Marco Pagniello, direttore della Caritas di Pescara-Penne

Un obiettivo da raggiungere cambiando il nostro stile di vita e imparando a tutelare la natura. Non a caso, all’inizio della marcia, ad ogni partecipante è stato consegnato un seme da custodire e proteggere, per poi piantarlo in dei vasi predisposti al termine del cammino: «Vogliamo incarnare – spiega don Marco Pagniello, direttore della Caritas diocesana di Pescara-Penne – ciò che il Papa ci ha detto attraverso il suo magistero, ovvero che l’attenzione al creato e alla casa comune sono una via per la pace, che tutti gli uomini di buona volontà possono ritrovarsi a costruire insieme, anche al di là della propria fede e della propria cultura. Per noi cristiani la pace è un dono di Dio, una pace che va invocata e che, allo stesso tempo, dev’essere un impegno a vivere con le piccole scelte di ogni giorno con le quali vogliamo sentirci chiamati ad essere costruttori di ponti e non di muri. Soprattutto quest’anno, vogliamo essere attenti a testimoniare l’attenzione alla custodia del creato, che passa proprio dalle scelte di tutti i giorni. Dallo svolgimento della raccolta differenziata al rispetto delle legge e della natura, la quale ha un suo ordine e va rispettato essendo questa l’unica via per stare insieme con noi stessi, con il creato e con Dio».

Leonardo Di Battista, brigadiere dei carabinieri forestali

Anche quest’anno non sono mancate delle testimonianze concrete sul tema, a partire di chi è impegnato professionalmente nel far rispettare la nostra casa comune. È il caso del brigadiere dei carabinieri forestali, in servizio alla stazione di Castelli (Teramo), Leonardo Di Battista: «Mi ha colpito molto il tema dell’ecologia integrale – racconta – e, nell’ambito del mio percorso di fede, mi sono chiesto come poter applicare questo concetto. Come carabinieri siamo chiamati a stare attenti quando arrivano dei progetti, per fare in modo che un’opera si possa realizzare rispettando le prescrizioni del caso. Spesso si gioca sul silenzio assenso. Si realizza una costruzione, passa il tempo, nessuno se ne accorge e alla fine finisce questa per essere accettata. Ma il concetto di ecologia integrale passa anche attraverso il supporto alle persone povere, oppure degli anziani che si rivolgono ai nostri uffici perché non sanno come districarsi con la burocrazia. Potrei dire loro di accedere ad un determinato sito web per ottenere le informazioni che cercano, ma per queste persone può essere complicato. Perché l’ecologia integrale non è solo pensare a non inquinare, ma è anche prestare attenzione a quella persona che ti si presenta davanti e che, magari, ti può far perdere la pazienza. Invece bisogna armarsi di pazienza, in questo caso anche di computer, e aiutare queste persone a soddisfare le loro esigenze».

Gli scout di Montesilvano

Al termine della marcia sono intervenuti tre gruppi scout, che hanno raccontato le proprie esperienze a tutela del creato: «Noi ci impegniamo tutti insieme – spiega il Montesilvano 2 – a lasciare il mondo un po’ meglio di come l’abbiamo trovato. Così abbiamo fatto in occasione della route invernale durante la quale, nel luogo dove ci siamo fermati a mangiare, oltre a non lasciare la nostra immondizia, abbiamo raccolto anche quella lasciata da altri. Però, per far sì che possiamo salvaguardare meglio la natura, questa azione dobbiamo compierla tutti insieme. Facendolo uniti e insieme, i risultati saranno sicuramente migliori».

Il gruppo scout Città Sant’Angelo 1 ha invece raccontato la propria esperienza nella gestione di un parco a loro affidato: «Alcuni anni fa – racconta Asia ci sono stati concessi degli ettari di parco, che abbiamo trasformato in un luogo pulito e ben attrezzato, un campeggio di cui non solo noi possiamo usufruire. Piano piano i ragazzi del gruppo stanno costruendo un angolo della preghiera. Abbiamo piantato numerosi alberi d’ulivo, che oggi ci consentono di avere l’olio da usare durante i nostri campi. C’è una pineta che ci permette di fare pranzi che uniscono la comunità, una comunità che ogni anno si impegna a tenere pulito l’ambiente e che ci consente di crescere in modo sano. Non solo noi abbiamo contribuito alla crescita del nostro giardino, del nostro prato e del nostro parco. Infatti ringrazio tutti i gruppi che ci hanno aiutato i bagni, la fontana e il punto fuoco. Siamo riusciti, inoltre, con un duro lavoro, a ripulire il laghetto e la sorgente. Uno dei nostri obiettivi è costruire un parco giochi, con materiali naturali, che sia accessibile a tutte le famiglie. Può essere poco, ma il nostro contributo è rappresentato proprio dal parco. Grazie a questo progetto, abbiamo potuto capire quanto è importante la natura, ma soprattutto quanto è importante rispettarla».

