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Messe con popolo: “Troppi rischi, stiamo procedendo del passo giusto”

"Da un lato sarebbe bello tornare a dire messa in presenza di popolo – osserva don Andrea Di Michele -, ma poi mi rendo conto anche dei costi enormi (diverse centinaia di euro) che comporta una sanificazione quotidiana dei locali. Al cuore deve prevalere la razionalità che non è lontana dalla fede, in quanto quest’ultima non è cieca. Anzi, aiuta a vedere meglio"

È l’opinione di alcuni parroci pescaresi sulla proroga del “no” alle celebrazioni a porte aperte

Don Cristiano Marcucci, don Andrea Di Michele e don Fernando Pallini

Prevale la prudenza tra i parroci pescaresi e dopo la presentazione del decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri con le prime aperture in vigore dal 4 maggio, che in ambito ecclesiale prevedono ancora il divieto alla celebrazione delle messe aprendo a quella dei funerali con massimo 15 fedeli distanziati, emerge una certa soddisfazione in merito alla cautela adottata dal premier Giuseppe Conte.

Ancora troppe incognite logistiche, economiche e sanitarie, spingono i presbiteri ad ammorbidire i toni rispetto al duro comunicato nel quale i vescovi italiani hanno parlato di una “compromissione della libertà di culto”: «Penso che si stia procedendo del passo giusto – commenta don Cristiano Marcucci, parroco della Visitazione della Beata Vergine Maria a Pescara -. Considerando l’età media dei fedeli, non posso assumermi la responsabilità sociale di un gruppo di anziani che, venendo a messa, potrebbero rischiare di contrarre il virus mettendo a repentaglio la loro vita. Non mi sento di fare il controllore delle nostre messe, a partire dalla misurazione della temperatura corporea dei fedeli, passando per il mantenimento delle distanze di sicurezza o il possesso delle mascherine. Per non parlare della procedura di sanificazione. Credo che la dimensione spirituale possa essere vissuta in altro modo».

È sulla stessa linea anche don Andrea di Michele, parroco e vicario foraneo di Penne, comune da poco uscito dalla zona rossa: «Da un lato sarebbe bello tornare a dire messa in presenza di popolo – osserva -, ma poi mi rendo conto anche dei costi enormi (diverse centinaia di euro) che comporta una sanificazione quotidiana dei locali. Al cuore deve prevalere la razionalità che non è lontana dalla fede, in quanto quest’ultima non è cieca. Anzi, aiuta a vedere meglio».

A Montesilvano nella parrocchia di Sant’Antonio di Padova, c’è invece l’esigenza di riflettere prima di schierarsi: «Condivido la posizione dei vescovi – spiega il parroco don Fernando Pallini -, ma questa dev’essere anche un’occasione di crescita per la comunità, affinché comprenda cos’è chiamata ad essere. Una riflessione a partire dalla leadership eccessiva assunta dai sacerdoti in questo periodo di messe in streaming, ma anche sulla famiglia come luogo di sacerdozio comune».

Fa tirare un sospiro di sollievo l’ok ai funerali: «È la prima necessità – conclude don Marcucci –. In 2 mesi ho benedetto 30 salme e non poter celebrare il passaggio della morte è stata una sofferenza, qualcosa di innaturale».

About Davide De Amicis (3180 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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1 Comment on Messe con popolo: “Troppi rischi, stiamo procedendo del passo giusto”

  1. Carola Profeta // 29 Aprile 2020 a 09:46 // Rispondi

    La #Porzione se non sbaglio è il giornale della #Curia di #PescaraPenne (ma potrei sbagliarmi).
    Mi piacerebbe chiedere ai preti che hanno vissuto la #guerra del 1️⃣5️⃣➖1️⃣8️⃣ e del 3️⃣8️⃣➖4️⃣5️⃣ se sospesero le messe per paura di morire sotto i bombardamenti. Non lo so, non c’ero, lo vorrei sapere.
    Così come vorrei sapere se, è previsto dalla #CEI un numero minimo di partecipanti per dire messa, o un target , visto che in moltissimi dicono che a messa ci vanno , ormai solo gli anziani. Cari sacerdoti non so in che parrocchie siete pastori , ma 1) se un anziano si sente in pericolo può continuare a stare a casa , questo non vieta dire messa; 2) Nella mia parrocchia non sono gli anziani quelli che vanno a messa, ma moltissime famiglie, giovani e bambini.
    Ora , nessuno vuole mettere a rischio la salute , ci mancherebbe , ma che la Chiesa mi ponga #problemi €economici per la #sanificazione o di #paura della #malattia e della #morte sinceramente mi sembra una Chiesa in cui non mi riconosco.
    Il #virus non finirà né il 04 maggio, né il 18 maggio né il 01 giugno, con questo virus ci dobbiamo convivere e forse come cittadini e come cristiani siamo chiamati alla prudenza ( nell’uscire di casa) e ad un maggior senso civile (nel rispetto dello distanziamento sociale, uso di guanti e mascherine).
    E Forse , e dico forse, in questo momento storico siamo chiamati ad essere TESTIMONI CREDIBILI , #liberi (anche dalla paura della morte e della malattia) , #semplici (con le dovute cautele si possono organizzare delle messe con 15 persone alla volta abbiamo delle chiese enormi ) e #concreti (se si può andare al museo, si potrà anche partecipare all’eucarestia).
    Usando i tre aggettivi che proprio stamattina #PapaFrancesco ha usato durante la messa a #SantaMarta rispetto al ” buon cristiano”.

    Oggi è #Santa #Caterina #Santa #Patrona d’#Italia e D’ #Europa affidiamo a Lei la nostra amata #Patria e il nostro #Continente che diventi più vicino ai popoli e meno alla finanza.

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