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“Su questa barca ci siamo tutti, possiamo andare avanti solo insieme”

"Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo, scenda su di voi - afferma il Papa nella preghiera di affidamento -, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora “Voi non abbiate paura”. E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi”

Lo ha affermato stasera Papa Francesco pregando in piazza San Pietro prima della benedizione urbi et orbi

Papa Francesco pronuncia l'omelia sul sagrato della basilica di San Pietro

L’immagine impressionante di una piazza San Pietro vuota, dopo le restrizioni imposte a causa della pandemia di Coronavirus Covid-19, e incupita dalla pioggia battente questa sera ha fatto da sfondo alla preghiera presieduta da Papa Francesco sul sagrato della basilica, dominato dall’icona originale della Salus Populi Romani (conservata nella Basilica di Santa Maria Maggiore) e dal crocifisso di San Marcello al corso, a cui venne attribuita la miracolosa fine dell’epidemia di peste che sconvolse Roma nel 1522. Crocifisso che Papa Francesco, dopo la prima preghiera del 15 marzo scorso, è tornato a pregare e a baciare per supplicare la fine della pandemia, dopo aver ascoltato la Parola di Dio dell’evangelista Marco (4,35-43) che narra la vicenda biblica della tempesta sedata.

Un episodio che rappresenta la metafora del periodo drammatico che stiamo vivendo e che il Papa ha meditato: «Da settimane – esordisce – sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio. Si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo, siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda».

Partendo da questo presupposto, Papa Bergoglio ha fatto un parallelismo con la realtà attuale: «Su questa barca – osserva – ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono “Siamo perduti”, così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme. È facile ritrovarci in questo racconto, quello che risulta difficile è capire l’atteggiamento di Gesù. Mentre i discepoli sono naturalmente allarmati e disperati, Egli sta a poppa, nella parte della barca che per prima va a fondo. E che cosa fa? Nonostante il trambusto, dorme sereno, fiducioso nel Padre – è l’unica volta in cui nel Vangelo vediamo Gesù che dorme –. Quando poi viene svegliato, dopo aver calmato il vento e le acque, si rivolge ai discepoli in tono di rimprovero “Perché avete paura? Non avete ancora fede?».

Un rimprovero, quest’ultimo, che alla luce dell’emergenza sanitaria Coronavirus in corso acquisisce, per tutti, ancor più rilievo: «Tra di noi, nelle nostre famiglie – prosegue il Pontefice -, una delle cose che fa più male è quando ci sentiamo dire “Non t’importa di me?”. È una frase che ferisce e scatena tempeste nel cuore. Avrà scosso anche Gesù. Perché a nessuno più che a Lui importa di noi. Infatti, una volta invocato, salva i suoi discepoli sfiduciati. La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente ‘salvatrici’, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità. Con la tempesta – metafora di quella ha scatenato dentro e fuori di noi la pandemia in corso – è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella – benedetta – appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci, l’appartenenza come fratelli. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato». E dopo aver ricordato tutte le mancanze dell’umanità, Papa Francesco ha invocato Dio: «Ora, mentre stiamo in mare agitato – supplica il Papa -, ti imploriamo “Svegliati Signore!”. Oggi il Signore ci rivolge un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te».

La meditazione del Papa risuonata in una piazza deserta

Quindi, in questo tempo di eccezionale di Quaresima del tutto eccezionale, il Pontefice ha rivolto un appello a tutte le donne e a tutti gli uomini: «Convertitevi, “ritornate a me con tutto il cuore”. Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio. Il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia. Medici, infermieri e infermiere, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso sono le nostre armi vincenti. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù, Che tutti siano una cosa sola».

Dunque, non possiamo farcela da soli: «Non siamo autosufficienti, da soli affondiamo – ammonisce il Papa -. Abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle». Da ciò è scaturita la sua esortazione, rivolta a ciascuno di noi, di invitare Gesù “nelle barche delle nostre vite”: «Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca – invita ancora Francesco -. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio, volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai. Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Abbiamo un’ancora, nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone, nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza, nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore».

Così il Santo Padre ha invitato tutti a fare tesoro di questo tempo di solitudine e distanziamento sociale, dovuto al Coronavirus: «In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri – sollecita -, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva, è risorto e vive accanto a noi. Il Signore ci interpella dalla sua croce a ritrovare la vita che ci attende, a guardare verso coloro che ci reclamano, a rafforzare, riconoscere e incentivare la grazia che ci abita. Non spegniamo la fiammella smorta, che mai si ammala, e lasciamo che riaccenda la speranza».

Infine, la preghiera di affidamento: «Da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro – ricorda il Pontefice -, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora “Voi non abbiate paura”. E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi”. Abbracciare la Sua croce – aveva spiegato Papa Bergoglio poco prima –, significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità e di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili, che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza».

Infine l’adorazione eucaristica nell’atrio della basilica vaticana e la benedizione Urbi et Orbi, impartita affacciandosi su di una piazza San Pietro invasa dal contrasto sonoro tra le campane slegate a festa e le sirene delle ambulanze, con la concessione dell’indulgenza plenaria.

About Davide De Amicis (3206 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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