Il gruppo Pescara 8 ha invece condiviso la sua recente esperienza vissuta durante un campo estivo trascorso a Lecce nei Marsi (L’Aquila): «Una località rinomata – spiega la scout Ludovica -, perché essendo in un parco nazionale c’è una grande presenza di animali tra cui l’orso. La presenza di questi animali non ci ha affatto rovinato il campo, bensì ci ha aiutato a capire molte cose. Nel momento in cui noi eravamo arrivati ed erano arrivati anche gli orsi, noi pensavamo che fossero proprio questi animali gli ospiti e che quindi non avessero diritto di intralciare le nostre giornate. Non capivamo che, in realtà, era tutto il contrario. Dovevamo riflettere su di una cosa importante. Noi avevamo visto quegli orsi come un pericolo. Certo, potevano esserlo, ma non lo sono stati. In quel campo abbiamo capito che se la natura selvaggia la si vive tranquillamente, soprattutto con rispetto, non la si dovrà mai intendere come un pericolo. Lo stesso discorso vale per la fauna appartenente a questo luogo o di qualsiasi luogo. Siamo un’epoca in cui è stato dato tutto più scontato e indirizzato verso il profitto. Ciò ha provocato tantissimi danni al nostro mondo e, spesso, questi nostri gesti sono stati giustificati nonostante abbiamo superato il limite, essendo stati infedeli al tesoro che avremmo dovuto custodire essendo questa la nostra casa. Noi da scout, ma principalmente come cittadini del mondo, crediamo che ci sia bisogno di una conversione ecologica perché, come sappiamo, la speranza c’è ancora ed è un atto di riconciliazione con il mondo che ci è stato donato e con tutte le meraviglie che vi sono state poste all’interno».

Giuseppe Di Marco, presidente Legambiente Abruzzo

Dopo gli scout, c’è stata la testimonianza del presidente di Legambiente Abruzzo, il quale ha parlato del cambiamento climatico: «Siamo in una piena emergenza ambientale – ammonisce Giuseppe Di Marco -, l’abbiamo vissuta anche in questo territorio. Non a caso la Caritas e la Chiesa diocesana hanno scelto questo posto, perché c’è bisogno di stare dentro l’emergenza e noi oggi viviamo un’emergenza continua. Colpa della politica, colpa di qualche altro. Dobbiamo uscire fuori da questo schema e dire “Adesso tocca a me, adesso tocca a noi”. Dobbiamo essere corresponsabili nella gestione del nostro quotidiano dalle piccole cose. Da quello che possono fare i bambini, con la loro bellezza e dolcezza, che deve richiamarci a quella visione del mondo di madre natura, perché siamo di fronte ad una sfida globale. Non possiamo più permetterci di rallentare, di mettere in discussione. Oggi c’è chi sostiene una doppia teoria, c’è chi sostiene e chi nega, chi nega e chi sostiene. È un gioco stupido, è un gioco delle parti, il gioco di quando ci prendiamo un po’ di svago e andiamo allo stadio a tifare per la squadra del cuore. Però poi dobbiamo avere la ragionevolezza di riconoscere il bel gioco, che significa camminare tutti insieme. Camminare mano nella mano, come abbiamo fatto questa sera, come abbiamo fatto anche con l’arcivescovo Valentinetti che saluto e ringrazio. Perché la Chiesa è stata, insieme all’ambientalismo, su Pescara per la lotta alla petrolizzazione. Quando dieci anni fa ci opponevamo a questo modello di sviluppo era un po’ da pazzi pensarlo. Ieri eravamo ala Camera di Commercio di Chieti-Pescara a ragionare, con l’università e con l’Eni, su come recuperare le piattaforme dismesse. Ormai è chiaro a tutti. La comunità europea, che spesso tiriamo per la giacca per tante questioni, ha un aspetto positivo in questo inizio anno importante anche per la sfida economica, perché il tema della sostenibilità non è solo la tutela ambientale. Quest’ultima da sola non regge, se non aggiungiamo la lotta alla povertà e alle disuguaglianze. Il messaggio di pace è un messaggio importante, ecco perché oggi non potevamo non essere qui come Legambiente. La comunità europea ha messo in campo 1.000 miliardi di euro, 100 miliardi l’anno in 10 anni, per accompagnare la riconversione non solo ambientale, ma anche economica e sociale. Questa è la grande sfida che abbiamo in questo momento ed è una sfida che non possiamo vincere da soli. C’è un detto che dice “Se vuoi correre veloce devi correre da solo, se vuoi correre lontano devi andare insieme agli altri”. E noi oggi dobbiamo avere la capacità di vedere il mondo tutto attaccato, perché c’è una sfida globale che dobbiamo vincere anche attraverso un’azione locale. Ecco perché è importante l’azione di tutti i giorni. Fare bene la raccolta differenziata, però pretendere anche che ci siano gli impianti giusti. Quelli che trattano i rifiuti in modo che diventino una risorsa e non siano più elementi di danno ambientale, elementi negativi per la vita di tutti i cittadini. Non dobbiamo più chiederci se è giusto ampliare o no una discarica, se c’è bisogno di un inceneritore o meno. Però dobbiamo anche dire che se facciamo la raccolta differenziata, se ci sono gli impianti che servono a trattare l’umido, per riconsegnare il compost alla terra, per creare quel ciclo di rigenerazione a cui siamo chiamati per dare una sostenibilità ambientale a 360 gradi al nostro territorio. Oggi, a livello globale, stiamo capendo che possiamo fare economia in modo diverso, possiamo tutelare l’ambiente in modo diverso, perché qualcosa l’abbiamo sbagliato anche noi e dobbiamo avere il coraggio di dire che cosa abbiamo sbagliato, perché non si nasce perfetti ma si può tendere alla perfezione nel momento in cui capiamo dove abbiamo errato, facendo tesoro dei nostri sbagli e di quelli altrui. In questo momento importante, in cui siamo chiamati ad accelerare, abbiamo una missione di pace, quella di tenere al centro una crescita sociale, economica ed ambientale che sia sostenibile per le nuove generazioni. Abbiamo un debito. Io sono diventato padre da poco e questo mi ha cambiato, nel senso che ha accresciuto questa mia responsabilità nel gestire qualcosa che domani dobbiamo consegnare nelle mani di altri, nel mantenere la bellezza di questo testimone che non possiamo permetterci di farcelo scappare di mano. Se questo dovesse accadere, vuol dire che non avremo fallito per noi, ma per i nostri figli».

