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Vocazione: “Ascoltare il Signore che ci chiama, non ci si perde mai!”

"Se la parola “chiama” la scomponiamo (chi-ama) – approfondisce don Pallini -, ci rendiamo conto che quando una persona ci chiama è perché vuole amare ognuno di noi. Quando Dio ci chiama, quando Dio rivolge una parola a noi è perché vuole farci capire che il suo amore è grande. Quando, nella mia vita personale, ho imparato ad ascoltare Dio, sono rinato"

Lo ha affermato giovedì sera don Mauro Pallini, direttore della Pastorale vocazionale diocesana, per la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni

Don Mauro Pallini, direttore dell'Ufficio di Pastorale vocazione dell'arcidiocesi di Pescara-Penne

Ha risposto alla domanda “Cos’è la vocazione”, giovedì sera, il direttore dell’Ufficio di Pastorale delle vocazioni dell’arcidiocesi di Pescara-Penne don Mauro Pallini, presiedendo in diretta social sulla pagina Facebook Chiesa di Pescara-Penne la veglia di preghiera in occasione dell’odierna 57ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, dal tema “Datevi al meglio della vita” (Christus vivit 143), intervenendo dal Seminario diocesano di Pescara: «Non so quante volte abbiamo sentito questo termine, “vocazione”, che magari non ci dice un granché – esordisce il presbitero -. È una parola interessante, essendo una composizione voc-azione. Quindi, fondamentalmente, la vocazione è una voce in azione, una voce sempre in movimento come quando ci troviamo per strada e qualcuno ci chiama, rivolgendogli la nostra attenzione. E poi pensiamo alla nostra vita, Dio ci ha donato cinque sensi. Possiamo bloccare il tatto, mettendo le mani dietro la schiena; possiamo bloccare la vista, chiudendo le palpebre; possiamo tapparci la bocca, non utilizzano il gusto; possiamo bloccare l’olfatto, trattenendo il respiro. Ma come facciamo a bloccare l’udito? Potremmo tapparci le orecchie, ma non possiamo riuscirci avendo le mani legate. Il buon Dio ci dice che la cosa più importante è saper ascoltare. Ecco perché abbiamo due orecchie, perché anche se non abbiamo la possibilità di girarci, possiamo sentire. Nella vita è importante ascoltare. Quando una persona ci chiama e vuole parlare con noi, è perché vuole dirci qualcosa di importante. Un messaggio che ci tiene a farci sapere, ma magari disturbandoci. Pensiamo ad un familiare che ci dice qualcosa in maniera calorosa, perché l’amore per noi è talmente grande che vuole darci un suggerimento per essere più felice. E allora il Signore cosa fa? Ci parla, ci chiama. Ma quando una persona ci chiama, noi dobbiamo porre anche un po’ di attenzione e spesso dobbiamo anche interrompere quello che stiamo facendo, altrimenti non capiamo nulla».

A questo punto s’innesca il concetto di chiamata, che il direttore della Pastorale vocazionale ha spiegato testimoniando la sua esperienza personale: «Se la parola “chiama” la scomponiamo (chi-ama) – approfondisce don Pallini -, ci rendiamo conto che quando una persona ci chiama è perché vuole amare ognuno di noi. Quando Dio ci chiama, quando Dio rivolge una parola a noi è perché vuole farci capire che il suo amore è grande. Quando, nella mia vita personale, ho imparato ad ascoltare Dio, sono rinato. Io vengo da una famiglia che mi ha insegnato le preghiere, ho fatto il mio cammino sacramentale in parrocchia, poi mi hanno chiesto di aiutare con il catechismo e avendo imparato a suonare, ho anche animato le messe. Ma tutto questo lo facevo perché volevo che gli altri mi dicessero che ero bravo, lo facevo per la mia vanagloria. Però un Mercoledì delle Ceneri il Vangelo mi ha ricordato che, ad esempio, “mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”. Io facevo il contrario rispetto a quanto il Signore mi chiedeva di fare e quando ho imparato ad ascoltare i suoi consigli sono rinato, perché oggi il mio cavallo di battaglia è “Dio, che vede nel segreto, ti ricompenserà”, perché io non penso che tutti gli altri mi comprendano. Come il Signore ha avuto due popoli, anch’io li ho, ma Dio – che vede nel segreto – mi ricompenserà. A Lui solo devo dare ragione di quello che compio».

Da qui l’invito di don Mauro Pallini: «Ascoltare l’insegnamento del Signore – esorta -. Ascoltare, porre l’orecchio. Dietro di me c’è una tela, con al centro il Santissimo, nella quale Gesù vicino ad una barca. Il Signore ha detto ai discepoli “Vi farò diventare pescatori di uomini”. Ma vi ricordate quando Gesù disse ai discepoli “Gettate la rete dall’altra parte e troverete”. Questi discepoli erano andati a pescare di notte e non avevano preso un bel niente. Quindi ascoltare la voce del Signore. Lui ci chiama e ci rivolge tutto il suo amore, non ci si perde mai. Però ci dobbiamo decidere, dobbiamo decidere ascoltare. Quando una persona ci chiama, dobbiamo decidere di rispondere al telefono. Quando una persona ci chiama in casa, dobbiamo decidere di rispondere, di alzarci e andare verso. Allora dobbiamo deciderci che questa parola “chiama”, può diventare “ama chi”. Quella persona che mi vuole parlare, mi vuole dire e mi vuole dare tutto il suo amore. Dio anche se ci chiama, a volte anche in maniera calorosa, non lo fa per rimproverarci, ma perché ci vuole bene. Anche i suoi comandamenti, non sono un’imposizione o un limitare la vita e la libertà dell’uomo, ma perché noi troviamo vita in abbondanza, come quando io ho imparato ad ascoltare la sua voce».

