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“Il mondo odierno disprezza la vita che va accolta e non soppressa”

"Accogliere la vita - esorta l'arcivescovo Valentinetti -, custodire la vita, accompagnare la vita. La vita di quelli che molte volte bussano alle porte della nostra patria, perché anche quelle sono vite che si devono accompagnare e custodire. La vita di quanti vivono un’esperienza di disabilità e accompagnarli, magari con molto disinteresse e senza pretendere che ci siano guadagni su quell’accompagnamento"

Lo ha affermato ieri l’arcivescovo Valentinetti, celebrando la messa nella Giornata per la vita

L'arcivescovo Valentinetti, nella festa della Candelora, benedice le candele all'inizio della messa

Consolazione e contraddizione. Sono state queste le due parole chiave sulle quali l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti ieri ha incentrato l’omelia, presiedendo la santa messa nella Cattedrale di San Cetteo a Pescara nella festa della Presentazione di Gesù al tempio. Nel giorno della Candelora, dopo aver benedetto le candele, il presule da dapprima riflettuto su Gesù come consolazione, facendo riferimento al Vangelo del giorno: «Simeone – premette – aspetta la consolazione d’Israele, ma poi una parola contraria rivolta da Simeone a Maria. Lui non sarà solo consolazione, sarà anche contraddizione. Una contraddizione che dovrà affrontare il popolo d’Israele e dovremo affrontare anche noi, sempre nella nostra vita».

L’arcivescovo Valentinetti pronuncia l’omelia

Perché la vita stessa, ieri ricorreva la quarantaduesima Giornata per la vita, è una contraddizione: «Il mondo odierno disprezza la vita – accusa l’arcivescovo Valentinetti -, non tiene conto della vita non solo perché in molti casi la vita nascente viene soppressa, perché magari può presentare qualche difetto “e allora meglio non averla in vita, meglio non vederla”. La vita nascente, ma tutta la vita in quanto tale, spesso fa sperimentare la contraddizione. Pensate alle tante vite umane che si perdono durante le loro esistenze a causa di malattie, di povertà, di non assistenza. Quante vite umane si perdono nelle guerre, nelle tante piccole e grandi guerre? Quante vite umane non sono assistite nella loro vecchiaia o nella loro fase terminale, per cui si pensa di trovare una via molto sbrigativa come quella di sopprimerla quando una vita alla fine della sua esistenza, può dare fastidio alla persone e agli altri. Bene, accogliere la vita, custodire la vita, accompagnare la vita. La vita di quelli che, particolarmente, molte volte bussano alle porte della nostra patria, perché anche quelle sono vite che si devono accompagnare e custodire. La vita di quanti vivono un’esperienza di disabilità e accompagnarli, magari con molto disinteresse e senza pretendere che ci siano guadagni su quell’accompagnamento, come purtroppo molto spesso accade anche nelle situazioni contemporanee. Bene, è sempre una contraddizione, diciamolo con verità. Chi si schiera da parte della vita, viene contraddetto costantemente. Chi vuol fare un servizio a favore della vita, di tutta la vita, viene contraddetto perché c’è qualcuno che sulla vita vuole speculare, vuole guadagnare. Dobbiamo renderci conto di queste realtà, altrimenti facciamo solo del buonismo o facciamo, ancor peggio, una campagna che potrebbe essere ideologica e noi ne vogliamo stare fuori».

I fedeli nella Cattedrale di San Cetteo

È invece la Parola di Dio ad indicare come considerare la vita: «Il Vangelo – spiega l’arcivescovo di Pescara-Penne – ci dice che la vita è sempre la vita e va accolta continuamente, semplicemente, per amore e solo per amore. Questa è la possibilità di avere consolazione. , questa è la nostra unica consolazione, perché nel momento ci mettiamo in questa situazione siamo contraddetti, così com’è stato contraddetto Gesù in ogni circostanza. Ma Lui è la consolazione, l’unica consolazione possibile, non aspettiamo altre consolazioni. Anzi, molto probabilmente, ci aspettiamo molto spesso incomprensione, disapprovazione, rifiuto, ci aspettiamo qualcosa che certamente non ci farà piacere. Però chi ci potrà separare dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, ma in queste cose noi siamo più che vincitoriE la consolazione d’Israele. Certo, Simeone a Maria gliel’aveva detto “Una spada ti trafiggerà l’anima. “Se accetti questa logica non aspettarti onore, gloria, riconoscimenti umani. Aspettati che una spada ti trafiggerà l’anima”. Capisco che è dura accettare questo ragionamento, ma questo è il Vangelo che dev’essere accolto senza se e senza ma. Questo è il Vangelo che dev’essere abbracciato, testimoniato, vissuto. E soprattutto in questo momento per voi, carissimi fratelli e carissime sorelle che mi state ascoltando, dev’essere annunciato, proclamato».