Lintervento dell’arcivescovo Valentinetti

Infine è stato un video di Legambiente, dedicato alla scomparsa del ghiacciaio del Calderone sul Gran Sasso d’Italia, ad introdurre l’intervento finale dell’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti: «Le parole che sono risuonate – commenta il presule – sono state soprattutto conversione ecologica ed ecologia integrale. Dunque cambiamento di vita e di stile di vita che possono partire da noi, ma che possono partire anche da volontà politiche molto serie e decise. D’altra parte, se prevale la logica di cui ci ha parlato il presidente di Legambiente, cioè la contrapposizione dei ruoli, se qualcuno continua a dire che ci sono profeti di sventura i quali pensano che la realtà in cui viviamo possa essere sfruttata all’infinito, senza rendersi conto che ormai (vedi il ghiacciaio del Calderone) siamo alla frutta, non arriveremo a nessuna decisione. Se alcune potenze non avranno il coraggio di sedersi attorno ad un tavolo comune, per capire che devono firmare accordi internazionali che vietano alcuni usi di alcune sostanze e, soprattutto, si prenda coscienza che realmente il pianeta è un’emergenza totale. Quando uscì l’enciclica Laudato si’, i benpensanti di una Chiesa miope accusavano Papa Francesco di aver più a cuore i girini di alcuni ruscelli del mondo, che non i tanti aborti che purtroppo si perpetuano ogni giorno nel mondo. Fare questa osservazione significa non aver capito niente o significa pensare che una persona a cui sta a cuore tutta la vita, non solo una parte, debba pensare che la vita nascente bisogna accoglierla, che la vita morente bisogna accompagnarla e che la vita generata dentro un pianeta, e dentro la casa comune, dev’essere preservata e difesa. Tutta la vita, nessuna esclusa. Anche gli orsi, che hanno incontrato gli scout, devono essere accolti e devono essere difesi, perché rientrano in una capacità di trasmissione ambientale e di biodiversità che dev’essere preservata, se vogliamo rimanere dentro questa storia e dentro questo pianeta, se vogliamo che questo pianeta venga consegnato ai nostri figli, ai figli dei nostri figli e ai figli dei figli dei nostri figli. Tanti si domandano “Perché molti bussano alle porte dell’Europa, alle porte dei Paesi opulenti?”. Tra le tante cause per cui molte persone fuggono dai loro Paesi, particolarmente dall’Africa, c’è quella per cui quei Paesi sono diventati le pattumiere delle scorie nucleari che noi continuiamo a scaricarvi. Dobbiamo avere il coraggio di riconoscere questa dimensione di una convivenza difficile per molte persone, che certamente quando vedono che nei secoli passati li abbiamo sfruttati e oggi li riempiamo dei nostri rifiuti, alzano i tacchi e vanno via perché vogliono venire a prendere il nostro posto, pensando che stiamo sicuramente meglio di loro. Conversione ecologica ed ecologia integrale è anche questo, è dare a tutti la possibilità di una vita e di una vita dignitosa, perché ogni creatura che è stata creata sulla faccia della terra, ha diritto ad una vita dignitosa. Voi direte “Ma che possiamo fare?”. Possiamo fare molto, innanzitutto prendendone coscienza, comprendendo questi problemi, riflettendoci, pregandoci e impegnandoci perché per il nostro piccolo abbiamo piantato un seme, ma quel seme sia il seme di una vita nuova, di una vita diversa che possiamo donare ai nostri figli».

Al termine della quindicesima Marcia diocesana per la pace, ad ogni partecipante è stata quindi donata una piantina da curare, come simbolo della vita che nasce e fiorisce ogni giorno.  

About Davide De Amicis (3123 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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