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La celebrazione delle Esequie in fase 2

Da lunedì saranno celebrati i funerali con le dovute cautele e con regole precise per i sacerdoti e i partecipanti

Monsignor Valentinetti scrive ai sacerdoti dell’arcidiocesi chiedendo loro di organizzarsi per le cautele da mettere in atto per il rito delle esequie.

Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne

“Ho pensato di aggiungere qualche parola alla nota della Segreteria generale della CEI, complemento del testo del Ministero dell’Interno di giovedì 30 aprile 2020, riguardo la celebrazione delle esequie”.

Con queste parole Monsignor Tommaso Valentinetti ha iniziato una lettera inviata a tutti i sacerdoti dell’arcidiocesi di Pescara-Penne, per la ripresa dei riti funebri con un massimo di 15 persone.

“Tutti abbiamo sentito, in questo tempo, la sofferenza per non poter celebrare messa con la nostra gente, un’afflizione sorda nella Settimana Santa che si è fatta dolore quando non abbiamo potuto affiancarci, con i Sacramenti e con la preghiera comune, alla disperazione di chi ha perso un proprio caro. 

La relazione tra Governo e Conferenza Episcopale – caratterizzata, talvolta, da meccanismi insoliti – ci dà l’opportunità, da lunedì 4 maggio, di rincontrare una porzione di popolo nella celebrazione eucaristica. Non per condividere una festa, una gioia, o – per il momento – il giorno del Signore, la Pasqua settimanale, ma iniziando, forse non a caso, dalle ferite della morte che questa pandemia ha reso ancora più sanguinanti; da sempre tocchiamo le piaghe in prima persona, per riconoscere e testimoniare la Resurrezione. 

Ritengo, perciò, doveroso, con le attenzioni raccomandateci dal Segretario Generale, rispondere con amore e compassione a questa chiamata, organizzandoci al meglio per poter rendere i nostri ambienti sicuri e per poter offrire ai fedeli un luogo di serenità e speranza. 

Sono piccole cautele che saremo chiamati a mettere in atto – almeno in parte – anche nel prossimo futuro, quando ritroveremo le nostre chiese piene; sono piccoli gesti e attenzioni, quasi familiari, che diranno ancora di più l’amore che vogliamo al popolo di Dio.

Facendo riferimento alle regole della Cei e dopo aver contattato telefonicamente i singoli vicari foranei, mi permetto di aggiungere alcune raccomandazioni:

  • È richiesta l’igienizzazione degli spazi ecclesiali in cui viene svolta la celebrazione mediante la pulizia delle superfici e degli arredi con idonei detergenti ad azione antisettica. Non si tratta di sanificazione per mezzo di imprese specializzate che sarebbe richiesta solo in caso di contagio, ma di più semplice pulizia con detergenti. Alla fine di ogni celebrazione sia assicurato il ricambio d’aria.   
  • Per questo, dove fosse possibile, sia preferita la celebrazione in luogo aperto, facilmente organizzabile almeno in questo periodo in cui il rito funebre è concesso ad un massimo di 15 persone. Per le parrocchie che non disponessero di spazi sufficienti è possibile considerare anche i piazzali antistanti al cimitero. 
  • Consiglio di avvertire sempre la famiglia del defunto e l’impresa di pompe funebri riguardo il numero consentito di partecipanti. A questi possono aggiungersi un massimo di tre persone per il servizio alla celebrazione (letture, canti, ministero liturgico). 
  • Il rito delle esequie sia officiato con la mascherina; ci si assicuri delle distanze di sicurezza, sia sul presbiterio che nell’aula di culto. La mascherina sarà tolta, ovviamente, nel momento in cui ci comunicheremo. Prima di farlo consiglio di allontanare ad un lato dell’altare la pisside che sarà utilizzata per i fedeli.
  • Come previsto dal rituale della messa ometteremo ancora il segno di pace.
  • La comunione sarà distribuita esclusivamente sulle mani. Nessuna devozione particolare, o senso mistico personale, potrà ovviare alla regola. Sarà il sacerdote, sempre munito di mascherina, a raggiungere i fedeli al loro posto per la comunione. 
  • Si curi particolarmente – come sempre del resto – l’igienizzazione delle teche e delle pissidi e si eviti di toccare con le mani le particole, nella preparazione alla messa, durante la liturgia eucaristica e nella reposizione.
  • Il sacerdote celebrante sia l’unico a bere al calice. Sarà, pertanto, lui a purificare i vasi sacri. Se presente, il diacono riceverà la comunione sotto una sola specie. 
  • Si curi, altresì, l’igiene personale e delle mani, in particolare prima della distribuzione dell’Eucaristia e anche quando le particole saranno spostate da una pisside all’altra. Sarebbe opportuno fornire le nostre chiese – non perché richiesto, ma per un’attenzione gentile e premurosa – di un distributore di igienizzante. 
  • È bene riassumere le norme di partecipazione su una locandina pubblica da esporre sulle bacheche delle parrocchie”.   

“Aggiungo ancora una parola: “Compartecipazione”” – ha concluso Valentinetti.

“Sì, la compartecipazione che chiediamo e continueremo a chiedere ai nostri catechisti, ai nostri educatori, ai volontari, perché ci aiutino in questo servizio, ma anche la compartecipazione che sarà più che mai necessaria tra di noi e all’interno delle foranie. Se qualche sacerdote – probabilmente i più anziani – non se la sentisse di celebrare col popolo, per esempio, non rifiuti la richiesta del funerale, ma chieda aiuto ai vicini o al vicario di zona, perché si attivi nella ricerca di un sostituto.

About Simone Chiappetta (494 Articles)
Direttore responsabile del notiziario online "Laporzione.it" e responsabile dell'Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne. Laureato in Scienze della Comunicazione sociale e specializzato in Giornalismo ed Editoria continua la ricerca nell'ambito delle comunicazioni sociali. Ha collaborato con quotidiani di cronaca locale e ha coordinato negli ultimi anni la pagina diocesana di Avvenire.
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