Nella seconda parte del suo intervento, il direttore della Pastorale vocazionale dell’arcidiocesi di Pescara-Penne ha poi analizzato il messaggio, scritto da Papa Francesco in occasione della Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni 2020, dal titolo “Le parole della vocazione”. Un messaggio che trae spunto dal brano del Vangelo di Matteo 14, 22-33 “Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù. La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: «È un fantasma» e si misero a gridare dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!».”.

Anche in questo brano evangelico è al centro del racconto una barca: «Una barca – denota il sacerdote – che avanza lentamente e in maniera inquieta, in quanto alla ricerca di un approdo sicuroQuando si va in barca, si ha la necessità di vedere un faro che indichi la traiettoria e di un timoniere che possa cambiarla. La barca era in agitazione, fra le onde, navigava di notte, ma Gesù arriva perché non ci lascia soli in nessun momento. Per questo, anche nell’ambito dell’emergenza Covid-19, mi auguro con tutto il cuore che esca fuori un’umanità rinnovata dalla presenza del Signore».

Dal messaggio di Papa Francesco, don Mauro Pallini ha quindi estrapolato e approfondito le quattro parole fondanti. La prima è gratitudine: «Dire grazie – riconosce – non è sempre semplice, perché ciò vuol dire anche avere un cuore riconoscente. Bisogna riconoscere in quello che abbiamo e che viviamo, un dono di Dio ed esserne grati. Non vi nascondo che ho un crocifisso di legno che mi regalò un sacerdote a cui tengo, tanto che mi accompagna dai tempi del Seminario. Quando sono andato nelle parrocchie, l’ho sempre portato con me. Questo crocifisso è il mio grazie per ogni giornata trascorsa e il mio grazie, al risveglio, per ogni nuova giornata che mi viene concessa. Come dice il Papa, dobbiamo saper accogliere il passaggio di Dio nella nostra vita».

La seconda parola è coraggio: «Che Gesù – continua don Mauro – ha infuso agli apostoli, che erano lì. Nella vita ci vuole coraggio, perché possono esserci tanti fantasmi che agitano il nostro cuore. Pensate alla vocazione matrimoniale, sacerdotale o consacrata “Ma proprio io?”. Ci sono uomini e donne che fanno giustificazioni e calcoli, perdendo quello slancio che non permette di intraprendere un viaggio, perché si ha paura. Quando ho risposto alla chiamata del Signore, ho cercato di capire se veramente questa fosse la strada giusta. Così, tra la fine del 2000 e il 2001 partecipai a degli incontri mensili presso il Seminario regionale di Chieti. Avevo la patente di poco e andare a Chieti in macchina mi metteva agitazione, però ho avuto quel coraggio, quella forza per intraprendere questo cammino. Quindi coraggio e non farsi prendere dalla paura, che sono come dei blocchi di marmo. Anche il Papa ci invita ad avere coraggio, assicurandoci il fatto che il Signore è con noi. Se con l’esperienza che viviamo oggi pensiamo che il Signore è con noi, siamo molto più sereni».

La terza parola al centro del messaggio del Pontefice è fatica: «Non si può avere tutto – ricorda il direttore della Pastorale vocazionale dell’arcidiocesi di Pescara-Penne -. Una madre, ad esempio, per partorire suo figlio fatica e soffre. Penso allo slancio che molti studenti avranno avuto all’inizio dell’anno scolastico, nell’assicurare che avrebbero studiato dall’inizio e che oggi, invece, sono contenti di come sta andando la scuola. Nel Vangelo Pietro affonda, c’è il Signore che gli prende la mano e lo tira su. Così pensavo alla mano che mi ha tirato su in alcune situazioni. Io personalmente, se non avessi ascoltato la Parola di Dio, se non ne avessi parlato con il mio padre spirituale, se non mi fossi confidato e se non avessi tirato fuori quello che avevo dentro, non so adesso dove mi troverei. Pensiamo, nella nostra storia, a come Dio è presente anche attraverso piccoli strumenti, come le persone che ci sono intorno».

L’ultima parola, infine, è la lode: «È bello – sottolinea don Mauro – perché il Papa, come figura che incarna la lode, ci presenta Maria. Dice il Papa “Pure in mezzo alle onde, la nostra vita si apra alla lode”. Anche nei momenti difficili, la nostra vita si apra alla lode. E dice ancora il Papa “Guardate a Maria, grata per lo sguardo che Dio ha posato su di lei”. E Maria ha consegnato nella fede le sue paure, i suoi turbamenti e ha abbracciato con coraggio la chiamata. Il Signore gli ha fatto conoscere il progetto in maniera diretta e Maria ha detto sì. È bello quello che dice il Pontefice, il quale si augura che nella Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, la Chiesa intera si prenda a cuore il fatto di aprire una breccia nel cuore di ogni fedele. Al Signore basta solo una piccola fessura, perché Lui non è invadente».

Dopo un momento di preghiera, don Pallini ha voluto chiudere la sua meditazione afferrando tra le mani un cuscino: «Può avere due funzioni – conclude il presbitero -, quella di essere posto sotto la testa per dormire o quella di porlo sotto le ginocchia per pregare. Perché spesso imparare a sentire la voce del Signore, comprendere qual è la vocazione per noi, lo si fa nello stare con lui, nel mettersi in preghiera in ginocchio alla sua presenza. Io vi auguro un buon cammino di scoperta consapevole della vostra vocazione, con questa certezza. Il Signore cammina ed è con noi».

About Davide De Amicis (3262 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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