Da qui l’auspicio finale: «Che il Signore – afferma monsignor Tommaso Valentinetti – ci dia il coraggio delle scelte forti, coraggiose, di non indietreggiare mai di fronte a chi vorrebbe insinuare questa capacità d’amore che il Signore ci concede, con la chiara certezza che anche il perdono è segno di contraddizione. Ma anche il perdono è dare la vita e dare la vita per chi, forse, non vuole avere la vita e non vuole dare la vita. Ma Gesù ha difeso la vita fin sulla croce, la vita umana e la vita spirituale “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Ci assista il Signore per intercessione di Maria e del povero San Giuseppe, che questa mattina nel Vangelo si vede appena, ma c’è anche lui, il grande maestro di Gesù».

Patrizia Ciaburro, presidente del Movimento per la vita Abruzzo

E nella Giornata per la vita, dal tema “Aprite le porte alla Vita”, dal 1978 il Movimento per la vita italiano presta il suo impegno a tutela della vita, dal concepimento alla morte naturale. Ieri, in particolare, i suoi volontari hanno raccolto fondi per i loro progetti solidali vendendo delle primule in diverse parrocchie pescarese, tra le quali la stessa Cattedrale di San Cetteo: «Di solito – riflette Patrizia Ciaburro, presidente del Movimento per la vita Abruzzo, intervenendo al termine della messa -, quando si aspetta un bambino lo di desidera bello, paffutello, riccioluto. Ma, qualche volta, può capitare che il bambino abbia una piccola anomalia e la coppia si ritrova improvvisamente di fronte ad una scelta che segnerà la loro vita, accettare o meno questo bambino? I vescovi, quest’anno, nel loro messaggio hanno sottolineato due passaggi. Il primo è il rifiuto per ogni forma di aborto, abbandono, maltrattamento e abuso, facendo un invito a promuovere l’uguale dignità di ogni persona. Nel secondo, invece, si sottolinea la necessità di accogliere, custodire, proteggere sempre la vita, la vita non solo del nascituro, ma la vita in ogni momento della sua storia. Il Movimento per la vita italiano dal 1978 sostiene questi messaggi della Conferenza episcopale italiana con una serie di opere, che in Italia sono 40 case di accoglienza, oltre 600 centri di aiuto alla vita e sezioni del Movimento per la vita che sono disseminate in tutto il Paese. A Pescara la casa d’accoglienza è stata aperta per 26 anni e siamo presenti con due centri di aiuto alla vita, in via Tavo e in via Spaventa. Le primule che abbiamo fatto trovare alle porte della chiesa, sono il segno della vita che rinasce dopo l’inverno. Come nel nostro Progetto Gemma, che si ricollega al fiore ed è un aiuto economico che offriamo ad una madre in difficoltà per 18 mesi, in attesa che le cose possano tornare alla normalità».

LA PREGHIERA PER LE VITTIME E GLI SCIENZIATI CHE LOTTANO CONTRO IL CORONAVIRUS

A margine dell’omelia, il presule ha voluto anche riflettere e pregare su di un’altra emergenza che sta preoccupando il mondo intero, l’epidemia del coronavirus: «Una situazione oggettivamente difficile – osserva l’arcivescovo -, anche se non allarmante né tantomeno esageratamente preoccupante per la nostra realtà locale. Anticamente, quando c’erano malattie particolari che non si riuscivano a debellare, si facevano momenti di preghiera, momenti di intercessione e qualche volta si tenevano anche delle processioni. Ecco, non siamo a questo livello, a dispetto di quanto qualcuno sta prospettando nelle ultime ore, anche attraverso l’ausilio di un messaggio audio che sta circolando. Bisogna stare attenti, bisogna essere molto equilibrati anche in questo. La preghiera è necessaria, è fondamentale prima di tutto per quelli che purtroppo sono vittime di una situazione così difficile e per i malati che sono veramente tanti, perché siano sostenuti innanzitutto dalla loro reazione, umanamente parlando, ma soprattutto nello sforzo che gli scienziati e i medici possono fare nel combattere un’epidemia che, purtroppo, può rivelarsi veramente complessa».  

About Davide De Amicis (3123 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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